Oggi, 17 maggio, è la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, nonché contro ogni forma di atteggiamento pregiudiziale basato sull’orientamento sessuale. Il Ministero dell’Istruzione invita  i docenti e le scuole di ogni grado, nell’ambito della propria autonomia didattica ed organizzativa, a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
È una bella cosa perché insegna ad essere umani!
Mi chiedo se non sarebbe altrettanto bello coinvolgere, nel modo giusto, anche certi adulti in questa opera educativa: in molti ne avrebbero bisogno.
Nella mia esperienza alle scuole elementari, infatti, mi sono accorto che i bambini non conoscono discriminazioni e non si fanno certi problemi che si fanno invece certi adulti “bacchettoni, bellicosi, bigotti, ripieni di pregiudizi e stereotipi”.
Questi ultimi sembrano terrorizzati da problemi che per i bambini e le bambine non esistono: per i bimbi una persona che ne ama un’altra, ama e basta; per loro un maschio che gioca con le bambole è un bambino che gioca e basta; per loro una persona è come gli va di essere e basta: non hanno i nostri pregiudizi ed i nostri stereotipi.
Invece certi adulti non riescono proprio a digerire che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
A chi ha problemi di digestione dell’art. 3 della nostra Costituzione, ma anche a chi ha voglia di ascoltare, racconto che qualche mese fa leggevo in classe, ad alta voce, “Storia della lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”. Ad un certo punto ho fatto una domanda di comprensione del testo ed una bambina si è confusa rispondendomi che “un gatto abbaiava ed un cane miagolava”.
Prontamente si è corretta ma quello era un errore troppo bello per non provare ad inventare una storia collettiva.
Il giorno dopo ho ripreso la situazione con un piccolo gruppo di bambini e bambine: hanno scelto di iniziare a lavorare  sulla storia di un gatto che voleva imparare ad abbaiare.
Nei giorni successivi, l’abbiamo integrata in classe con l’aiuto degli altri bambini e delle altre bambine.
Quella di seguito è la mia trascrizione di quello che i bambini hanno immaginato con l’aiuto delle mie domande-guida.
Se noi adulti ci possiamo leggere dei riferimenti all’orientamento sessuale, i bambini ci hanno letto soltanto una storia che a loro piace.
Comunque la pensiate buona lettura.

IL GATTO CHE VOLEVA IMPARARE AD ABBAIARE
C’era una volta un gatto di nome Luce che voleva imparare ad abbaiare perché dentro di sé si sentiva per metà gatto e per metà cane.

Per Luce era una cosa naturale e non una stranezza perché lui si era sempre sentito così.
Da quando era nato sapeva fare a dire MIAO senza che nessuno glielo avesse insegnato ma, adesso che era più grande, non riusciva proprio ad imparare a dire BAU.
Quando era da solo e nessuno lo poteva vedere e sentire, Luce si esercitava tanto ma tutto quello che gli usciva dalla bocca era un verso strano: MIAOB, MIAOBA, MAOBA, MABAU, MAI BAU che non era né un miagolare né un abbaiare.
Luce così non stava tanto bene.
Un bel giorno decise di prendere il coraggio a due mani e andare nel quartiere dove abitavano i cani per cercare quello più vecchio e saggio a cui chiedere un aiuto.
Aveva un po’ paura nel fare questa cosa perché doveva attraversare un vialetto abbandonato e sapeva che i cani potevano accoglierlo a ringhi e morsi.
Invece, quando arrivò nel quartiere dei cani, questi lo accolsero un po’ sospettosi e gli chiesero: “Tu chi sei? Da dove vieni? Cosa vuoi? Perché sei qui?”
Il gatto rispose: “Mi chiamo Luce, vengo da un cortile qui vicino e sto cercando il cane più vecchio e più saggio perché vorrei imparare ad abbaiare come voi”.
Diversi cani si misero a ridere ma smisero subito perché, nel frattempo, era arrivato il cane vecchio e saggio.
Il vecchio cane chiese a Luce: “Tu sei un gatto. Perché vuoi imparare ad abbaiare?”
Luce rispose: “Perché io vorrei essere un cane! Da fuori, voi mi vedete come un gatto ma, dentro, io mi vedo come un cane. Lo so che può sembrarvi strano, ma io mi sento così: metà cane e metà gatto. Certe volte vorrei essere solo un cane e altre volte solo un gatto ma, dentro di me, io sono tutti e due.”
Qualcuno restò di stucco, qualcuno non capì bene e qualcuno si mise a prendere in giro quel gatto. Il vecchio, senza abbaiare ma alzando solo una zampa, fermò subito gli stupidi dicendo: “Tutti devono sentirsi liberi di essere come si sentono; l’importante è che siano in pace con se stessi.
Gli altri sono molto importanti ma noi non dobbiamo farci condizionare troppo da come ci vedono.
Ad esempio, dicono che noi cani rincorriamo i gatti per morderli e fargli del male ma quella non è la realtà ma sono cose che si vedono solo nei cartoni animati e nei film.
Lo sanno bene i bambini che hanno sia un cane che un gatto.
Ognuno deve poter essere quello che si sente di essere.
Io conosco dei ragni che si sentono coccinelle, dei rospi che si sentono trote, delle aquile che si sentono passerotti e delle pecore che si sentono lupi.
Ognuno ha la sua storia perché tutti noi siamo unici.
È una sfida molto difficile e può farcela soltanto chi lo vuole.
Tu hai forza e coraggio da volerlo davvero?”

