Da oggi, 14 luglio 2023, entrano in vigore le nuove norme relative al codice di comportamento dei dipendenti pubblici (Decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2023, n. 81) che modificano ed integrano il DPR 62/2013, conosciuto come codice di condotta dei dipendenti pubblici.
Nell’art. 11-ter, ai commi 1 e 2, si legge: “Nell’utilizzo dei propri account di social media, il dipendente utilizza ogni cautela affinché le proprie opinioni o i propri giudizi su eventi, cose o persone, non siano in alcun modo attribuibili direttamente alla pubblica amministrazione di appartenenza. In ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale”.
In sintesi da oggi è vietato l’utilizzo dei social in modo critico verso la Pubblica Amministrazione, scuola compresa.
È una norma ambigua perché la sua applicazione si presterà a diverse interpretazioni soggettive.
È una norma provocatoria perché è in contrasto con il dettato costituzionale che, all’articolo 21, garantisce il diritto di parola.
È una norma antidemocratica perché considera i dipendenti della Pubblica Amministrazione come sudditi.
È una norma pericolosa perché è chiaro il tentativo di mettere il bavaglio alle voci critiche.
È una norma autoritaria perché chi censura le opinioni una volta veniva chiamato fascista.
Da oggi, 14 luglio ( lo stesso giorno in cui 234 anni fa iniziò la Rivoluzione Francese) entra in vigore una norma sbagliata che non mi farà smettere di scrivere osservazioni critiche verso gli eventuali (ma purtroppo soliti) problemi, ritardi e paradossi e verso le eventuali (ma purtroppo consolidate) assurdità, contraddizioni e disuguaglianze del mondo scolastico italiano.