Quando chiedi ai bambini e alle bambine se il loro nome gli piace e se vorrebbero cambiarlo, quasi sempre rispondono che gli piace e vorrebbero tenersi quello che hanno.
Quando invece spieghi ai bambini e alle bambine che nella cultura dei Nativi Americani (i cosiddetti “Indiani” o “Pellerossa”) il nome viene scelto in base al proprio spirito e spesso cambia più di una volta nel corso della vita, allora gli vien voglia di cambiarsi il nome per “battezzarsi” di nuovo.
Se poi gli si fa qualche esempio (Nuvola Rossa, Cavallo Pazzo, Toro Seduto, ecc.) e si coglie l’occasione per chieder loro di abbinare una qualità al nome di un elemento naturale che si sentono dentro, allora si hanno delle belle sorprese.
Infatti i nomi dei nativi americani sono unici, suggestivi, hanno significati potenti: quindi sono belli dentro e anche fuori: ai bambini e alle bambine piacciono molto.
Questi sono i nomi che i bambini e le bambine di seconda si sono dati qualche giorno fa:
ERBA CRESCIUTA
COCCINELLA ROSSA
SOLE SPLENDENTE
PUGNO ALZATO
NUVOLA FELICE
CAVALLO VELOCE
PAPPAGALLO CINGUETTANTE
CANE RABBIOSO
GATTO GIOCOSO
TORO SVEGLIATO
CIGNO BIANCO
LUNA CRESCENTE
FALCO ARRABBIATO
STELLA DORATA
ANGELO SORRIDENTE
CANE BALLERINO
LEONE INFURIATO
CAVALLO CALCIANTE
DAINO INFELICE
FARFALLA FELICE
ORSO DANZANTE
GATTO DOLCE
Quando ho proposto questo gioco, ho raccontato che più di 20 anni fa, a Cocomaro di Cona, vennero a trovarci dei Lakota Sioux, invitati dalla maestra di inglese: Laura. Loro si son mostrati molto interessati e se lo siete anche voi potete leggere l’articolo apparso sulla Gazzetta del Cocomero del maggio 1999 che incollo di seguito.
Comunque la pensiate, buona lettura e buon ricordo per chi c’era.
LAKOTA SIOUX A COCOMARO
Abbiamo ospitato nella nostra scuola “Wambli Moni” Renè Mills [1] che ha cantato e pregato per noi. Ha risposto alle nostre domande e ci ha parlato della sua visione di Pace, Unità, Amore e Solidarietà mondiali.

Tempo fa nella nostra scuola sono venute alcune persone a farci conoscere le tradizioni dei “Nativi Americani” della tribù Sioux Lakota. Sono stati invitati dalla nostra maestra di inglese.
Erano due maschi, due femmine e un bambino piccolo; i due maschi e una delle femmine erano fratelli tra di loro invece l’altra signora con il bambino era la moglie del fratello più giovane.
I due maschi e la signora con il bambino parlavano l’inglese americano e avevano bisogno di una traduttrice perché erano puri e nati in America; invece l’altra signora parlava un poco l’italiano perché è nata durante un viaggio in Italia dei suoi genitori e poi ci è tornata più volte.
Mi ha colpito molto il modo di vestire dei due maschi perché avevano delle pantofole fatte con pelle di vitello marrone ai piedi, le giacche da capo tribù e una collana fatta con dei legnetti legati assieme; inoltre uno dei due aveva legata nei capelli una piuma fucsia e verde invece l’altro aveva una treccia.
Quando sono entrati nella scuola tutte le classi erano già in palestra seduti a forma di cerchio così loro per parlare si sono messi nel mezzo.
All’inizio loro ci hanno detto i loro nomi che sono molto difficili e ci hanno piegato i loro mestieri.
Il più anziano è un capo spirituale (un sacerdote da noi) di nome Wambli Moni e l’altro è un guerriero della pace che insegna ai bambini indiani le tradizioni, a leggere, a scrivere e gli fa fare delle gite dentro ai boschi.
Finito di spiegare questo, ci hanno salutati cantando una canzone accompagnata da un tamburo; il canto era molto bello anche se non ci si capiva niente perché era cantata nella loro lingua.
Alla fine di questa bellissima canzone, noi gli abbiamo fatto un mega applauso ma loro si sono arrabbiati e hanno detto che non avevamo capito niente e che loro non volevano l’applauso perché il canto era un saluto speciale perché erano onorati di essere con noi e non si battono le mani quando uno ti saluta.
Finito il saluto il più anziano ha chiesto ai maestri dove è l’est, poi si è voltato verso il punto cardinale dove nasce il sole e ci ha benedetti con delle erbe speciali che prima ha bruciacchiato, mandando il fumo in tutte le direzioni.
