“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione” (Voltaire)
Noi persone libere, nella primavera del 2020, eravamo tutte terrorizzate dalla diffusione del Covid-19.
È facile dedurre che anche gli agenti di polizia penitenziaria avessero paura.
È altrettanto facile immaginare che le persone detenute ne avessero ancor di più poiché temevano di non avere alcuna possibilità di salvarsi se il virus, in un qualche modo, avesse superato le porte del carcere.
In quel clima molto teso, in diversi istituti penitenziari sono avvenute proteste per chiedere garanzie di protezione e mascherine.
Tali proteste sono avvenute anche nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
Uno fra i modi più diffusi che le persone detenute hanno per protestare è la battitura: cioè il battere con oggetti vari le sbarre della cella.
Pare che, in quel carcere, lo abbiamo fatto per un’ora circa.
Il giorno dopo la reazione di certi agenti di polizia penitenziaria a quella forma di protesta è stata violenta, feroce, brutale, tremenda.
Con il proposito di “abbatterli come vitelli” (frase usata nella chat di quegli agenti) li hanno picchiati con i manganelli, li hanno presi a calci, a ginocchiate, a schiaffi e a pugni.
La documentazione filmata di tutto ciò è stata riportata dal quotidiano Domani ed è ormai di dominio pubblico. Le immagini sono tremende ed inequivocabili ma, come è giusto, bisognerà aspettare che la magistratura compia tutti i suoi passi.
Vale la pena ricordare che, per la nostra Costituzione, “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”; pertanto mi chiedo e vi chiedo:
– Quella reazione era l’unica possibile ad una protesta?
– Quella reazione può essere considerata “rieducativa”?
– Con quale spirito dovrebbero rispettare le leggi quelle persone detenute se chi avrebbe dovuto dare l’esempio si è comportato infrangendo la legge?
– Sarebbe successa la stessa cosa se fra quelle persone ristrette nel carcere di Santa Maria Capua Vetere ci fosse stato il senatore Formigoni o un’altra persona anche solo mediamente importante?
– Quanti avrebbero creduto a una cosa simile se non ci fossero stati i filmati?
– In quanti staranno pensando che la reazione di quegli agenti sia stata giusta e che quelle persone detenute se la siano meritata perché “certa gente bisognerebbe metterla dentro e buttare via la chiave”?
Entro nella casa circondariale da più di 5 anni per curare Astrolabio, il giornale del carcere di Ferrara insieme ad una redazione di persone detenute quindi conosco, anche se in parte, il difficile lavoro degli agenti di polizia penitenziaria. Per chi lavora in un’istituzione totale così complessa credo sia necessaria ed urgente un’attenzione scrupolosa ed un supporto di attività di prevenzione e di formazione, basate soprattutto sulla cura dell’aspetto relazionale.
Riconosco pertanto le ragioni delle recriminazioni degli agenti penitenziari a proposito delle carenze di organico e di formazione.
Queste ragioni però non possono essere motivi sufficienti per giustificare l’operato illecito di quella minoranza di agenti, come certi politici vorrebbero far credere.
Mi spiego meglio, io penso che la solidarietà che ha espresso Matteo Salvini ai 52 agenti di polizia penitenziaria che hanno picchiato selvaggiamente molte persone detenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sia di una gravità inaudita.
Infatti il messaggio che comunicano le sue parole è una bestemmia contro la Costituzione, è una giustificazione della violenza, è un’autorizzazione alla tortura, è uno sberleffo alla legalità, è una provocazione vergognosa.
In questo modo Matteo Salvini incoraggia le maniere brutali e volta le spalle alla grande maggioranza di agenti della polizia penitenziaria seri, onesti, preparati che fanno dignitosamente il proprio lavoro fra mille difficoltà.
Ai suoi seminatori di odio, vorrei fare una domanda: provate ad immaginare, anche se non volete, di entrare in un carcere… per favore, non dite: “A me non succederà mai” perché anche moltissime delle persone che ho conosciuto in carcere dicevano la stessa cosa prima di entrarci… provate ad immaginare di essere dentro e poi chiedetevi come vorreste che fossero gli agenti di polizia penitenziaria?
Sono convinto che anche voi li preferireste in una versione più umana e professionale di quella minoranza che oggi riceverà addirittura la solidarietà di un ex ministro dell’interno.

P.S. La vignetta è di Mauro Biani