festiva-saperiRicevo, diffondo, partecipo ed invito alla partecipazione chiunque abbia voglia di mettersi in “viaggio nella comunità dei saperi”.
PREMESSA

Il Rapporto Eurostat 2013 sull’ istruzione nei Paesi UE ha certificato una realtà italiana nota soprattutto a coloro che si occupano di scuola ma purtroppo poco considerata da coloro che ci rappresentano e che dovrebbero dare al nostro Paese un sistema formativo adeguato all’evoluzione della società e ai diritti indicati nella nostra Carta Costituzionale: l’Italia è all’ultimo posto in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura (1,1% a fronte del 2,2% dell’Ue a 27). Secondo il rapporto, il nostro Paese segue a fatica il resto dell’Europa: nel 2012 il 17,6 per cento degli studenti di scuola secondaria ha lasciato gli studi contro il 12,8 europeo. Solo il 21,7 per cento si è diplomato contro la media Ue del 35,8 per cento. E siamo il fanalino di coda anche per numero di laureati (15% della popolazione), ma la percentuale è la metà della media OCSE (31 %) e la popolazione in pericolo di analfabetismo di ritorno tocca livelli del 30%.
Tullio de Mauro ci racconta che “Più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l’informazione scritta e molti anche quella parlata”. Il quadro delineato dal linguista sull’analfabetismo di ritorno della nostra popolazione ha influenze negative anche sul grado di consapevolezza con cui gli elettori esprimono le scelte politiche: “Molti sono spinti a votare più con la pancia che con la testa”. Inevitabili le conseguenze negative per la democrazia, visto che le difficoltà di comprensione, secondo De Mauro, non consentono di sviluppare in modo adeguato gli strumenti di controllo dell’operato delle classi dirigenti. Le responsabilità della politica non vanno cercate solo negli ultimi anni, ma sono distribuite lungo tutti i 150 anni che seguono l’Unità: “Tradizionalmente le classi dirigenti si sono occupate poco di migliorare il funzionamento delle scuole – spiega il linguista -. La valutazione di questi gruppi dirigenti è che uno sviluppo adeguato dell’istruzione mette in crisi la loro stessa persistenza in posizioni di potere” (intervista a cura di Luigi Franco, qui).
Siamo convinti che chi tiene davvero al Sistema formativo sa di doverlo cambiare per metterlo in grado di interpretare questo tempo. Le scuole, le università sono i luoghi dove si formano le nuove generazioni, dove avviene l’integrazione di culture; non costituiscono un progetto astratto, ma una pratica quotidiana e sono i luoghi dove la nuova generazione incontra quella che l’ha preceduta. È al loro interno che avviene il passaggio del testimone. Ma chi lo deve accettare lo farà solo se sapremo trasmettergli il valore di quello che riceve dal passato e dal presente per il suo futuro.
Proprio per tutto quanto detto sopra ci siamo riproposti di ripensare all’istruzione attraverso una rilettura del pensiero e delle proposte di alcuni scienziati, filosofi e pedagogisti e pensatori che ci hanno lasciato un importante progetto di istruzione fortemente collegato ad un progetto di società.

ISTITUTO GRAMSCI – ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA – ISCO FERRARA
VIAGGIO NELLA COMUNITÀ DEI SAPERI ISTRUZIONE E DEMOCRAZIA
CICLO DI INCONTRI
Gennaio Aprile 2014 Ore 17-19
SALA AGNELLI- BIBLIOTECA ARIOSTEA FERRARA
PROGRAMMA

1) VENERDI 10 GENNAIO
Dewey
JOHN DEWEY, OVVERO L’EDUCAZIONE PER UNA SOCIETÀ APERTA E COMPLESSA

Luciana Bellatalla, Professore Ordinario del Dipartimento di Scienze Umane, Università di Ferrara
Introduce Fiorenzo Baratelli
Quando natura e società vivranno nell’aula scolastica, quando le forme e gli strumenti didattici saranno subordinati alla sostanza dell’esperienza, allora sarà possibile operare questa identificazione e la cultura diventerà la parola d’ordine della democrazia
Filosofo e pedagogista statunitense, John Dewey (Burlington 1859 – New York 1952) ebbe un ruolo importante sulla cultura, sul costume politico e sui sistemi educativi del suo Paese. Intervenne su questioni politiche, sociali, etiche, come il voto alle donne. Ideatore del metodo “pedagogico attivo”, considerava l’educazione come il percorso piu importante per la costruzione di una società democratica.
Il pensiero filosofico e pedagogico si basa su una concezione dell’esperienza intesa come rapporto di interazione tra uomo ed ambiente. L’educazione deve aprire la via a nuove esperienze ed al potenziamento delle opportunità, per cui la scuola deve costituire un luogo di vita, quella vita sociale che si sviluppa per gradi.

