“My baby just a wrote me a letter”; si sente questa frase più volte ascoltando The Letter, una bella canzone dei Box Tops resa magistrale nell’interpretazione di Joe Cocker: (trad. La mia bambina mi ha appena scritto una lettera).

Anche a me hanno appena scritto una lettera: me l’ha scritta l’Agenzia delle Entrate per segnalarmi che da un loro controllo automatizzato hanno riscontrato un errore nella mia dichiarazione dei redditi del 2019. Mi hanno chiesto pertanto di pagare la somma di 16 euro e 30 centesimi che ho versato pochi minuti dopo aver ritirato la raccomandata all’ufficio postale.
Nonostante mi affidi ad un Centro di Assistenza Fiscale, so che con tutti quei numeri ci si può sbagliare.
Dalla lettera dell’Agenzia delle Entrate deduco che ci sono controlli accurati su chi paga le tasse e questa è una bella cosa.
Trovo che sia giustissimo far pagare gli errori a chi (involontariamente) li ha commessi e anche questa è una bella cosa.
Pagare sapendo di partecipare al rafforzamento dei servizi pubblici mi fa sentire parte di un insieme.
Tutto ciò mi fa star bene e mi fa pensare di vivere in un Paese civile.
Dopo questa considerazione, però, sono costretto a dedurre anche che, essendo l’Italia un Paese che ha un’evasione fiscale di oltre 80 miliardi di euro, i controlli sono effettuati molto bene su chi paga e forse un po’ meno bene su chi non paga.

Visto che le imposte si basano sul principio costituzionale secondo il quale ognuno deve contribuire alle spese dello Stato in proporzione ai propri mezzi e considerato che le imposte servono per pagare i servizi pubblici in generale (ad esempio la scuola, la sanità, la protezione sociale, ecc.) mi chiedo con quale impegno e determinazione, nel tempo, i nostri governanti si siano impegnati per combattere la piaga dell’evasione fiscale.
Mi chiedo anche perché una persona che ruba oggetti o denaro sia chiamato “ladro” mentre chi ruba soldi allo Stato (cioè alla collettività quindi a noi tutti) sia definito eufemisticamente “evasore fiscale” e non “ladro”.
Mi preoccupa moltissimo anche il pensiero comune di molti italiani che considerano chi evade una persona “furba” e non un “ladro”.
Tutto ciò NON mi fa star bene e mi fa pensare di vivere in un Paese INcivile.
Finché non riusciremo a chiamare le cose e le persone con il loro nome, non riusciremo a crescere ed è anche per questo che continuo a pensare che il nostro Paese abbia un immenso problema educativo.
P.S. La bellissima vignetta di apertura è di Mauro Biani e mi aiuta a confessare che non mi sono mai finto (e mai mi fingerò) gioielliere. Anche la vignetta qui sopra è del bravissimo Mauro Biani.
