Un giorno, dopo l’intervallo in cortile, un bambino della classe prima che sto frequentando ha raccontato che qualcuno lo aveva fatto cadere e si era fatto male al ginocchio.
Un suo compagno ha confessato che lo aveva sgambettato perché, poco prima, gli aveva detto una brutta parola. Ne è nato quindi un prevedibile battibecco.
Io, di solito, in questi casi, cerco di far raccontare ai bambini la loro versione dei fatti, uno alla volta. Quindi, quasi sempre, chiedo ad entrambi di invertire i ruoli e di raccontare ciò che è successo però dal punto di vista dell’altro; in pratica, l’autore dello sgambetto diventa quello che ha detto la parolaccia e chi ha offeso diventa lo sgambettatore.
In genere questa tecnica funziona per far capire che non c’è una ragione sola ma che spesso ognuno ha la propria che considera valida e che vuole imporre sull’altro.
Il mio scopo è far capire che, per evitare episodi spiacevoli, vale la pena parlarsi, spiegarsi, chiarirsi, anche usando il vocabolario dei riti di cortesia: scusa, mi dispiace, per favore, potresti…, ecc..
Spesso i bambini e le bambine danno per scontato che il loro comportamento sia trasparente e compreso dagli altri ma non sempre può essere così. Anche noi adulti commettiamo spesso lo stesso errore. I bambini e le bambine non sono abituati ad usare le parole per risolvere i loro conflitti e noi adulti dovremo aver cura di insegnar loro come risolverli anche a partire dai riti di cortesia (come li chiama Edgar Morin) perché se non si pensa all’altro ci si può offendere inconsapevolmente oppure si possono generare malintesi, sottointesi e non intesi.
Dopo l’inversione dei ruoli, magari anche con la drammatizzazione, la tensione si placa e i due bambini si sorridono e sono pronti per giocare di nuovo insieme.
Quella volta, dopo il chiarimento, mi è venuto in mente di chiedere ai bambini e alle bambine della classe se fa più male una botta sul ginocchio o una parola offensiva.
In diversi hanno detto il male al ginocchio mentre altri una parola che ti offende
Allora ho nominato due portavoce perché portassero le ragioni dell’una e dell’altra posizione.
Chi rappresentava il gruppo che sosteneva che una botta sul ginocchio fa più male di una parola offensiva ha detto: “Quando cadi o ti danno un calcio sul ginocchio ti può far così male che ti viene da piangere e poi ti può uscire anche il sangue”.
Chi ha rappresentato il gruppo che diceva che le parole offensive fanno più male di una botta sul ginocchio ha detto: “Se prendi una botta sul ginocchio ti fa male, può sanguinare e puoi piangere ma se ti offendono con una parola ti fa così male al cuore che sembra che ti sanguini e dopo tu puoi piangere sia fuori che dentro”.
Come scrivevo sopra, ognuno ha le proprie ragioni; l’importante è dirsele per ascoltarsi, capirsi e rispettarsi.
Fa più male una botta sul ginocchio o una parola offensiva?
Grazie Mauro! 🌱
Ottime osservazioni . Grazie Maestro