Il titolo del post è una frase ferrarese ribaltata; l’originale è: “L’è mei catàr che pèrdar” che tradotta vuol dire “È meglio trovare che perdere”.
È però importante sapere che, dalle mie parti: “catàr” significa “trovare” ma anche “catarro”.
Pertanto quando a Ferrara una persona si preoccupa per un’altra a causa di una bronchite con tosse e catarro, quest’ultima per esorcizzare la propria malattia risponde: “È meglio trovare (catarro) che perdere”, compiendo un gioco di parole.
Però, nel titolo di questo post “catar” è scritto con la Q maiuscola per evidenti motivi di allusione alla località dove si stanno svolgendo i campionati mondiali di calcio: il Qatar appunto.
La traduzione diventa pertanto: “È meglio perdere che Qatar (trovare)” ed è dedicata a questi mondiali di calcio che sono davvero la metafora di una brutta società crudele, disumana e competitiva oltre il limite. Il comandamento di questa “religione” calcistica è fare soldi a tutti i costi a discapito delle vite umane e dei diritti civili.
Non solo il Qatar è un Paese che ha uno scarsissimo rispetto per i diritti umani (vedi qui: https://www.amnesty.it/mondiali-di-calcio-in-qatar-sei-cose-da-sapere/) ma il bilancio dei lavoratori vittime della Coppa del Mondo in Qatar è sbalorditivo: circa 6.500 morti, rispetto ad altri importanti eventi sportivi e ai precedenti campionati mondiali (vedi grafico).
Fra le altre cose il Qatar (uno fra i Paese più ricchi del mondo grazie al petrolio e al gas), che non aveva mai partecipato ai campionati mondiali di calcio, ha avuto la qualificazione di diritto perché è Paese ospitante ottenendo così una vetrina importantissima.
Per protestare contro questo stato di cose, diverse squadre avrebbero fatto indossare ai loro capitani la fascia arcobaleno con su scritto “One Love” per riferirsi alla libertà di amare che in Qatar è censurata molto severamente.
La FIFA, cioè la federazione internazionale che si occupa di calcio, aveva minacciato di ammonire i capitani delle squadre che avessero deciso di indossare la fascia arcobaleno e quindi le squadre hanno rinunciato per evitare sanzioni pesanti.
Diceva Dietrich Bonhoeffer: “Se sei salito a bordo del treno sbagliato, non ti serve a molto correre lungo il corridoio nella direzione opposta”… come a dire “Se hai scelto di salire a bordo di questi mondiali di calcio “sbagliati”, non ti serve a molto andare in direzione contraria”.
Invece ieri la squadra della Germania ha dimostrato con un atto altamente simbolico che il calcio è in grado di richiamare l’attenzione, di dare un segnale positivo a difesa dei diritti civili che non sono negoziabili. Durante la foto iniziale tutti i calciatori si sono messi la mano sulla bocca facendo così un forte gesto provocatorio contro la FIFA che ha impedito di parlare di diritti umani e ha minacciato sanzioni contro chi aveva intenzione di farlo.
“Vietarci l’uso della fascia One Love è come volerci chiudere la bocca”.
A volte anche dei piccoli gesti provocatori, possono rompere la macchina comunicativa del sistema ed attirare l’attenzione su qualcosa di più importante. Questi calciatori hanno fatto un gesto potente, dirompente, imponente che si spera sia seguito da altri, altrettanto potenti e creativi.
La Germania alla fine ha perso la sua partita ma, visto il contesto, vien da dire: “meglio perdere che questo Qatar”.
L’è mei pèrdar che Qatàr
Bello come articolo , perchè fa pensare.