A questo punto ci siamo fermati perché ho chiesto a ciascuno come avrebbe continuato la storia.
Quindi quelli che seguono sono alcuni finali che hanno trovato i bambini e le bambine della classe seconda che sto frequentando; i nomi sono frutto della mia fantasia mentre i finali sono frutto della loro.


FINALE DI MARCO
Il gatto rispose: “Io sento che ce la farò”.

Il cane disse: “Ok ma dovrai seguire i miei insegnamenti”.
Tutti gli altri cani d’un tratto abbracciarono il gatto Luce.
Luce, accolta da quell’abbraccio, chiuse gli occhi e riuscì a dire: “Bau”.
Il cane saggio disse: “Bravo Luce, sei stato in grado di superare la prova più difficile: fidarsi degli altri animali”.

FINALE DI ELEONORA
Sì, mi sento davvero di farcela, sono sicuro di me.
Va bene visto che sei pronto possiamo incominciare la prima lezione
Il cane saggio accompagnò Luce in un’aula che solitamente usava per insegnare ai cuccioli a non mordicchiare.
Proprio grazie ai cuccioli di cane indisciplinati, Luce piano piano imparò ad abbaiare e grazie a lui i piccoli impararono a non mordicchiare.
Infine Luce tornò a casa sua felice per aver imparato ad abbaiare e ad aver scoperto che non bisogna mai arrendersi e non bisogna aver paura di chiedere aiuto.

FINALE DI MARCELLO
Il gatto rispose: “Mi sento forte e coraggioso per affrontare questa sfida.

FINALE DI GABRIELE
“Sì, io lo voglio davvero” rispose Luce.

Il vecchio saggio chiamò un grosso nuvolone tutto nero che si chiamava Bonne Suite.
Il nuvolone liberò su Luce una delicata cascata di polvere fosforescente.
Il gatto si toccò una tempia, sentì una scossa e subito dopo fu in grado di abbaiare.
Luce si sentì felice come non mai.
Per ringraziare Bonne Suite gli regalò otto cuori gommosi.
Al vecchio saggio gli diede tre mashmellow.
Poi Luce si trasferì con la sua roulotte nel cortile dei cani che da quel momento diventarono tutti suoi amici.

FINALE DI CARLO
Il cane vecchio e saggio gli disse di dire “Bau” ma il gatto non riuscì a ripeterlo.

Lui ci provò sempre fin quando riuscì a dire: “Bau” e tutti i cani lo applaudirono.

FINALE DI GIORGIO
Il cane saggio chiama tutti i cani e tutti i gatti dai villaggi vicini e gli propose di scambiarsi per una settimana.

I gatti faranno i cani e i cani faranno i gatti.
Alla fine decideranno chi e come rimanere.

FINALE DI CLAUDIO
Infine Luce ha imparato ad abbaiare perché era andato per un anno alla scuola dei cani.

FINALE DI SANDRA
Ci provarono così tanto ma così tanto che un giorno il cane vecchio gli chiese di dire: “Ba”. Luce rispose: “Ba”

Poi le chiese di dire: “U”
Luce rispose: “U”
Poi il cane vecchio e saggio gli disse: “Adesso dillo tutto attaccato: Bau”.
Ci provarono così tante volte che alla fine a Luce gli uscì un bel “Bau”.
Quando il gatto Luce tornò dai suoi amici gatti, li salutò dicendogli: “Bau”
Tutti rimasero a bocca aperta poi però gli fecero un abbraccio di felicità e vissero tutti felici e contenti.

FINALE DI FRANCESCA
Luce rispose: “Io sono un tipo molto coraggioso e voglio andare alla scuola dei cani”.