2) VENERDI 31 GENNAIO
MariaMontessori
LA PEDAGOGIA DI MARIA MONTESSORI: UN RISORSA PER LA SCUOLA ODIERNA

Tiziana Pironi, Docente di Storia della Pedagogia, Università di Bologna
Introduce Anna Quarzi
Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità.
Medico con specializzazione in Psichiatria, Maria Montessori (Chiaravalle 1870 – Noordwijk 1952) è una delle più significative pedagogiste del XX secolo. L’educazione si basa sulla libertà che deriva dal lavoro libero. Nel bambino emerge l’interesse quando può scegliere il lavoro assecondando il proprio istinto. Compito dell’insegnante è lavorare al mantenimento di questo stato tramite l’educazione al movimento. Nel movimento la personalità si forma crescendo all’unisono di facoltà psichiche e motorie. Per questo motivo il lavoro nelle Case dei Bambini è basato sul movimento, in un ambiente costruito a misura, con materiali ideati per l’utilizzo autonomo. Poche sono le scuole Montessoriane in Italia mentre sono molto diffuse nel nordEuropa, nelle Americhe, in India , in Giappone e in Nuova Zelanda e persino in Pakystan.

3) VENERDI 14 FEBBRAIO
paulo-freire
PAULO FREIRE, LA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA PER UNA CITTADINANZA ATTIVA

Nadia Bonora, Maestra e Docente di Pedagogia interculturale, Università di Bologna
Introduce Mauro Presini
Nessuno libera se stesso, nessuno libera l’altro. Ci liberiamo insieme.”
Pedagogista ‘della speranza e della libertà’, Paulo Freire (Recife 1921-Sao Paulo 1997) ha introdotto i concetti di problem solving all’interno del processo/progetto educativo, contribuito a una filosofia dell’educazione proveniente non solo dal più classico approccio riferito a Platone, ma anche dai pensatori moderni marxisti e anticolonialisti. Di fatto, la sua “pedagogia degli oppressi” ha portato un pensiero fortemente innovativo “Noi educatori ed educandi non possiamo in realtà sottrarci al rigore etico (…). L’etica di cui parlo non è l’etica spicciola, ristretta, del mercato, che si sottomette obbediente agli interessi del profitto (…).L’etica di cui parlo è quella che sa di subire un affronto nelle manifestazioni di discriminazione di razza, di genere, di classe. E’ per questa etica inseparabile dalla pratica educativa che dobbiamo lottare, non importa che si lavori con bambini o giovani o adulti” (Da Pedagogia dell’autonomia. Saperi necessari per la pratica educativa, Torino, EGA)

4) VENERDI 28 FEBBRAIO
JeanPiaget
JEAN PIAGET, L’EDUCAZIONE IN RAPPORTO ALL’ATTIVITÀ COGNITIVA E
ALL’APPRENDIMENTO
Deanna Marescotti, Psicologa, Assessore del Comune di Ferrara
Introduce Daniela Cappagli
Lo sviluppo mentale è una costruzione continua, paragonabile a quella di un vasto edificio che ad ogni aggiunta divenga più solido, o piuttosto alla messa a punto di un delicato meccanismo..”
Psicologo, biologo, pedaogista e filosofo Jean Piaget (Neuchatel 1896 – Ginevra 1980), considerato il fondatore dell’epistemologia genetica, dimostrò innanzitutto l’esistenza di una differenza qualitativa tra le modalità di pensiero del bambino e quelle dell’adulto. L’intelligenza, secondo Piaget è strettamente legata alla capacità di adattamento all’ambiente sociale e fisico, ciò spinge la persona a formare strutture mentali sempre più complesse e organizzate lungo lo sviluppo cognitivo che ha una origine individuale. Fattori esterni come l’ambiente e le interazioni sociali possono favorire o no lo sviluppo ma non ne sono la causa. Fu Presidente della Commissione Svizzera dell’UNESCO e diresse il Bureau International d’Education dal 1929 al 1967. Nel 1955 fondò e diresse fino alla sua morte il Centre International d’Epistémologie Génétique.

Noam_ChomskyJan135) VENERDI 14 MARZO
AVRAM NOAM CHOMSKY, CONOSCENZA E LIBERTÀ PER CAMBIARE IL MONDO
Daniela Cappagli, Insegnante, Istituto Gramsci

Introduce Roberto Cassoli
Quando studiamo il linguaggio umano ci accostiamo a quella che taluni chiamerebbero ‘essenza umana’, alle qualità distintive della mente…”
Linguista, filosofo e teorico della comunicazione, Avram Noam Chomsky (Filadelfia, 1928) è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale. L’influenza del suo pensiero va al di là della stessa linguistica, fornendo interessanti spunti di riflessione nell’ambito della filosofia, della psicologia, della scienza dell’educazione, delle teorie evoluzionistiche, della neurologia e della scienza dell’informazione. A partire dalle proteste per la guerra in Vietnam, l’attivismo partecipativo lo ha portato a prendere parte a numerosi dibattiti sui più disparati temi sociali, dalla politica internazionale alla critica al neoliberismo inteso come dottrina economica basata sulla radicalizzazione della centralità del mercato che ha portato a vari disastri sociali, come il crescente divario tra ricchi e poveri e la perdita di controllo sul potere statale da parte dei cittadini.

