Una filastrocca veneta per fare la conta dice così:
“Risi, bisi moscardei, tuti quanti xe porsei, fora che mi, fora che ti.
An tan, fiol d’un can, fiol d’un beco: mori chi seco!”
Tradotta significa pressappoco così:
“Chicchi di risi, piselli e polipetti, tutti quanti sono porcelli, all’infuori di me, all’infuori di te.
An tan, figlio di un cane, figlio di un signore tradito dalla consorte: muori qui all’istante!”
La filastrocca mi ha fatto pensare al neosindaco veneziano di centrodestra: Luigi Brugnaro; in particolare la frase che dice: “Tutti sono porcelli, tranne me e te“.
Infatti il sindaco, con fare da vero censore ed ergendosi a paladino delle famiglie cosiddette “normali” (quali?), per mantenere fede alle sue promesse elettorali, ha vietato alle scuole dell’infanzia e ai nidi del suo comune di tenere nelle proprie biblioteche qualche dozzina di libri definiti “gender” perché “trattano di argomenti che non vanno affrontati a scuola ma in famiglia“.

Di conseguenza, con la circolare inviata il 24 giugno scorso al personale delle scuole comunali, il sindaco scriveva: “Si chiede di voler raccogliere i libri “gender, genitore 1 e genitore 2″, consegnati durante l’anno scolastico e prepararli al fine del ritiro che avverrà al più presto da parte di un incaricato. Con i migliori saluti”.
Il sindaco ha poi sindacato: “Non accettiamo arroganze culturali da nessuno, così va letto il ritiro dei libri gender. Lo riteniamo un insulto alla maggioranza delle persone“.
Dapprima ho pensato che il neoeletto sindaco, dopo aver fatto le feste davanti a un fiasco di vino come un famoso cane friulano, fosse convinto che “Ventimila leghe sotto i mari ” sia la storia delle organizzazioni di pesci simpatizzanti per Bossi, Borghezio e Salvini.
Poi ho immaginato credesse che il più noto trafficante colombiano di cocaina si chiami “Biancaneve“. Quindi che fosse certo che “Il gatto con gli stivali” sia cugino di quello “delle nevi” perché, viste le calzature appropriate, può muoversi sul fango.
Infine ho capito che faceva sul serio, seriamente ma in maniera ridicola.
Evidentemente in Veneto, alcuni soggetti, hanno il pallino di ritirare o di “mettere al rogo” certi libri.
Scrive Chiara Lalli su Internazionale nell’articolo: Il sindaco che a scuola grida al lupo contro il gender “Questi libri non fanno altro che raccontare una realtà meno rigida e soffocante di quella – mai esistita – fatta da un solo modello di famiglia, di cultura, di religione e di pensiero.“
Dice Camilla Seibezzi, delegata ai diritti civili della precedente giunta e responsabile del progetto Leggere senza stereotipi: “Colpisce che il suo primo atto ufficiale, in assenza di giunta e di consiglio comunale, sia stato quello di sottrarre agli educatori il libero mandato educativo, limitando la scelta di cosa sia opportuno leggere in classe.
L’iniziativa era nata per contrastare anche l’erronea credenza che un diritto esteso a tutti possa danneggiare qualcuno. Il fine più importante era l’integrazione di tutti i bambini e non il riconoscimento dei diritti degli adulti”.
Scorrendo i titoli dei libri viene da preoccuparsi davvero sia del livello di civiltà del nostro paese che della scarsa indignazione che finora ha generato un simile comportamento che sarebbe un eufemismo definirlo di una “ignoranza” comica e cosmica.
Nella lista delle pubblicazioni ritirate ci sono libri bellissimi come: Storia incredibile di due principesse; E con Tango siamo in tre; Tante famiglie, tutte speciali; Milly, Molly e tanti papà; Piccolo uovo e Il libro delle famiglie.
Ma soprattutto ci sono capolavori delle letteratura per l’infanzia, dell’arte e della grafica come tre libri di Leo Lionni, grandissimo illustratore, pittore e scrittore.

