Il Parco del Cocomero è uno spazio verde pubblico a Cocomaro di Focomorto caratterizzato da qualche panchina, uno scivolo, un paio di giochi a molla, un’altalena normale e una a bilico.
Negli ultimi anni, i bambini e le bambine della scuola “Bruno Ciari”, guidati dai loro insegnanti, hanno dato il nome a quel parco, a proprie spese hanno installato una casetta per il book crossing, i loro genitori (in ricordo di una compagna di classe scomparsa prematuramente) hanno messo a dimora un ciliegio che qualche residente in zona sta annaffiando con cura e dedizione. Il tutto nel rispetto dell’iter burocratico e della normativa vigente.
Da maestro elementare, anche se a pochissimi giorni dalla pensione, credo che anche questo sia un modo per insegnare ai bambini che, in quanto cittadini, possono agire per progettare un “futuro semplice” migliore di questo “presente imperfetto”, nel rispetto dei beni comuni.
Qualche giorno fa, qualcuno non ha dimostrato lo stesso rispetto perché ha rotto l’anta di apertura della casetta dei libri, ne ha strappato alcuni per poi gettare a terra le pagine e ne ha bruciati diversi. (Vedi articolo de Il Resto del Carlino del 27 agosto 2025: Vandali al parco, strappati e bruciati i libri condivisi).
La mia tristezza è doppia: da una parte c’è un gesto vandalico compiuto da ignoti che non riesco a spiegarmi; potrebbe essere il bisogno di dimostrare la propria forza distruttrice per compensare la presenza di fragilità emotive importanti? Si può ipotizzare la voglia egoistica di rovinare per l’incapacità di cogliere l’utilità sociale di una cosa piccola pensata con altruismo? È possibile che sia la tendenza senza motivo a danneggiare qualcosa che si ritiene bello per un complesso di inferiorità o per invidia? Io non lo so ma penso che sarebbe importante rifletterci.
Dall’altra parte c’è il mio pensiero che va a dei ragazzi che sembra non trovino pace, che mostrano segnali di disagio, che fanno fatica ad inventarsi un oggi ed un domani diversi. Mi chiedo e chiedo: questa loro provocazione può essere interpretata come una richiesta di maggiore attenzione? Quanto si sentono ascoltati i ragazzi di oggi? Che cosa hanno da dirci? Quale futuro immaginano per le loro vite?
Io non lo so ma credo ci sia bisogno di interrogarsi seriamente al proposito.
Quando ho fatto un sopralluogo al Parco del Cocomero per verificare i danni ho notato che, in tutta l’area, oltre all’erba da tagliare, ci sono moltissimi cespugli altissimi che ne impediscono l’uso completo da parte dei bambini e delle bambine. E allora, pensando ad una bella canzone di Cat Stevens di tanti anni fa: “Where do the children play?”, mi chiedo e chiedo: “Dove giocano i bambini?”
Quali spazi hanno per la loro socializzazione? Quale cura abbiamo nei confronti degli spazi pubblici? Può l’incuria in cui è lasciato un bene comune influire sul comportamento vandalico di pochi adolescenti?
Io non lo so ma sono convinto che ci sia un gran bisogno di chiedersi che futuro vogliamo per i nostri bambini ed i nostri ragazzi.

P.S. Naturalmente diversi altri genitori ed alunni mi hanno contattato per informarmi e conoscere i miei pensieri e mi hanno espressi i loro. Quella sopra è la lettera che ho scritto ieri al Resto del Carlino. Pochi minuti dopo che ho inviato sono stato contattato dal giornale per un sopralluogo al Parco. Lì ho saputo che anche un mio alunno aveva scritto una lettera e la cosa mi ha emozionato e commosso.
P.P.S. Il Resto del Carlino ha pubblicato oggi questo articolo: Libri al rogo, bambini sotto choc: “Ora non possiamo più leggere