Don Milani avrebbe compiuto 90 anni il 27 maggio scorso.
Il 27 maggio è stato anche il giorno dopo il quale 50.517 cittadini bolognesi su 85.934 hanno votato A al referendum di Bologna.
Credo che tanti cittadini fedeli alla Costituzione abbiano fatto un regalo davvero coerente a chi, lavorando nella piccola scuola privata di Barbiana, adottava proprio la Costituzione come uno dei propri libri di scuola principali.
La maggioranza dei cittadini bolognesi, per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia, preferirebbe utilizzare le risorse finanziarie comunali per le scuole comunali e statali.
La vittoria è stata chiara, netta e senza ombre.
Qualcuno cerca di sminuire, di far finta che non sia successo niente, di continuare come se niente fosse; usano insomma l’alibi della scarsa partecipazione per sconfessare il risultato.
Allora nascono spontanee un paio di domande:
1) cosa sarebbe successo se questo referendum fosse stato accorpato alle scorse elezioni politiche, come la logica del risparmio suggeriva?
2) Cosa sarebbe accaduto se le giornate dedicate al voto fossero state due?
La risposta la conoscono bene sia il sindaco Merola che i sostenitori dell’opzione B che hanno boicottato l’accorpamento delle date ed il prolungamento delle giornate: la percentuale dei cittadini che si sarebbe schierata a favore dell’opzione A sarebbe stata ancor più schiacciante.
Il segnale quindi sarebbe stato talmente macroscopico da non poterlo ignorare; ora invece, si cerca il modo di interpretare in maniera distorta la volontà dei cittadini, di anestetizzare, di normalizzare, quasi di nascondere.
Ma niente potrà più essere come prima: né a Bologna né nelle altre città (indipendentemente che si inizi o meno un percorso simile).
È strano come la percentuale dei votanti la si faccia valere a piacimento: in un modo quando si perde (leggi referendum) ed in un altro quando ci sono speranze di vittoria (leggi le elezioni amministrative).
Se gli amministratori locali non vorranno esibirsi in altre forme di ineguagliabile masochismo (modello PD per intenderci), occorrerà che facciano i conti con questo risultato perché Bologna è stata molto chiara: nei modi, nei contenuti, nelle forme, nei mezzi, nelle strategie, nelle alleanze ed infine nel risultato.
Adesso Ascoltate Ancora… Attenti All’ Articolo 33
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. <omissis>
Comunque festeggiAte, buona lettura dell’articolo che Paolo Flores d’Arcais ha scritto lunedì scorso su Micromega. Mauro
MIRACOLO A BOLOGNA: DAVIDE BATTE GOLIA
Domenica è avvenuto un miracolo, ma l’establishment ha ordinato di battezzarlo “flop” e i media della disinformazione unica sono scattati sull’attenti e hanno intonato un pronto “obbedisco!”.
Il miracolo è avvenuto a Bologna. Da una parte una trentina di cittadini, senza risorse se non una grande passione civile e l’amore adamantino per la Costituzione repubblicana. Dall’altra tutti i poteri della città, ma proprio TUTTI: dal cardinal Caffarra al sindaco Pd, dalla confindustria alle coop, da Comunione e liberazione alla Lega, fino alla ciliegina di Romano Prodi. Le parrocchie scatenate come ai tempi della guerra fredda, di Gedda e delle madonne pellegrine. Le sezioni Pd con l’ordine tassativo di mobilitarsi (l’ha fatto solo la nomenklatura di partito). I media locali allineati e intruppati come una falange macedone.
Eppure i laici-laici hanno vinto con un perentorio 59% contro il 41% del Potere unificato clerico-partitocratico-affaristico-mediatico. Davide contro Golia, ma un Davide che non aveva neppure la fionda. Un miracolo. Che sarebbe un flop perché comunque a votare è andato meno di un cittadino su tre. Non si rendono conto, i megafoni e i lacchè dell’establishment, che si danno la zappa sui piedi? Gli strumenti per una mobilitazione di massa ai seggi li avevano solo il cardinale e il sindaco, ma se con tutto l’enorme dispendio di mezzi materiali e di grancassa “giornalistica” sono riusciti a portare alle urne solo 35 mila pecorelle obbedienti, suona davvero ridicolo e risibile che giudichino un flop i cinquantamila elettori che sono stati convinti da un pugno di cittadini liberopensanti e del tutto privi di mezzi e di potere. A Roma questo si chiama “conzolasse co’ l’ajetto”, cari signori della Curia e del Partito.
Naturalmente il comune, in mano al Pd (Partito doroteo), andrà avanti come se nulla fosse accaduto, continuerà a beneficiare la scuola privata sottraendo risorse a quella pubblica, toglierà cioè alla scuola di tutti per regalare soldi di tutti alla scuola di pochi e “dei preti”, calpestando il risultato del referendum (tanto era consultivo!) e irridendo alla Costituzione, che le scuole private le tollera solo se “senza oneri per lo Stato”. E’ allora sperabile che il comitato “articolo 33” non si sciolga ma rilanci, e anzi si trasformi in una organizzazione di più generale “cittadinanza attiva”, chieda le elezioni comunali anticipate e vi partecipi. Il non-voto in tutte le città, ormai di dimensioni gigantesche, sottolinea il divorzio dai partiti esistenti, e l’insufficienza del solo M5S.