Come persona e come maestro elementare trovo che il cartello che ho fotografato l’altra sera nell’osteria “Bocca Buona” di Bologna sia un modo ironico, intelligente e gentile per richiamare l’attenzione di certi genitori che, in nome di una presunta libertà (soltanto) dei propri figli, li lasciano liberi di “urlare e di scorazzare” nei locali pubblici, disturbando in tal modo la libertà delle altre persone presenti di godersi la cena in compagnia.
Appeso al muro, sullo sfondo della chiesa di San Petronio, c’è scritto: “I bambini che urlano e gironzolano per il locale saranno venduti al circo!”
Sicuramente i bambini e le bambine non saranno spaventati da quel messaggio ma spero che certi genitori, educativamente “disattenti”, riescano a prestare attenzione a ciò che quel cartello comunica; riescano cioè a capire che per stare bene insieme in un certo posto, bisogna imparare a rispettare gli altri.
Spesso mi capita di far notare ai bambini a scuola come “l’ignoranza dei riti di cortesia” sia un fenomeno preoccupante dal punto di vista educativo.
Saper dire “grazie” a chi ha fatto qualcosa per te vuol dire fargli capire che hai apprezzato il suo gesto gentile. Non farlo gli comunica indifferenza, arroganza, egoismo e ciò può creare piccoli conflitti.
Saper dire “per favore” chiedendo qualcosa a qualcuno vuol dire fargli capire che sei in una condizione di bisogno e che ti preoccupi del disturbo che potresti arrecare chiedendo aiuto.
Saper chiedere “scusa” per qualcosa che si è fatto involontariamente o per un proprio errore fa capire all’altro che ti preoccupi che lui capisca che non era tua volontà fare quel gesto oppure che riconosci di aver sbagliato.
Saper chiedere “permesso” quando stai passando fra due persone fa capire che sei conscio del piccolo disturbo che stai arrecando.
Scegliere di andare a mangiare in un locale pubblico con dei bambini vuol dire preoccuparsi di educarli allo stare insieme quindi al rispetto reciproco. Non farlo comunica agli altri indifferenza, arroganza, egoismo e ciò può creare piccoli conflitti.
Don Milani aveva fatto scrivere: “I care” sulla porta di un locale dove faceva scuola, il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego”. Desiderava che i suoi “figlioli” si interessassero a tutto e non diventassero indifferenti o fascisti.
Io penso che se ci teniamo davvero a creare una società migliore si può cominciare, nel proprio piccolo, “interessandoci” o meglio “prendendosi cura” anche e soprattutto di queste piccole cose.
Occorre scegliere l’interesse ai beni comuni opposto all’indifferenza, la cortesia invece dell’arroganza, il rispetto al posto del disprezzo e l’altruismo come rimedio all’egoismo dilagante.
Solo così potremo avere bambini e bambine di “bocca buona”, nel senso dell’alimentazione ma anche del pensiero e linguaggio.
Comunque la pensiate, buona visita all’osteria “Bocca buona” di Bologna… vale la pena andarci a cena, con buona lena, perché al rispetto reciproco ci si allena e, quando arriva il conto, nessuno ti svena.