lettereLe mie ultime mail sul referendum di Bologna hanno provocato reazioni diverse; fra queste ho ricevuto diverse lettere di amici, colleghi, docenti di religione cattolica e lettori attenti che si sono dissociati dalle mie scelte.
Provo a rispondere con questa mia a tutti coloro che hanno scritto e a chi, pur non scrivendo, non ha condiviso le mie posizioni.
Prima di tutto grazie perché mi avete letto e perché vi siete presi l’impegno di partecipare commentando. Il confronto a partire da posizioni diverse mi interessa.
Ho ricevuto critiche che in parte riconosco: so di usare a volte un tono predicatorio e so anche di essere sicuramente partigiano; io voglio esserlo in tutti i sensi, per questo la mia tessera ANPI è la n° 099488.
Ora visto che il tema è complesso e delicato ma non abbiamo la possibilità di parlarne direttamente proverò ad essere sintetico e chiaro nei miei pensieri.
Ricordo il testo del referendum:
“Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia ?
a) utilizzarle per le scuole comunali e statali
b) utilizzarle per le scuole paritarie private”

Ricordo anche che il referendum di Bologna non è abrogativo ma consultivo, vuol dire che anche se vincesse l’opzione A non verrebbero cancellati i finanziamenti ma ci sarebbe un indirizzo politico che l’amministrazione presente e futura dovrebbero considerare per cercare soluzioni alternative.
Riassumo in premessa alcuni pensieri e puntualizzazioni relativi alle osservazioni che mi sono state fatte:

  1. il referendum non vuole eliminare le scuole private;
  2. il referendum vuole chiedere ai cittadini come preferirebbero fossero utilizzate le scarse risorse comunali ai fini di assicurare il diritto all’istruzione;
  3. le scuole private svolgono una importante funzione sociale;
  4. le scuole private, per definizione, non sono scuole pubbliche (considerarle tali per supportare la tesi del loro finanziamento pubblico sarebbe come accettare che le Amministrazioni destinassero soldi al bar o la sala da biliardo sotto casa perché rientranti nella categoria degli esercizi pubblici);
  5. nei confronti delle scuole private, la Costituzione prevede che lo Stato non debba avere oneri quindi, io penso che la modalità trovata dal 2000 in poi per offrire contributi pubblici alle scuole private, sia stata una scelta politica anticostituzionale;
  6. in questi anni di tagli drammatici ai danni della scuola pubblica, il contributo offerto alle scuole private non è diminuito allo stesso modo;
  7. le scuole materne private applicano rette molto diversificate (da una mia ricerca a Ferrara, a parità di contributi pubblici, ci sono variazioni di parecchie centinaia di euro fra l’una e l’altra);
  8. se le scuole private non ricevessero i finanziamenti comunali, regionali e statali sarebbero in grado di funzionare comunque (funzionavano benissimo prima del finanziamento pubblico scolarizzando molti bambini. La scelta se ritoccare la retta per le famiglie o chiedere finanziamenti ad Enti Privati o Ecclesiastici starebbe a loro);
  9. deduco quindi che lo Stato e le Amministrazioni preferiscono investire in questo sistema piuttosto che rafforzare prioritariamente le proprie scuole;
  10. io provo a contrastare questa scelta.

