Il giorno di Halloween il Consiglio dei Ministri ha emanato un decreto legge che fa paura.
Introducendo infatti un nuovo reato (“invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica” [1]), il cosiddetto decreto “anti-rave party” prevede una larghissima dose di discrezionalità e di arbitrarietà; in questo modo si possono immaginare future ondate di repressione del dissenso.
Se poi ci si accorge che questo reato lo si applica solo a giovani che hanno occupato un capannone abbandonato per ballare e non lo si rivolge invece a chi occupa le strade di Predappio per marciare e rendere omaggio al Duce, in barba al reato di apologia di fascismo, allora i cattivi pensieri si fanno più neri.
Mi chiedo: “Sono io che ho le tRAVEggole o è gRAVE se certi soggetti tRAVEstiti di nero, che stRAVEdono per il Duce, atRAVErsano le strade di Predappio scaRAVEntando fascismo extRAVErgine in faccia alla Costituzione?”
Vi chiedo… “Se chi partecipa ad un RAVE può essere un RAVEnnate, chi partecipa a quella MARCIA può essere MARCIO?
Ma soprattutto, si può configurare il reato di “RAVE Party” anche per i bambini che partecipano ad un viaggio di istruzione, ad un’uscita scolastica o ad una lezione all’aperto?
Lo hanno già inventato il reato di compRAVEndita di allegria, entusiasmo e gioia di vivere?”
Mi preoccupa molto chi usa la democrazia solo come un paRAVEnto.

P.S. Il verso del titolo è un gioco di parole preso da una parte del Canto Terzo dell’Inferno, tratto dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, che il nostro professore di italiano all’Istituto Magistrale ci faceva imparare a memoria: “Ed ecco verso noi venir per nave un vecchio, bianco per antico pelo, gridando: “Guai a voi, anime prave!”
P.P.S. La vignetta di apertura è tratta dai Peanuts di Charles M. Schulz.
[1] “L’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”.