Diffondo una bella iniziativa del Comitato Genitori della scuola primaria Govoni di Ferrara con il caloroso invito a partecipare, anche e soprattutto alle scuole, perché credo che la pace cominci da noi che, anche nel nostro piccolo e con gesti minimi, possiamo fare quel rumore necessario per provare a risvegliare certe coscienze.
In breve, gli organizzatori chiedono di attaccare uno straccetto bianco, come simbolo di pace, allo zaino dei bambini e delle bambine nella giornata di lunedì 26 maggio per dire che non si può restare in silenzio (vedi dettagli più avanti).
La quasi indifferenza generale per la drammatica situazione che le persone di Gaza stanno vivendo è terribilmente preoccupante.
Cosa è rimasto della nostra umanità?
Dove è finita la compassione?
Come faremo a parlare di pace se non la pratichiamo?
Quando faremo capire ai potenti che non vogliamo la guerra?
Perché non reagiamo insieme alle ingiustizie?
Naturalmente uno straccio bianco non fermerà la guerra ma se non faremo niente non cambierà niente… e allora anche gesti piccoli come questo possono far capire che non siamo indifferenti, che siamo per la pace, che siamo stanchi di vedere visi di politici ipocriti che fingono di preoccuparsi.
E allora non stanchiamoci di far gesti piccoli… anche con i nostri alunni e le nostre alunne, perché solo con il nostro esempio, coerente e continuo, possiamo insegnare che se si vuole la pace non bisogna preparare la guerra, ma la pace stessa.
Come educatori abbiamo l’obbligo di insegnare che i cambiamenti si possono ottenere solo studiando, impegnandosi ed organizzandosi.
Come insegnanti dobbiamo far capire che, certe cose, possono cambiare solo lottando insieme.
Come esseri umani non possiamo non concordare che “Fra tutte le ingiustizie che ci sono al mondo, quelle che colpiscono i bambini sono le più ingiuste, le più ignobili, le più odiose”[1].
Come persone di pace abbiamo bisogno di insegnare che, nella vita, “non si può fare a meno di amare e di essere amati”.[2]
Comunque la pensiate, buona partecipazione.
Il Comitato Genitori della Scuola Govoni invita tutte le famiglie a unirsi in un gesto semplice ma potente:
Lunedì 26 maggio, attacchiamo uno straccetto bianco allo zaino dei nostri figli e delle nostre figlie.
Lo facciamo per dire che non possiamo restare in silenzio.
Perché davanti al dolore, alle lacrime, alla morte di troppi bambini, bambine e popolazione civile in generale, non possiamo voltare lo sguardo.
Lo facciamo per chiedere la fine del genocidio in Palestina.
Per ricordare che ogni vita conta.
Perché la pace non è un’utopia, è un diritto.
Lo straccetto bianco è un simbolo.
È un segnale di pace.
È la coda dell’aquilone della poesia di Refaat Alareer, poeta palestinese ucciso nel 2023, che scriveva dei sogni che volano alti nonostante tutto.
Facciamolo insieme. Per chi non ha più voce.
Per insegnare ai nostri figli e alle nostre figlie il valore della solidarietà, della giustizia, dell’umanità.
Un piccolo pezzo di stoffa. Un grande messaggio di speranza.
Comitato Genitori Govoni
Se io dovessi morire
tu devi vivere
per raccontare
la mia storia
per vendere tutte le mie cose
comprare un po’ di stoffa
e qualche filo,
per farne un aquilone
(magari bianco con una lunga coda)
in modo che un bambino,
da qualche parte a Gaza
fissando negli occhi il cielo
nell’attesa che suo padre
morto all’improvviso, senza dire addio
a nessuno
né al suo corpo
né a se stesso
veda l’aquilone, il mio
aquilone che hai fatto tu,
volare là in alto
e pensi per un attimo
che ci sia un angelo lì
a riportare amore.
Se dovessi morire
che porti allora una speranza
che la mia fine sia una storia!
Refaat Alareer

P.S. Lo straccio di pace è un modo semplice e immediato per esprimere il ripudio della guerra, del terrorismo, della violenza.
Emergency ha lanciato lo “straccio di pace” nel 2001, per esprimere contrarietà all’intervento militare in Afghanistan. Lo ha rilanciato nel 2022, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, per dare voce a chi vuole la pace.
La foto di copertina è presa dal sito di Emergency ed è stata ritoccata per questa iniziativa.
[1] Dal discorso del maestro Richet nel film “Gli anni in tasca” di Francois Truffaut.
[2] Come nota 1.