Poi Wambli Moni (il più anziano) ci ha mostrato una bellissima piuma d’aquila e ci ha raccontato che quella piuma, regalatagli da una sua amica, non aveva mai toccato per terra.
Poi ci ha detto che anche noi abbiamo una piuma, che riesce a comprendere, amare, capire ma soprattutto che ti fa vivere, in poche parole lui voleva dire che la nostra piuma è il nostro cuore. C’è stato qualcuno della nostra classe che non aveva capito e credeva che il capo Wambli Moni desse ad ognuno una vera piuma.
Dopo questo breve racconto abbiamo fatto delle domande; io gli ho chiesto se i loro nomi avevano un significato tradotto in italiano e lui mi ha risposto che ogni nome dato ai bambini appena nati veniva da dentro il cuore e quindi anche i loro nomi avevano un significato.
Un altro bambino di quarta ha chiesto se loro “Nativi Americani” credevano in un solo Dio; Wambli Moni ha risposto che, ad esempio, quando una persona va a pregare sotto ad un quercia, questa sente un forte legame con quell’elemento naturale e così per il vento, per le montagne, per l’acqua, per la terra, eccetera.
Infine il Guerriero della pace ci ha detto che i loro colori della pace sono: giallo, rosso, bianco e nero e loro questi colori li avevano dipinti sulla giacca.
Alle quattro e mezza loro sono andati via e noi siamo ritornati a casa prima però ci hanno voluti salutare uno per uno.
Questo incontro mi è piaciuto molto perché ho conosciuto delle altre tradizioni molto interessanti ed ho capito quanto può essere importante la natura per una popolazione.

[1] “Lo sai che gli alberi parlano? Sì, parlano. Parlano l’un con l’altro e parlano con te, se li stai ad ascoltare.
Io stesso ho imparato molto dagli alberi: talvolta qualcosa sul tempo, talvolta qualcosa sugli animali, talvolta qualcosa sul Grande Spirito” (Tatanga Mani – Bisonte che cammina, 1871-1967
Tribù Stoney, Canada)
René Mills “Wambli Moni” è nato a Reno (Nevada) nel 1946 da padre Lakota e madre Soshoni. Dopo aver iniziato la sua vita spirituale nella riserva Navajo dove ha vissuto per sette anni, si è trasferito nel 1978 nella riserva dei Lakota Oglala seguendo il richiamo delle sue origini. Accanto agli studi spirituali ha completato la sua cultura in diversi college conseguendo il diploma di belle arti, il diploma in sociologia e teologia e il master degreè in educazione e amministrazione.
Da oltre 28 anni segue le tradizioni spirituali del suo popolo.
Wambli Moni è membro della tribù Oglala Lakota della riserva indiana di Pine Ridge in Sud Dakota U.S.A..
È capo spirituale (conduttore della via del Peyote) della Chiesa nativa americana del Sud Dakota ed è un portatore della Sacra Pipa e praticante della religione tradizionale Lakota, con cerimonie come la Capanna di Purificazione, la Danza del Sole, la via Lakota della Cerimonia del Peyote e della Capanna Sudatoria del Peyote.
Wambli Moni ha ricevuto un profondo messaggio sulla Montagna Sacra di Bear Butt vicino alle Back Hills in Sud Dakota.
Era il tempo dell’Alba della Stella del Mattino e dell’Alba del Sole Nascente e da quel momento egli cerca di compiere il suo impegno con Wakantanka (Grande Spirito) viaggiando nelle quattro direzioni del colori sacri Lakota: nero/ovest, rosso/nord, giallo/est, bianco/sud.
Il suo compito è pregare per Madre Terra e Nonna Terra, per tutte le razze e le nazioni della Terra.
Attualmente dedica la sua vita al suo progetto spirituale.
“La visione di Pace, Unità, Amore, Solidarietà mondiali raggiunte attraverso l’unione spirituale fra le razze è condivisa oggi da milioni di persone in tutto il mondo.
Pace, unità e giustizia sono il centro dei diritti umani per questo decennio e per il tempo che verrà nel terzo millennio.
Molti della riserva Oglala Lakota Sioux di Pine Ridge vorrebbero condividere questa visione globale con la comunità del mondo.
L’equilibrio e l’armonia della terra è interdipendente dall’equilibrio e l’armonia nelle relazioni fra le razze nel villaggio globale in cui viviamo.
Non possiamo più vivere odiando le altre razze e le altre religioni, ma possiamo invece esprimere la nostra umanità vivendo in comprensione, tolleranza e rispetto reciproco, vivendo con grande comprensione e amore per il prossimo e rispettando la vita e tutte le sue creazioni di questo mondo e di questo universo.
Questo è il vero messaggio della parola Lakota “Mitakuye Oyasin” – siamo tutti fratelli.