Ora, anche per essere stato consigliere presso l’Istituzione dei Servizi Educativi Scolastici e per le Famiglie del Comune di Ferrara (anche se per un periodo breve), conosco la complessità del problema: come creare posti di nido e materna per soddisfare i bisogni delle famiglie ed eliminare le lunghe liste d’attesa?
Lo Stato, che ha responsabilità diretta, è latitante perché taglia in tutti i settori dell’istruzione e non ne vuol sapere di creare nuove sezioni di (nido o) materna o di statalizzare quelle comunali. Al posto della parola Stato però è opportuno precisare che i latitanti sono stati quei governi e quei politici che, dopo averlo promesso, non hanno investito in questo settore.
Sarebbe bello vedere tanti Sindaci che insieme alzano la loro voce forte e chiara puntando il dito contro i sordi responsabili dei tagli, magari anche del loro stesso partito.
Io penso che occorra continuare a gridare per richiedere gli investimenti sulla scuola a gran voce e con una convinzione inossidabile.
È finita da poco una campagna elettorale in cui di scuola abbiamo parlato in molti. Stiamo a vedere cosa succede ma temo che quella che era stata dichiarata come una priorità, non lo sarà nemmeno stavolta.
I governi responsabili dei tagli hanno fatto in modo che le loro pesanti responsabilità fossero scaricate sui Comuni i quali, da un lato sono stati costretti ad annaspare per la scarsità di risorse a disposizione dall’altro, assecondando la stessa logica del risparmio che prevede che a pagare sia sempre la scuola, hanno scelto sia di svendere parte dei propri servizi scolastici che di non intaccare una parte importante del loro esiguo bilancio per il finanziamento delle scuole private.
Dunque se l’Amministrazione comunale delibera un proprio contributo per un sistema integrato, dovrebbe almeno verificare se i criteri concordati per la concessione del finanziamento siano rispettati; insomma dovrebbe verificare come spende i suoi soldi.
Esistono delle Convenzioni fra i Comuni e la FISM (Federazione Italiana Scuole Materne creata su spinta della Conferenza Episcopale Italiana nel 1973 ed alla quale appartengono circa il 99% delle scuole private) e lo so bene che sulla carta è tutto a posto, che tutto formalmente è corretto.
Ma so anche che non esistono verifiche serie, che i controlli sono scarsi (o nulli), che per l’Amministrazione è già sufficiente che esista qualcuno che le risolva il problema.
Nel mio breve periodo da consigliere chiesi, ad esempio, una verifica degli impegni assunti; copio e incollo…
Nel Protocollo  d’Intesa tra Istituzione dei Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie di Ferrara  e F.I.S.M. provinciale di Ferrara, sottoscritto nel 2008, è stabilito che il protocollo abbia durata triennale, e che venga verificato annualmente nei contenuti e negli impegni assunti.
Il sottoscritto consigliere dell’Istituzione è interessato ad una verifica in merito ai seguenti aspetti di cui entrambe le parti riconoscono l’importanza:
– che sia assicurata la pubblicità dei bilanci;
– che siano applicati al personale dipendente (direttivo, docente, non docente) i contratti collettivi nazionali di categoria e di settore, nonché altre forme di prestazione previste dalla legge;
– che siano attivati organi collegiali analoghi a quelli previsti per le corrispondenti scuole statali e comunali;
– che siano accettate le iscrizioni di tutti gli alunni che ne facciano richiesta, senza discriminazione alcuna, nei limiti della disponibilità dei posti e della accettazione del P.O.F.;
– che prevedano occasioni e strumenti di partecipazione delle famiglie alla gestione della scuola a livello organizzativo e pedagogico;
– che sia affermato il principio del concorso delle famiglie al costo del servizio di cui beneficiano e che possano essere applicate quote differenziate in relazione alle diverse condizioni economiche e sociali;
– che sia annualmente documentato l’utilizzo dei contributi erogati dagli Enti Locali, a sostegno dell’attività delle singole scuole.;
– che sia assicurato l’inserimento degli alunni con disabilità;
– che venga istituita una COMMISSIONE PARITETICA PER LA QUALIFICAZIONE DEL SISTEMA EDUCATIVO composta da Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Ferrara, Presidente della Istituzione dei Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie di Ferrara di Ferrara, Presidente della F.I.S.M. di Ferrara, n.2 membri designati dal Consiglio Comunale.

Tutto ciò era già scritto nella Convenzione fra Comune e FISM di diversi anni fa ma non era (e non è) adeguatamente verificato. Se ci interessa il sistema integrato, l’Amministrazione che concede soldi dovrebbe poter verificare e le scuole private dovrebbero rispettare quei criteri che hanno sottoscritto.
La soluzione non è investire denaro pubblico nel privato ma, aumentare i soldi pubblici da destinare alla creazione di nuove sezioni e scuole statali e comunali.
Penso che serva anche un ripensamento sui criteri di accesso e sulle rette nelle scuole comunali in modo che le fasce di reddito alte (quelle alte per davvero e non quelle dichiarate come medio basse) contribuiscano di più.
Per poter verificare l’effettiva appartenenza dei cittadini a quella fascia bisogna che la lotta all’elusione e all’evasione fiscale sia davvero una priorità: lo sarà?
Non mi piace il fatto che si siano creati falsi schieramenti: da una parte la scuola pubblica, dall’altra la scuola privata, i buoni e i cattivi, o una o l’altra.
C’è bisogno di entrambe ma la prima, la scuola pubblica, dovrebbe essere finanziata da una fiscalità generale equa; la seconda, quella privata, dovrebbe essere finanziata dai privati.
Mi piace invece che di questo tema si inizi a parlare in maniera aperta e trasparente; sono quasi certo che le occasioni pubbliche per incontrarci si creeranno (garantisco anche il mio impegno al proposito).
Al di là delle posizioni diverse credo ci sia un gran bisogno che i temi della scuola in generale e dei finanziamenti in particolare diventino sempre più occasione di confronto aperto e di progettazione futura.
Salute e saluti, Mauro