AldoCapitini6) VENERDI 4 APRILE
ALDO CAPITINI, L’EDUCAZIONE PROFETICA

Daniele Lugli, Collaboratore di Aldo Capitini e già Presidente del Movimento Nonviolento
Introduce Fiorenzo Baratelli
Filosofo, politico, antifascista, poeta ed educatore italiano Aldo Capitini (Perugia 1899 – Perugia 1968) fu uno tra i primi in Italia a teorizzare il pensiero nonviolento gandhiano, al punto da essere indicato come il Gandhi italiano. Nel 1924 vinse una borsa di studio presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, nella facoltà di Lettere e Filosofia, e nel 1930 venne nominato segretario della Normale, in questo periodo maturò la scelta del vegetarianismo come conseguenza della scelta di non uccidere. Si oppose con forza al Fascismo e nel 1944 cercò di realizzare un primo esperimento di democrazia diretta, fondando a Perugia il Centro di Orientamento Sociale uno spazio politico aperto alla libera partecipazione dei cittadini. Domenica 24 settembre 1961 organizzò la Marcia per la Pace e la fratellanza dei popoli, un corteo nonviolento da Perugia verso Assisi, una marcia tuttora proposta con cadenza annuale dalle associazioni e dai movimenti per la pace. In quella occasione per la prima volta venne utilizzata la Bandiera della Pace.

EdgarMorin7) MARTEDI 15 APRILE

LA SFIDA DI MORIN: L’EDUCAZIONE COME STRUMENTO FONDAMENTALE PER IL FUTURO
Antonella Cagnolati, Docente di Storia della Pedagogia, Università degli Studi di Foggia
Introduce Anna Quarzi
Conoscere e pensare non è arrivare a una verità assolutamente certa, è dialogare con l’incertezza”.
Filosofo e sociologo francese Edgar Morin (Parigi, 8 luglio 1921) ha affermato la necessità di una nuova conoscenza che superi la separazione dei saperi presente nella nostra epoca e che sia capace di educare gli educatori ad un pensiero della complessità. Secondo Morin, una “testa ben fatta“, mettendo fine alla separazione tra le due culture, quella umanistica e quella scientifica, consentirebbe di rispondere alle formidabili sfide della globalità e della complessità nella vita quotidiana, sociale, politica, nazionale e mondiale. E’ necessario raccogliere queste sfide attraverso la riforma dell’insegnamento e la riforma del pensiero: “È la riforma di pensiero che consentirebbe il pieno impiego dell’intelligenza per rispondere a queste sfide e che permetterebbe il legame delle due culture disgiunte”(Le Monde: Chat con Edgar Morin)
8) LUNEDI 28 APRILE
BrunoCiari
BENEFICIARI DI UNA EDUCAZIONE DEMOCRATICA

Mauro Presini, Maestro elementare parla di Bruno Ciari
Introduce Roberto Cassoli
Il diritto allo studio comincia a tre anni.
Bruno Ciari (1923 – 1970) nacque a Certaldo durante il periodo fascista. fu oppositore del regime fascista e rifiutò la chiamata alle armi unendosi poi alla lotta della Resistenza. Fu allievo di Ernesto Codignola presso la facoltà di Magistero di Firenze e risentì poi permanentemente della sua influenza, in particolare per l’insegnamento dei valori di libertà, giustizia e spirito critico nella vita scolastica. Si dedicò all’insegnamento e al lavoro nella scuola e si unì all’associazione di insegnanti italiani progressisti conosciuti come Movimento di Cooperazione Educativa. Un periodo significativo della sua vita professionale fu anche quello trascorso – dal 1966 al 1970 – a Bologna, nella direzione delle attività parascolastiche ed educative del Comune, che – anche per il suo contributo – diventò un punto di riferimento per tutta la realtà italiana, in particolare per le esperienze della gestione sociale della scuola dell’infanzia e per la qualificazione della scuola a tempo pieno.

Gli incontri hanno valore legale di corso di formazione – aggiornamento ai sensi del DM prot. n.
802 dell’ 19/6/2001 e DM prot. n. 10962 8/6/2005. Ai docenti verrà rilasciato attestato di frequenza e agli studenti attestato per accedere al credito formativo.
Coordinatrice responsabile del progetto: Daniela Cappagli

LOCANDINA SAPERI 2