Ho sempre pensato che le maestre ed i maestri abbiano tanto da raccontare e da insegnare alle altre maestre, agli altri maestri, a chi insegna nelle università e a tutti coloro che hanno voglia di ascoltare. Abbiamo la fortuna di fare un lavoro in cui le energie che si consumano si ricaricano velocemente grazie alla fantastica energia rigenerante che le bambine ed i bambini riescono a trasmettere.
Penso ci sia bisogno di raccontare questa carica e questa umanità che, molto spesso, sono invece oggetto passivo di comunicazione.
Credo sia molto utile scambiarsi esperienze fra docenti senza dipendere spesso dalle indicazioni di chi scrive libroni o dalle guide didattiche che spiegano come si deve fare.
Conosco la proverbiale modestia ed umiltà di molte colleghe e di molti colleghi e capisco la loro riluttanza ma credo che la prima formazione nasca proprio dallo scambio di esperienze.
Se non cominciamo noi a mettere in pratica questo scambio iniziando a raccontare come e cosa facciamo a scuola, permettiamo ad altri (non sempre qualificati) di insegnarci il nostro mestiere e, di conseguenza, accettiamo di considerarci dipendenti e subalterni nel nostro ruolo.
Certamente abbiamo bisogno di approcci diversi e di contributi alla pari da parte di altri specialisti ma, per favore, proviamo ad impegnarci noi per primi a raccontare quello che succede in classe: ne abbiamo bisogno noi docenti, ne hanno bisogno i genitori, i bambini, gli studenti, i professori universitari, i cittadini.
Ne abbiamo bisogno tutti per conoscere meglio i bambini e le bambine che sono una parte fondamentale della nostra società perché rappresentano il futuro.
So che, nel raccontare e nel raccontarsi, c’è il rischio di passare per vanitosi, esibizionisti, presuntuosi ma confesso che, per quanto mi riguarda, di questo pregiudizio non mi è mai importato molto.
Fra le altre cose, io ho scelto di scrivere su un piccolo blog gratuito: lo faccio come e quando mi va. Non vendo niente pertanto non guadagno niente. Provo, nel mio piccolo, a mettere in circolo quello che penso, che faccio  o che immagino; altri lo fanno in altri modi: partecipando alla vita di qualche associazione, parlando nelle riunioni, scrivendo libri o in altri modi diversi tutti validi.
A questo proposito, fra i vari modi per far circolare esperienze segnalo che il giornale “la Repubblica”, sulla propria newsletter “Dietro la lavagna”, ha aperto uno spazio in cui gli insegnanti possono raccontare qualche loro lezione particolare.
La rubrica si chiama “Scuola, ogni mattina quei prof e maestri che s’inventano la lezione”. Nell’edizione del 29 ottobre, Ilaria Venturi ha scelto due fra le cose che ho raccontato su questo blog: di questo la ringrazio.
Spero di poter leggere, nelle prossime uscite settimanali, le esperienze di colleghe e di colleghi che hanno voglia di raccontare e di raccontarsi.
Anche questo mi sembra un bel modo per far conoscere il mondo dei bambini e delle bambine a scuola; un mondo di cui parlano in tanti ma sono pochi quelli che hanno la “classe” per farlo con esperienza e competenza.
Coraggio, facciamo in modo che si conosca “la classe”.
Comunque la pensiate, buon racconto.

P.S. Le vignette dei Peanuts sono apparse su Il Post