Durante le 8 ore di scuola del tempo pieno, qualcuno dei bambini e delle bambine della classe prima che sto frequentando sente la mancanza della mamma.
Se gli si chiede, loro ti dicono “Mi manca anche il papà” ma, normalmente, a loro viene naturale avvicinarsi e dirmi sottovoce: “Mi manca la mamma“.
Mi sembra normale visto che, per molti di loro, è la prima volta che stanno fuori di casa così tanto.
Mi sembra normale soprattutto dopo sei mesi e mezzo che non frequentano la scuola dell’infanzia.
Mi sembra normale quando si affronta un cambiamento.
Anche se la loro non è una domanda diretta, c’è comunque un sottinteso: “…e adesso come faccio?” quindi è ovvio che si aspettano una mia risposta.
Io provo a tranquillizzarli dicendo loro le solite cose: “Sono sicuro che anche la mamma ti sta pensando e quando ci si pensa in due, anche se si è lontani, sembra quasi di sentirsi vicini”. Oppure: “Vedrai che il momento di incontrare la mamma viene presto”. O ancora: “È normale: anche a me manca qualcuno ma so, nella mia testa, che presto ci si potrà vedere e abbracciare”. O infine: “Io so che ci sono delle mamme a cui mancano molto i loro figli, dopo che li hanno accompagnati a scuola; qualcuna piange. Forse la tua potrebbe essere una di queste: mi raccomando, quando vedrai la mamma all’uscita da scuola, falle un abbraccione così lei starà meglio e la prossima volta non piangerà più”.
Qualche volta funziona ma, spesso, la stessa bambina (o lo stesso bambino) tornano e mi dicono ancora: “Mi manca la mamma“.
Quando sento che i miei metodi non funzionano, chiedo consiglio ai bambini e alle bambine della classe perché spesso i loro consigli sono più efficaci dei miei.
Di seguito i loro consigli ad una loro compagna che sentiva la mancanza della mamma e che, secondo lei, avrebbe avuto bisogno di “un abbraccio lungo 11 ore”; l’assemblea era dedicata al tema: “Come e cosa si può fare quando si sente la mancanza della mamma (o del papà) e si è a scuola?”
– Io, quando sento arrivare la mancanza della mamma, non ci voglio pensare.
– Io penso a qualcos’altro e poi mi passa.
– Io invece penso alla mamma così mi sembra di sentirla dentro.
– Io abbraccio lo zaino così la sento vicina perché me lo ha preparato lei.
– Io abbraccio la felpa perché si sente il suo profumo.
– Io abbraccio il tappetino per fare ginnastica perché è della mia mamma.
– Io ho una fotografia, la guardo e la tengo in mano un pochino.
– Io le faccio un disegno e quando arrivo a casa glielo regalo.
– Io la abbraccio forte alla mattina prima di venire a scuola.
Evidentemente i loro consigli sono molto più credibili dei miei perché spesso funzionano meglio.
Questi sono fra i momenti di scuola che danno più soddisfazione… a quanto pare, non solo a me.
I disegni che ho usato in questo post li hanno fatti due bambini in classe con me.

Grande Maestro, Ti scrivo per ringraziarti di questo bell’articolo che apprezzo per la sua concretezza e poesia. Queste parole mi riportano all’essenza del FARE SCUOLA in un momento in cui la scuola è raccontata prevalentemente da parole come “distanziamento”, didattica a distanza, banchi monoposto….termoscanner…ecc. Un grande abbraccio. Donatella
… Bisogna solo ascoltarli!… Il segreto del buon maestro… Che bel pezzo Mauro, commuovente.
Che bello che dei bambini siano così ascoltati, e abbiano la possibilità di insegnarci tanto. Grazie