Qualche giorno fa, a scuola, dopo aver chiesto ai bambini e alle bambine quando si sentono felici, la maggior parte di loro ha risposto: “Quando mi fanno le coccole”.
A volte, in classe, mi piace far finta di non capire bene una parola o una frase per vedere come fanno i bambini a spiegare meglio quello che volevano dire.
Così, una volta, ho chiesto se le coccole fossero i frutti della palma da cocco.
Loro sono bambini e non sono tonti quindi lo sanno bene cosa sono le coccole e me lo hanno spiegato perfettamente.
Però è sempre bello partire da certi sbagli belli per cogliere l’occasione di inventare nuove situazioni. Quindi è bello immaginare “l’albero delle coccole”: un albero che fa abbracci, carezze, massaggi e ti rassicura con parole affettuose.
Oppure è divertente fantasticare sulla lunga fila di persone, davanti al fruttivendolo, che hanno bisogno di coccole… oppure al mare, sotto l’ombrellone, sentire il carretto che passa e qualcuno che grida: “Coccole, coccole belle”.
Sarebbe un mondo diverso se le parole potessero davvero operare una trasformazione attribuendo nuova identità alle cose.
Nel coltivare il dubbio che ciò sia possibile, nel nostro “campo” noi proviamo anche a coltivare l’immaginazione e la creatività perché son sicuro che, in futuro, regaleranno “frutti” sani, gustosi ed energetici.
Per la cronaca, i bambini e le bambine della classe prima che sto frequentando hanno detto:
“IO SONO FELICE QUANDO…”:
– arrivo a scuola,
– la mamma mi fa le coccole,
– guido la bici,
– guardo la TV sul divano,
– dormo tanto,
– la mamma mi fa gli abbracci,
– sono insieme al papà,
– mi addormento,
– faccio il riposino,
– sono a casa da scuola,
– abbraccio la mamma e il papà,
– ci sono le vacanze di Natale,
– scivolo giù dagli scivoli,
– mi coccolano,
– mi diverto con i miei cani,
– sono attaccata alla mamma,
– mi fanno le coccole,
– mangio la pizza con i wurstel,
– vado a scuola.
I disegni che ho usato in questo post li hanno fatti due bambine in classe con me.