Se chi usa una zappa si può definire zappatore, perché chi adopera WhatsApp non può diventare uno “WhatsAppatore”?
Se poi ci si diverte a giocare con l’inglese maccheronico, scrivendo come si pronuncia, allora può trasformarsi addirittura in uno “uotZappatore“.
Esso, in ogni caso, non ha nulla a che vedere né con il lavoro agricolo né con Mario Merola.
Per chi non lo sapesse “WhatsApp è un’applicazione di messaggistica mobile multi-piattaforma che consente di scambiarsi messaggi con i propri contatti senza dover pagare gli SMS. Oltre alla messaggistica di base gli utenti possono creare gruppi, scambiarsi immagini illimitate, video e messaggi audio multimediali.”
È un’applicazione molto utile ed ha il vantaggio di poter veicolare rapidamente messaggi; lo stesso vantaggio però si trasforma in svantaggio quando chi inoltra i messaggi si fida di chi glieli ha spediti e non verifica la fonte o non indica la provenienza del testo.
Sono convinto che chi lo fa, in ambito scolastico in questo particolare momento, sia in buona fede; però voglio avvertire della confusione che si può generare in caso di inoltro di messaggi ambigui o poco chiari.
Ecco un esempio scolastico: da quando è stata approvato il DdL scuola al Senato ho ricevuto più volte da persone diverse, questi messaggi:
MESSAGGIO N° 1
Dal 7 luglio presso il proprio Comune di residenza si potrà firmare il referendum per abrogare la riforma scolastica. Possono votare tutti, non solo gli insegnanti. Diffondiamo la notizia! Facciamolo girare…. Grazie!
MESSAGGIO N° 2
Dal 7 luglio … Tutti 24 ore su 24 a raccogliere firme per il referendum abrogativo. Ognuno dovrà firmare nel paese in cui é residente, si potrà firmare in ogni comune di Italia. Possono firmare tutti i cittadini.
Ognuno di noi ha anche tutto luglio e agosto per prendere 10 persone e accompagnarle in comune a firmare. Basta che siano maggiorenni e abbiamo diritto al voto. Diffondi il più possibile.
Ora è bene che la fretta di reagire ad una sconfitta non prevalga sulla ragione e sull’organizzazione, pertanto occorre precisare che:
1) il DdL scuola sarà probabilmente votato alla Camera proprio il 7 luglio;
2) il DdL scuola sarà valido solo una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale;
3) per proporre un referendum occorre che un Comitato Promotore, facendosi aiutare da un costituzionalista, presenti un quesito (ciò potrà avvenire, ovviamente, dopo la pubblicazione del nuovo provvedimento sulla Gazzetta);
4) perché il referendum possa essere valutato dalla Corte Costituzionale ai fini della sua ammissibilità occorre raccogliere almeno mezzo milione di firme entro il 30 settembre di ogni anno (molto meglio se saranno centinaia di migliaia in più).
In questi messaggi WhatsApp non ci sono le indicazioni dei promotori dell’iniziativa, non è specificato il quesito referendario, non sono indicate altre modalità di raccolta delle firme, non è indicato il termine ultimo per la raccolta firme.
Conclusione personale: i messaggi non sono da far circolare perché il referendum è come la fiducia, essendo una cosa seria la si dà solo alle persone serie.
Per anticipare la posizione dei Comitati LIP, riprendo le parole di Giovanni Cocchi:
“Viceversa, se non si raccolgono le firme necessarie, se si sbaglia il quesito, se non si raggiunge il quorum, ci si condanna, nel migliore dei casi, ad un’inutile “vittoria morale”; nei fatti alla concreta impossibilità di “tornarci sopra” per i prossimi due secoli.
Occorre dunque sfuggire dall’emozione del momento e fare le cose con calma e ragionevolezza, aprendo un’ampia discussione, ricercando e costruendo il massimo delle alleanze possibili.
Ed in primis la proposta referendaria DEVE PARTIRE DALLA SCUOLA – dagli insegnanti genitori e studenti – in un modo partecipato ed estremamente responsabile per saper poi aggregare cittadini, comitati, associazioni, forze politiche.
Pur nel rispetto delle scelte autonome di ogni forza politica, va detto con grande franchezza che bypassare questo ineludibile percorso, “intestarsi” il referendum costituirebbe un grave errore se non addirittura un grave danno.“
Il riferimento alle “scelte autonome di ogni forza politica” è a chi, pur di ottenere una “Possibile” visibilità appoggiando il proprio cappello sulle vicende scolastiche, rischia di “bruciare” il referendum, di creare un gran danno alla sacrosanta mobilitazione del mondo della scuola, di compromettere un’ottima iniziativa che, se costruita dalle base, con i tempi opportuni e con i quesiti giusti, ha parecchie possibilità di ottenere il successo che merita… ancor di più se sostenuta da ogni “possibile” soggetto politico.
Comunque uotZappiate, ricordate ciò ha detto saggiamente Alexis Tsipras rivolgendosi al popolo greco: “Dobbiamo rispondere all’autoritarismo e alla dura austerità con la democrazia, con la calma e con decisione”.

P.S. Sulla posizione del Comitato Regionale LIP Emilia Romagna rispetto al referendum, consiglio vivamente di leggere con molta attenzione, il comunicato che pubblicherò presto in uno dei prossimi post
MI PRENDO L’IMPEGNO DI ANDARE A FIRMARE NEL MIO COMUNE DI RESIDENZA ……. PORTANDO SE RIESCO CON ME AMICI.
CIAO.
…al momento giusto però!!! Magari nei banchetti predisposti dal Comitato Promotore!!! Grazie
Buon giorno signor Prestini,
non ci conosciamo, ma io conosco molto bene la foto delle mani pubblicata qui sopra.
La conosco molto bene perché è una mia foto che, senza alcuna mia autorizzazione, circola sulla rete senza che mi venga riconosciuto alcunché. E dato che io sono un fotografo, capirà che di riconoscimenti delle mie foto ci campo.
Lo so come funziona la realtà: le immagini vengono prese ed utilizzate senza porsi alcun problema. E dal momento che si trovano in rete si pensa che siano gratuite, di libero utilizzo, ecc… Ma è una pratica che, per quanto diffusa, è illegale e moralmente estremamente scorretta.
Sono anche contento che la mia foto abbia così tanta diffusione, ma mi piacerebbe avere un minimo di ritorno.
Di solito, quando l’indebito appropriatore è un politico (mi è capitato) o comunque un’azienda (che giustamente cerca il suo profitto), sono solito richiedere la rimozione dell’immagine o un congruo corrispettivo economico.
Quando invece l’indebito appropriatore non ha fini di lucro, o, ancor meglio, condivide almeno in parte alcuni dei miei principi, richiedo soltanto la menzione dell’autore in calce e un link al mio sito.
La mia richiesta è quindi di menzionarmi (foto di Pier Corradin) e inserire il link al sito (www.pikorra.com).
Grazie e a presto,
Pier
Mi scuso e ringrazio moltissimo per la gentile concessione; in effetti mi sono mosso proprio come descritto alla ricerca di immagini libere che commentassero efficacemente il mio scritto.
Ho già corretto. Ancora grazie