Per pensare ci vogliono le parole perché noi possiamo pensare limitatamente alle parole che conosciamo. Per pensare meglio è importante conoscere più parole o, al minimo, sarebbe importante saper usare bene quelle che adoperiamo quotidianamente.
Di questo non mi pare si preoccupino molto i tre giornali quotidiani di cui posto la copertina di oggi: si chiamano “La Gazzetta SPORTIVA”, Il Corriere dello SPORT” e “TuttoSPORT”.
Usano il termine “sport” nella loro intestazione eppure non sono per niente “sportivi”.
Ieri la nazionale italiana di rugby ha giocato una partita intensa, combattuta, vivace, emozionante, meravigliosa e ha battuto una delle squadre più forti al mondo, l’Australia, da cui non aveva mai vinto prima!!!
28 a 27 è stato il punteggio finale, maturato dopo una partita epica giocata benissimo dal quindici azzurro.
Da ex giocatore, a fine partita avevo le lacrime agli occhi come nel novembre del 2016 quando ero a Firenze, con mio figlio, a veder vincere l’Italia 20 a 18 contro il Sudafrica, un’altra squadra fortissima.
Insomma quella di ieri è stata una vittoria straordinaria, eccezionale, unica!
Eppure il contenuto della prima pagina dei tre quotidiani cosiddetti “sportivi” è dedicato quasi completamente al calcio.
Tuttosport ricava un pezzettino della propria prima pagina per attirare l’attenzione dei propri lettori sul rugby: esattamente un ventesimo del totale; la Gazzetta Sportiva ne ritaglia faticosamente un ventiquattresimo e il Corriere dello Sport non fa nemmeno lo sforzo di dedicare un millimetro quadrato all’evento straordinario.
Calcio, calcio, solo e sempre calcio!
“Calcio” come sinonimo di “sport” è un errore che correggerei anche a scuola.
Sarebbe questa la sportività dei nostri principali quotidiani sportivi?
Dire che i tre quotidiani sono “sportivi” è come pensare che il “ciambellano” di corte sia chi prepara le ciambelle o che un “materasso” sia un abitante grasso di Matera.
Lo scrittore e giornalista uruguayano Eduardo Galeano diceva: “La mia regola è usare soltanto parole che migliorino il silenzioed io penso che ci sia troppo rumore nel nostro Paese, anche nell’ambito cosiddetto “sportivo”.