“Avere la testa fra le nuvole” è un modo di dire che significa essere sognatori, svagati o distratti, vivere fuori della realtà quotidiana come se non si fosse sulla terra ma fra le nuvole.
È plausibile che questo modo di dire possa derivare dalla commedia “Le nuvole” di Aristofane, in cui Socrate medita in un cesto sollevato ad una certa altezza da terra per studiare meglio il cielo e i suoi fenomeni.
Credo sia normale per tutti avere, talvolta, la testa fra le nuvole anzi probabilmente è proprio in questo contesto che si creano pensieri belli, nuovi progetti e grandi invenzioni.
Anche a scuola, sempre più spesso, i bambini e le bambine hanno la testa fra le nuvole per mille motivi che non mi interessa approfondire qui.
Quello che mi interessa invece è capire a cosa pensano i bambini e le bambine quando hanno la testa fra le nuvole?
Così ho deciso di chiederlo a quelli che frequentano la scuola primaria di Cocomaro di Cona dove lavoro.
Le risposte sono state le seguenti (N.B. Le risposte doppie o triple sono state riportate una volta sola).
A cosa pensi quando hai la testa fra le nuvole?
A cosa farò dopo la scuola; a un sogno; ad andare in un posto dove non sono stato; a nuotare; alle cose che mi rendono allegra; alla partita; a cosa farò ; alle cosa brutte che son successe; guardo i cartoni dentro la testa; a cosa farò da grande; a ballare; a giocare con i videogames; a cosa starà facendo il mio criceto; ai Pokemon; a chi mi verrà a prendere a scuola; a quando andrò a sciare; ad andare in un posto dove non sono mai stato; a viaggiare; allo sport che vorrei fare; a costruire case stregate, castelli e fortezze; ad andare al mare; ad andare in vacanza; a che cosa potrei giocare; al lavoro che farò da grande; a costruire con i lego; agli animali che ho; alla montagna; alle cose che posso disegnare; a guardare la tv; a fare delle gite; ai videogame; non vedo l’ora di essere a casa; a cosa creare nel mio mondo; a giocare; ascolto la musica nella mia testa; a cosa fare con la mia famiglia; a quando gioco con mio papà; penso a dormire; a giocare col mio fidanzato; a dormire su un cuscino di nuvole; penso di essere in un letto caldo a giocare con la play station; se la mia amica sta bene; a una torta con le fragole; a mangiare il gelato con la mia amica; a guardare mio papà lavorare in carrozzeria; a scavare le buche per trovare le ossa dei dinosauri; immagino di nuotare da solo nell’oceano; di trovare tutti i super zings; ripenso a quello che ho sognato; a cosa mangerò; alla mia fidanzata; ai super eroi; agli unicorni; a come cambierei i cartoni animati.
È inutile negarlo: tutti noi abbiamo spesso la testa fra le nuvole, chi di più, chi di meno. Io credo che, anche a scuola, non sia giusto penalizzare questi momenti perché sono naturali, soprattutto per i bambini; piuttosto proverei a sfruttarli a scopo didattico.
Ad esempio, per esplorare quei mondi, quelle emozioni, quei sogni, quei bisogni, quelle paure, quei desideri… oppure anche per inventarci qualche bella storia.
Lo abbiamo fatto, qualche anno fa, a partire da una discussione in classe sui diritti dei bambini e delle bambine: così è nata la storia di Angelo, il bambino con la testa fra le nuvole che si può leggere cliccando sopra al titolo.
Comunque la pensiate, buona lettura della storia e anche di una bella frase fatta dire da Charles M. Schulz, autore dei Peanuts, a Snoopy: “Riesco con un dito a toccare una nuvola anche se so che è lontana chilometri… mi piace essere all’altezza della mia fantasia! “
