DAD e DID sono due acronimi: DAD sta per Didattica A Distanza mentre DID per Didattica Integrata Digitale. [1]
L’ho già scritto ma lo ribadisco, in entrambi i casi, non si tratta di scuola e, anche se il ministero definisce la didattica integrata digitale come una metodologia innovativa di insegnamento-apprendimento, io continua a considerarla un rimedio.
Se DAD e DID fossero parole inglesi, la frase del titolo: What DID DAD do? si tradurrebbe pressappoco così: “Cosa ha fatto il papà?
Se per papà intendiamo il sistema che ha governato l’organizzazione scolastica in questi mesi difficilissimi (governo, ministero, comuni, province, uffici scolastici), quello che ha fatto il papà per garantire una scuola in presenza, rispettosa delle regole di sicurezza, è davvero poco rispetto agli annunci primaverili.
A marzo si parlava di trovare altri spazi per far scuola in presenza (all’aperto o in altre strutture) in modo da supportare quegli istituti in cui potevano esserci problemi di affollamento.
Non mi risulta che il papà abbia fatto molto
per cercarli perché si trattava di pagare affitti o di fare convenzioni con i proprietari dei locali.
A marzo si parlava di diminuire il numero di alunni per classe per ridurre gli assembramenti e facilitare gli spostamenti.
Non mi risulta che il papà abbia fatto molto
per risolvere il problema perché si trattava di assumere docenti e personale ATA.
A marzo si parlava di organizzazioni scolastiche diverse in modo da distribuire le classi fra il mattino e il pomeriggio.
Non mi risulta che il papà abbia fatto molto
per risolvere il problema perché si trattava di assumere personale e di trovare altri spazi.
A marzo si parlava di risolvere il problema dei trasporti in modo da aiutare gli studenti negli spostamenti.
Non mi risulta che il papà abbia fatto molto
per risolverli perché si trattava di acquistare altri mezzi o assumere altro personale.
A marzo si parlava di inserire personale sanitario a disposizione degli istituti per controllare alunni e docenti.
Non mi risulta che il papà abbia fatto
molto per risolverli perché si trattava di proporre un contratto a personale medico o infermieristico.
In sintesi, a marzo si è parlato tanto ma fatto poco; così ad ottobre torna la DID e, a novembre, probabilmente la DAD.
Perché quel papà non ha fatto molto?
Perché per scommettere sulla scuola in presenza ci vogliono le idee, le proposte ma anche i soldi per realizzarle; soldi che evidentemente quel papà non ha voluto spendere. [2]
Costringere i ragazzi alla Didattica Digitale Integrata dopo non aver fatto molto, vuol dire che la scuola non è una priorità per questo Paese ma soprattutto non lo è per quel papà e anche per molti che lo hanno preceduto.
Chissà per quale strano motivo, nella testa, mi risuona una filastrocca che fa più o meno così: “DID e DAD vanno in guerra. Muore DID. Chi ci rimane?
Forse comincio a vaneggiare… immagino cartelli appesi ovunque con su scritto “DAD or Alive[3] con sotto il mio nome.
Mi convinco che ci vogliono tutti “Più DAD che Alive”.
Non so come fare a togliermi quei brutti pensieri dal cervello…
Ho bisogno di rilassarmi, ho bisogno di aria, ho bisogno di musica…
Trovo un disco; metto nello stereo “Alive” dei Pearl Jam e alzo il volume.
Finalmente i brutti pensieri cominciano ad andar via e me la posso cantare a squarciagola: “Oh, I, oh, I’m still alive. Hey, I, oh, I’m still alive. Hey, I, oh, I’m still alive”.

[1] Secondo le linee guida del Ministero dell’Istruzione, la didattica integrata digitale, intesa come metodologia innovativa di insegnamento-apprendimento, è rivolta a tutti gli studenti della scuola secondaria di II grado, come modalità didattica complementare che integra la tradizionale esperienza di scuola in presenza, nonché, in caso di nuovo lockdown, agli alunni di tutti i gradi di scuola.

[2] Nel recente DPCM è previsto che nelle secondarie di secondo grado, la didattica a distanza sarà impartita almeno per una quota oraria del 75%. Nei prossimi giorni è molto probabile che, in diverse regioni, questa percentuale sia destinata a crescere.

[3] È un gioco di parole perché la formula originale è “Dead or Alive” (Vivo o morto)