Un giocatore, durante una partita di calcio, ha ricevuto dai tifosi avversari offese razziste, ululati di scherno e versi della scimmia. Dopo aver segnato un gol ha fatto il gesto di zittire quei cori ed è stato sanzionato dall’arbitro con un’ammonizione per comportamento non regolamentare in campo.
Siamo al ridicolo: la Federazione Italiana Gioco Calcio, che dice di lottare contro il razzismo, non ha modificato le decisioni di quell’arbitro; di conseguenza se ne può dedurre che non lotta contro il razzismo ma lo tollera e, anzi, condanna chi vi reagisce.
Mi chiedo molte cose ma qui mi interessa chiedermi e chiedervi: cosa insegna di buono questo calcio ai bambini?
Il rispetto per l’avversario? Proprio no, valutati i tanti episodi che coinvolgono moltissimi calciatori!
La lealtà? Assolutamente no, visto che certi pseudo allenatori insegnano ai bambini a simulare.
La sportività? Nemmeno, considerato che si insegna a trovar scuse piuttosto che a riconoscere il valore dell’avversario.
Al contrario insegna che, dagli spalti, si può umiliare l’avversario, offenderlo, sbeffeggiarlo… tanto quella è terra di nessuno; che simulare è vantaggioso; che allo stadio è permesso ciò che in altri luoghi non lo è.
In certi stadi ci sono gruppi organizzati di tifosi che inneggiano al fascismo; in altri ci sono tifosi che urlano “m**da” al portiere della squadra avversaria tutte le volte che rinvia la palla; per non parlare delle offese, ormai consuetudinarie rivolte all’arbitro.
Non è normale che prima si condanni il razzismo a parole ma poi, nei fatti, si coltivino certi atteggiamenti che fanno comodo ai padroni di turno.
Si può scrivere mille volte che si è contro il razzismo ma se nei campi di gioco continuano i cori e gli atteggiamenti razzisti e non si fa niente, quello rimane un messaggio vuoto, stupido ed ipocrita.
I valori bisogna praticarli perché esistano; altrimenti non si né credibili né coerenti.
Non chiedetemi cosa può fare la scuola per questo perché la scuola sta già facendo tantissimo… ma in assoluta solitudine.
Invece vale la pena chiedersi cosa possono fare gli allenatori quando incontrano dei bambini che hanno voglia di giocare e divertirsi.
Vale la pena chiedersi cosa possono fare le piccole società quando presentano i propri valori ai genitori.
Vale la pena chiedersi cosa possono gli spettatori quando assistono a schifosi comportamenti razzisti.
Vale la pena cominciare a chiedersi cosa possono fare i genitori quando scelgono di portare i figli in certi settori dello stadio oppure quando li portano alle scuole calcio.
Il razzismo, come l’odio verso le varie forme di diversità, comincia dentro di noi e dobbiamo essere pronti. Gli antidoti sono la cultura, la conoscenza e l’umanità: cose che si imparano vivendole in famiglia, a scuola e in società.
Continuo a dire che, in Italia, abbiamo un immenso problema educativo che si può risolvere solo se si ha voglia di vedere i problemi, di riconoscerli come tali, di affrontarli, di provare a delineare delle soluzioni e di sostenerle.
Ne va di questo brutto presente ed interessa il nostro futuro e quello dei nostri figli.