Noi viviamo nel paese di Atinamù [1]
Umanità qui non ce n’è quasi più,
sembra ci siam scordati come si fa
a vivere insieme senza aggressività.
Ogni cosa va proprio al contrario
‘sto manicomio non ha dizionario:
della pace non sappiam l’alfabeto,
della guerra impariamo il segreto.
Dicono: le armi sono per far pace
che è come dir l’acqua crea brace.
Il sotto è sopra, il bianco è nero:
ci dicono tutti che il falso è vero.
Basta! Buttiamo pistole e fucili,
facciamo insieme aiuole ed asili.
Distruggiamo le mine e le bombe
e godiamoci il volo delle colombe.
Smontiamo i missili aerospaziali
costruiamo più scuole e ospedali.
Pensa a come sarebbe più bello
sentire di avere più di un fratello;
se vivessimo insieme abbracciati
sentendoci bene, non minacciati;
immagina come sarebbe giusto
se della pace amassimo il gusto.
Questo mondo per adesso non c’è,
però cominciamo a crearlo io e te:
Vedrai, se proviamo succederà
e sarà bello tornare a Umanità.
Noi siamo preziosi cristalli di sale
ognuno diverso, ciascuno uguale;
siamo tutti come gocce di pioggia
l’una all’altra s’unisce, s’appoggia;
siamo tutti come i fiocchi di neve:
se la pace si regala poi si riceve.

 

P.S. Nei giorni scorsi ho scritto questa filastrocca per le bambine e i bambini della classe seconda che frequento ma, se dovesse piacere, diventa di chiunque abbia voglia di metterci del suo per cambiarla, arricchirla, modificarla.

 

[1] Per chi non l’avesse capito Atinamù è il contrario di Umanità.