I cani fecero presto amicizia con Luce e il vecchio cane saggio lo mandò nella scuola dei cani dove con tanto esercizio imparò ad abbaiare.
Luce era felice.
Il vecchio saggio gli regalò un osso giocattolo.

FINALE DI ALESSANDRO
Il gatto rispose di sì.

Allora il cane saggio gli disse di andare alla scuola migliore della città e studiare per due anni.
Quando il gatto tornò dal cane saggio sapeva miagolare ed abbaiare.
Il gatto era felicissimo.

FINALE DI STEFANO
“Sì, lo voglio davvero”.

Quindi mandò Luce in una scuola per imparare ad abbaiare.
Un giorno Luce decise di dire “Miao” apposta.
Ma si sbagliò e invece di dire “Miao” disse: “Bao”.

FINALE DI MARIKA
“Sì, lo voglio, io lo voglio perché mi sento mezzo gatto e mezzo cane, perché così mi sento me stesso. Mia mamma e tu mi avete insegnato che ognuno di noi si può sentire come si sente”.

FINALE DI ROSA
Il gatto rispose: “Sì, io voglio imparare ad abbaiare. Voglio mangiare come voi, scodinzolare come voi, insomma voglio essere un po’ cane e un po’ gatto”.

Il cane saggio allora lo portò alla scuola dei cani e Luce imparò finalmente a fare tutte le cose che sanno fare i cani.

FINALE DI SERGIO
Così il cane lo porta alla scuola per cani dove impara ad abbaiare ma così bene che adesso ha più amici cani che gatti e certe notti canta la serenata alla luna piena.

FINALE DI FEDERICA
Il gatto Luce pensò un po’ e rispose: “Ognuno di noi è unico, dobbiamo essere noi stessi e liberi di dire e fare quello che ci sentiamo anche se ci sarà sempre qualcuno che ci prenderà in giro. Spero do avere forza e coraggio e non essere condizionato da altri. Il vecchio cane disse: Luce vieni con me che ti insegno ad abbaiare.

Dopo qualche giorno Luce imparò ad abbaiare anche se a volte faceva Miao al posto di Bau. Tutti i cani furono sorpresi da Luce e fecero una grande festa a cui parteciparono anche tutti gli amici gatti di Luce.

FINALE DI ADRIANA
Il vecchi cane saggio insegnò a Luce ad abbaiare così lui in qualsiasi momento poteva esprimersi come voleva con un miao o un bau ed essere sempre libera e felice.

FINALE DI PAOLO
Il gatto Luce rispose: “Sì, ho coraggio davvero”. Così la gatta iniziò ad abbaiare dopo diversi tentativi uscì dalla sua bocca un forte bau.
Tutti i cani applaudirono Luce. Il cane saggia gli fece i complimenti dicendo agli altri cani che non bisogna mai prendere in giro gli altri.

FINALE DI GIULIO
Sì vorrei tanto imparare ad abbaiare.

Allora vieni ti porto alla scuola dei catti cioè la scuola dei cani e dei gatti.
Infine il cane saggio portò Luce in una casa fatta di legno e gli disse di ripetere: “Mai Bau”
Luce ripetè: “Mai Bau”
Bene ora stacco Mai e dì solo Bau tre volte.
Luce finalmente rispose Bau.

FINALE DI NICOLA
“Sì, certo voglio imparare ad abbaiare come voi” disse Luce.

Allora, rispose il vecchi cane, dovrai andare tre mattine alla settimana alla scuola Ga.Ca. che si trova oltre il lago oscuro, in cima al monte scivoloso
Per un anno intero Luce andò a scuola e imparò ad abbaiare benissimo in tante lingue diverse.
Prese il diploma, andò dai cani e cantò per loro una canzone dei Queen, abbaiando i cani fecero un grande applauso e divennero grandi amici.

FINALE DI EDOARDO
“Sì, io ho voglia e coraggio” rispose Luce.

Il vecchio cane gli chiese di andare in una scuola per cani e gatti così quando la maestra gli chiese di dire “Miao” a lui venne spontaneo dire “Bau”.
Quando tornò dal vecchio cane, tutti applaudirono Luce perché era stato bravissimo.

FINALE DI CINZIA
Il giorno dopo, il gatto Luce e il cane saggio si misero a fare le prove come due grandi attori.

Il gatto Luce insegnò a miagolare al cane.
Il vecchio cane insegnò ad abbaiare al gatto.
Quando il cane saggio sentì il gatto Luce abbaiare e Luce sentì il vecchio cane miagolare capirono tutti e due che ognuno può imparare a fare “Miao” o “Bau”.

P.S. La storia è apparsa sul numero 89 de La Gazzetta del Cocomero.