blindwilliejohnsonIn effetti c’è ancora tempo, molto, moltissimo per la precisione.
Dunque, fammi contare… era il 1997, adesso siamo nel 2014, quindi sono trascorsi quasi 17 anni, la distanza ancora da percorrere è considerevole, di pazienza ne serve tanta, di speranza pure… ecco, ho fatto il calcolo: mancano circa 40.000 anni!!!
Quindi, per chi non volesse mancare all’appuntamento, è utile sapere che nell’anno 42.014, o giù di lì, le due sonde spaziali Voyager 1 e 2 si dovrebbero trovare nei pressi di un’altra stella (nel senso di un “corpo celeste” che brilla di luce propria e non di una “mente grigia” che si isola nel tunnel dei neutrini).
L’aspetto che mi interessa è che, al momento della partenza, nelle due sonde è stato inserito un disco (Voyager Golden Record) in cui sono registrati suoni, immagini e musiche; lo scopo dei ricercatori della NASA è, in caso di ritrovamento del disco da parte di eventuali esseri extraterrestri, di far conoscere le varietà di vita e cultura della Terra.
C’è anche un messaggio dell’allora Presidente degli Stati Uniti d’America: Jimmy Carter il quale, gentilmente, ha voluto lasciare uno scritto per accompagnare il dono: “Questo è un regalo di un piccolo e distante pianeta, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, così da poter vivere fino ai vostri”
golden_record_coverÈ sicuro che quando gli americani fanno le “americanate” riescono a farle proprio bene!!!
Le possibilità che il disco venga ritrovato non so proprio quante possano essere ma è bello immaginare l’espressione che potrebbero avere gli eventuali extraterrestri una volta alle prese con il disco contenuto nella sonda.
In quella registrazione, insieme al saluto di Carter, ci sono i saluti pronunciati in 55 lingue, 115 immagini di vario tipo, molti suoni naturali (onde, vento, tuoni, versi di animali, ecc.) e c’è anche una selezione musicale di canti, brani e pezzi presi da culture e periodi diversi.
Ebbene fra tutto l’immenso repertorio a cui poter far riferimento, per rappresentare la sofferenza, la malinconia, la tristezza del genere umano, è stato scelto un brano di un musicista blues: Blind Willie Johnson, il cui titolo è: “Dark Was the Night, Cold Was the Ground” (Scura era la notte, fredda era la terra).
Pur nella sua fede incrollabile, non credo che il buon Willie avrebbe potuto immaginarsi di arrivare ad una vetta simile.
Quando nacque ai primi del ‘900, Willie Johnson non era “Blind” (cieco) ma lo diventò quando la seconda moglie di suo padre (sua madre morì quando aveva quattro anni), durante un litigio per difendersi dalle botte, lanciò lisciva (ma c’è chi scrive: acido solforico) che finì negli occhi del piccolo Willie facendogli perdere la vista.

tumblr_mj0ojfpxT11qbyd9vo1_1280Lui aveva 7 anni ma non si lasciò scoraggiare; cominciò a costruirsi chitarre con quello che poteva, anche con le scatole di sigari.
Imparo quindi a suonare da solo e quando si sentì pronto cominciò a cantare in chiesa e soprattutto per strada.
Quando il suo talento fu scoperto, lo portarono a registrare per un’importante casa discografica.
È stato un grandissimo artista perché è riuscito a cantare le canzoni religiose come se fossero blues e a cantare i blues con una spiritualità ruvidamente profana.
Fra gli artisti più conosciuti che gli hanno reso omaggio, ci sono i Led Zeppelin con due interpretazioni stupende: In My Time of Dying, nel disco Physical Graffiti (che originariamente era Jesus Make Up My Dying Bed) e It’s nobody’s fault but mine, nel disco Presence.
Il brano che potrebbero ascoltare gli extraterrestri fra più di 40.000 anno è stato definito: “The most transcendent piece in all American music” (il brano più trascendente di tutta la musica americana) e non credo ci possa essere vetta più alta.
Nonostante questo, Blind Willie Johnson continuò a suonare per strada per tutta la sua vita; mi piace immaginare che lo abbia fatto per cercare da più vicino “l’anima di un uomo”.

P.S. The soul of a man (L’anima di un uomo) è un gospel del 1930, suonato nello stile blues da Blind Willie Johnson (“Want somebody tell me, what is the soul of a man… As far as I can understand, a man is more than his mind” traduzione: Voglio che qualcuno mi dica, che cosa è l’anima di un uomo… Per quanto posso capire, un uomo è qualcosa di più della sua mente“)
L’anima di un uomo è anche il titolo di un documentario del 2003 diretto da Wim Wenders. È il secondo capitolo della serie di documentari “The Blues“, prodotta da Martin Scorsese. Il film racconta le carriere di Blind Willie Johnson, di Skip James e J. B. Lenoir.

Dark Was the Night, Cold Was the Ground