I libri vietati sono Pezzettino, (1975) Guizzino (1963) e addirittura Piccolo Blu e Piccolo Giallo (1959).
Mi rivolgo a chi li ha già letti ed urlo: ma vi rendete conto???
Mi rivolgo a chi non li ha ancora letti e tuono: per favore comprateli, ne esistono anche edizioni economiche, leggeteli e poi chiedetevi: perché? Perchè? PERCHÉ???
Forse è meglio non chiederselo, perché come scriveva Goethe: “Non c’è niente di più terribile di un’ignoranza attiva“.
Scrive la coordinatrice pedagogica Vanessa Niri su Wired: “Piccoli gioielli della letteratura per l’infanzia che insegnano tante cose: l’accoglienza, l’ascolto, la capacità di relazionarsi con gli altri e di comprendere gli adulti, il senso dell’affetto, la profondità dell’amicizia, il coraggio, l’esistenza della diversità, la relazione tra pari, la capacità di reagire a un sopruso, il dialogo, la costruzione dell’identità, la presa in carico, la cura, l’attenzione, il rispetto“.
Credo che in tutte le scuole ci sia già una copia di questi tre libri.
Credo che, se non ce ne fosse una copia, tutte le scuole dovrebbero averne una.
Credo che la lista intera possa essere un buon suggerimento per gli acquisti del prossimo anno in modo da arricchire le biblioteche scolastiche.
Credo che uscirò a comprarne un’altra copia da regalare perché mi sembra sia un ottimo regalo di non compleanno per chiunque.
Credo che varrebbe la pena inviare, per conoscenza, al sindaco di Venezia il resoconto di qualsiasi attività scolastica svolta con le proprie classi, progettata e realizzata a partire da uno di questi libri.
Credo che invierò una mail al sindaco di Venezia (sindaco@comune.venezia.it ) scrivendo che sono un maestro elementare, che a scuola abbiamo letto la storia di Guizzino [1], che ci abbiamo lavorato insieme alle colleghe, ai bambini e alle bambine e che ciò ha aiutato gli alunni a considerare la differenza come un valore, a trovare maggiori occasioni di dialogo, a raggiungere un livello più solido di autostima e a capire che un IO è ben poca cosa se non riesce a vedersi riflesso nello specchio rappresentato dal NOI e dal VOI.

PICCOLO BLU E PICCOLO GIALLO
GUIZZINO
PEZZETTINO
P.S. Per protesta, dal primo luglio al 31 luglio, in molte biblioteche, festival e nelle piazze d’Italia si leggerà Piccolo Blu e Piccolo Giallo per difendere questo ed altri libri della Letteratura per Bambini e Ragazzi messi al bando dal Sindaco di Venezia. Perché tutti i libri continuino ad essere strumento di bellezza, crescita, gioia, consapevolezza e rispetto per tutti. Perché non sparisca nessun libro dagli scaffali delle Biblioteche di ogni ordine e grado!
[1] Guizzino. In un angolo lontano del mare viveva una famiglia di pesciolini tutti rossi.
Solo uno era nero come una cozza. Nuotava più veloce degli altri. Si chiamava Guizzino.
Un brutto giorno un grosso tonno, feroce e molto affamato, apparve tra le onde. In un solo boccone ingoiò tutti i pesciolini rossi.
Solo Guizzino riuscì a fuggire. Nuotò lontano. Era spaventato e si sentì solo e molto triste.
Ma il mare era pieno di sorprese e a poco a poco, nuotando fra una meraviglia e l’altra, Guizzino tornò ad essere felice.
Vide una medusa piena dei colori dell’arcobaleno; un’aragosta che si muoveva come una ruspa arrugginita; pesci misteriosi che sembravano tirati da fili invisibili; una foresta di alghe che crescevano da caramelle variopinte; un’anguilla così lunga che, a volte, si dimenticava la coda; e anemoni di mare che ondeggiavano come palme nel vento.
Ed ecco che nell’ombra degli scogli e delle alghe scoprì una famiglia di pesciolini rossi proprio come quelli del suo branco. «Andiamo a nuotare nel sole e a vedere il mondo,» disse felice. «Non si può,» risposero i pesciolini, «i grandi tonni ci mangerebbero». «Ma non si può vivere così nella paura,» disse Guizzino «bisogna pur inventare qualcosa». E Guizzino pensò, pensò a lungo. E improvvisamente disse: «Ho trovato: noi nuoteremo tutti insieme come il più grande pesce del mare».
E spiegò che dovevano nuotare tutti insieme vicini, ognuno al suo posto. E quando ebbero imparato a nuotare vicini, disse: «Io sono l’occhio».
E nuotarono nel grande freddo del mattino e nel sole del mezzogiorno, ma uniti riuscirono a cacciare i grandi pesci cattivi.

Sindaco, non ci sono parole per commentare… Ma che cosa le hanno fatto leggere da bambino…