“Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto: ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto: ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto,
può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto: può pensare.” [1]
Un tempo, quando leggevo questo scritto di Bertold Brecht, avevo la certezza che l’uomo fosse l’essere più intelligente su questo pianeta, pertanto credevo che ci potesse essere la speranza di un pensiero libero e divergente che riuscisse ad opporsi al pensiero unico imposto dai moderni dittatori che, con la scusa di esportare democrazia, si comportano come feroci assassini.
Oggi, anche di fronte ai genocidi e agli attacchi spietati alla popolazione civile, sono meno sicuro dell’intelligenza del genere umano e più propenso a concordare con il dottor Onorato Spadone, farmacista interpretato da Giorgio Bracardi nella mitica trasmissione radiofonica degli anni 70: “Alto gradimento”, che affermava ripetutamente: «L’uomo è una bestia!”
Lo so che il paragone è indecoroso, indegno, volgare, infantile e volutamente provocatorio ma non vedo molti segnali incoraggianti che giustifichino la speranza per un futuro migliore.
“Dovunque c’è un grande sfoggio di opinioni
piene di svariate affermazioni
che ci fanno bene e siam contenti.
Un mare di parole, un mare di parole
ma parlan più che altro i deficienti.” [2]
Sono ancora tante, davvero tante, le voci dei mass media che vogliono farci credere che la guerra sia l’unica soluzione, che l’investimento in armi sia inevitabile, che la pace si costruisca assassinando esseri umani e che non ci possa essere un Ministero della Pace al posto del Ministero della Difesa.
Sono ancora poche, molto poche le voci di chi sa dire: NO!
Io non sono un politico e nemmeno uno storico; io sono soltanto un vecchio maestro che, nonostante la realtà restituisca segnali sconfortanti e deprimenti, resta ancora attaccato alla speranza che ci siano persone che abbiano il coraggio di rifiutarsi di combattere e di uccidere.
Io sono solo un educatore che, per un futuro di pace, considera elementi irrinunciabili la comprensione reciproca, il rispetto di chi ha idee diverse, la valorizzazione delle diversità, la capacità di convivere con gli altri esseri viventi e la tutela dei beni comuni.
Io sono semplicemente un insegnante che crede in una società diversa che, nel rispetto dei principi della nostra Costituzione e a partire da una scuola differente da quella attuale, possa insegnare a pensare, a coltivare il pensiero critico, ad allevare speranze: in sintesi, a far crescere cittadini consapevoli.
Per fare questo c’è bisogno di una nuova alleanza fra scuola e famiglia, che abbia alla base dei docenti che scelgano consapevolmente il mestiere dell’insegnare e lo esercitino responsabilmente, criticamente e liberamente.
Serve il coraggio degli insegnanti “che, tutti i giorni, vedono passare davanti a loro il futuro” [3] per continuare a credere che il futuro, da cui tutti noi ci aspettiamo grandi cose, possa essere migliore di questo squallido presente.
Abbiamo bisogno di maestre e di maestri che sappiano educare i propri alunni e le proprie alunne considerandoli come cittadini portatori di diritti cioè come soggetti unici e preziosi e non come oggetti replicabili da far diventare consumatori anonimi.
Li sento quelli che mi dicono che chi “vive sperando” fa una fine imbarazzante, ma sono convinto che chi “vive sparando” sia direttamente responsabile di porre fine alla speranza e di conseguenza all’idea di un futuro a misura d’uomo.

[1] Bertolt Brecht (da Poesie: Canzoni, ed. Einaudi)
[2] Giorgio Gaber “E pensare che c’era il pensiero”, 1994
[3] Mario Lodi “Lettera ai maestri e alle maestre”, 2010