renzi-salvini-alfanoMatteo Renzi e Matteo Salvini (i due Mattei) hanno in comune, oltre ad un passato di partecipazione a quiz televisivi, anche un arroganza ed una faccia tosta non comuni.
Recentemente sono stati entrambi protagonisti di quelle che, secondo il mio modesto punto di vista, chiamerei: “citazioni indebite“. Vediamo i due casi.
Caso Matteo n° 1. Il premier Matteo ‘enzi, durante la conferenza stampa del 12 marzo scorso in cui ha presentato la sua proposta legislativa di cosiddetta “buona scuola”, ad un certo punto ha mostrato una striscia del fumettista americano Charles Schulz, creatore dei Peanuts.
Nella striscia Lucy si lamenta con Charlie Brown che la maestra non abbia ascoltato il suo consiglio su come gestire la classe. Questo il dialogo fra i due:
Lucy: La maestra non ascolta mai i miei suggerimenti. Ci chiedeva di suggerirle come dovrebbe essere gestita la classe. Non mi ha ascoltato per niente.
Charlie Brown: Quale era il tuo suggerimento?
Lucy: Potere al popolo!
Renzi&LucyIl fedele Filippo Sensi, portavoce di Matteo ‘enzi, ha subito postato la striscia sul suo profilo twitter.
Matteo ‘enzi ha citato indebitamente Schulz che invece è stato notevole per la sua abile critica sociale tanto che “riuscì ad essere pungente con ogni tema che scelse. Nel corso degli anni spaziò su tutto, dalla guerra del Vietnam ai regolamenti sull’abbigliamento scolastico alla “nuova matematica”. Una delle sue sequenze più premonitrici risale al 1963, quando inserì nel cast il personaggio di un bambino chiamato “5”, le cui sorelle si chiamano “3” e “4”, il cui padre ha cambiato il cognome della famiglia nel proprio codice postale per protestare su come i numeri vadano a sostituirsi alle identità delle persone. Un’altra sequenza critica l’ossessivo voler organizzare i giochi dei bambini.” (Wikipedia)
Viene da chiedersi: perché, un politico autoritario ed pseudodemocratico come Matteo ‘enzi (un “bullo istituzionale” come lo ha definito un noto politico), usa una vignetta in cui una bambina non si sente ascoltata dalla maestra e suggerisce di dare il potere al popolo?
È forse convinto di aver lasciato il potere al popolo con la sua pseudo campagna di ascolto? Voleva ironizzare con chi chiede più potere al popolo?
foto-lapresse-500x326Caso Matteo n° 2. In un comizio a Roma, il 28 febbraio scorso, Matteo Salvini ha fatto riferimento tre volte al testo di Don Lorenzo Milani “L’obbedienza non è più una virtù“.
Naturalmente, per poter affermare che “è giusto disobbidire” non si sa bene a che cosa; lo ha citato in maniera indebita, strumentale e addirittura perversa per la sua capacità di non considerare assolutamente né il contesto né la coerenza umana e pedagogica del priore di Barbiana.
Mi scapperebbe un: “Salvini spiazza la piazza” ma poi ho pensato che molte delle persone presenti a piazza del Popolo sono abituate a “fare di tutte le erbe un fascio” e forse non si sono sentite spiazzate perché non sanno chi è stato e cosa rappresenta Don Milani per la scuola italiana.
Per fortuna ci ha pensato Michele Gesualdi, presidente della Fondazione don Lorenzo Milani, cresciuto insieme a Francuccio alla scuola di Barbiana a scrivergli una bella lettera.
Comunque risolviate il caso Mattei criticando entrambi, buona lettura.

barbiana2007_g (3)Barbiana, 4 marzo 2015
Caro Salvini, ho letto su “Famiglia Cristiana” che nel comizio che hai tenuto alla manifestazione promossa dalla Lega a Roma, hai richiamato don Lorenzo Milani.
Famiglia Cristiana ha risposto molto bene e non aggiungo altro.
Desidero solo, come presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani e come diretto testimone dell’intera esperienza di Barbiana e della sua scuola, suggerirti di leggere qualche scritto di don Lorenzo, perché probabilmente non hai approfondito nulla del suo pensiero e della sua opera e parli per sentito dire e forse sbagli personaggio.
Per questo ti faccio omaggio del libro “L’obbedienza non è più una virtù”, che contiene la lettera ai cappellani militari, l’auto difesa e gli atti del processo che don Lorenzo subì a seguito della denuncia di gente che la pensava come molti che erano alla tua manifestazione.
Se trovi un paio d’ore per leggerlo ti rendi conto di quanto è distante il tuo pensiero da quello moderno e futuribile del Milani.
Ho detto futuribile perché lui è morto 48 anni fa ed è morto a 44 anni.
Quando per un personaggio il tempo della morte supera quello della vita e continua ad essere attuale, significa che siamo di fronte ad un uomo del futuro che ha intuito e sostenuto verità che non tramontano facilmente.
01DonMilaniPer stimolarti a leggerlo ti trascrivo una frase contenuta nella lettera ai cappellani militari, che fu incriminata: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che nel vostro senso io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri“.
Lui sarebbe stato sicuramente uno che tu avresti voluto cacciare come straniero, del resto coloro che oggi sarebbero stati tuoi sostenitori cercarono di cacciarlo in galera e non ci riuscirono unicamente perché il suo padre Celeste lo chiamò a sé qualche mese prima che la sentenza di appello condannasse lo scritto.
Buona e proficua lettura.

Michele Gesualdi