NELSON-MANDELADal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia anima invincibile.
Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho arretrato né gridato. 
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.
Oltre questo luogo d’ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Questa poesia è stata scritta da William Ernest Henley (amico di Robert Louis Stevenson che sembra essersi ispirato al poeta per il personaggio di Long John Silver ne “L’isola del Tesoro”) e Nelson Mandela era solito leggerla per alleviare gli anni della sua lunghissima prigionia nel carcere di massima sicurezza di Robben Island, al largo di Cape Town.

Nelson Mandela è stato capace di sopportare quasi 27 anni di carcere!!!
Incarcerato nel 1964, nel 1985 ha rifiutato un’offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata, rimanendo così in prigione fino al febbraio del 1990.

Nel 1993 ha ottenuto il Premio Nobel per la Pace; nel 1994 è diventato il primo presidente nero della storia del Sudafrica e il 10 maggio del 1994, a Pretoria, ha pronunciato il suo discorso d’insediamento.
Ecco alcuni passaggi:
nelson_mandela_by_rolandtelema-d2l6mla“Dall’esperienza di uno straordinario disastro umano durato troppo a lungo, deve nascere una società di cui tutta l’umanità sarà fiera.”
“E’ giunta l’ora di rimarginare le ferite. E’ giunta l’ora di colmare i divari che ci dividono. Questo è il tempo di costruire. Abbiamo finalmente raggiunto l’emancipazione politica.”
“Ci impegniamo a costruire una pace completa, giusta e durevole.”
“Assumiamo ufficialmente il compito di costruire una società in cui tutti i sudafricani, neri e bianchi, potranno camminare a testa alta, senza alcun timore, certi del loro inalienabile diritto alla dignità umana.”
“Una nazione di tutti i colori, in pace con se stessa e con il mondo.”
“Ci sia giustizia per tutti. Ci sia pace per tutti. Ci siano lavoro, pane, acqua e sale per tutti.”
Nelson Mandela è stato protagonista di una delle pagine più belle e significative della storia, anche sportiva, del Sudafrica: la vittoria della Coppa del Mondo di Rugby nel 1995 tenutasi proprio in Sudafrica da parte degli Springboks (la nazionale di quel paese).

Un successo incredibile che è frutto anche del lavoro geniale dell’ex prigioniero n° 46664 che si prese a cuore la squadra, per la prima volta composta sia da giocatori bianchi che di colore, consapevole che una eventuale impresa nel mondiale potesse servire per rafforzare l’orgoglio nazionale e lo spirito di unità del paese.
Mandela è stato capace di giocare la più improbabile delle scommesse: usare il rugby, sport dei bianchi, per unire i sudafricani, trasformando gli Springboks da simbolo di una minoranza a bandiera della nazione arcobaleno.
La finale di Coppa del Mondo contro gli All Blacks neozelandesi si è giocata il 24 giugno 1995.
Contro ogni pronostico, gli Springboks hanno realizzato il punto decisivo ed hanno regalato un sogno al presidente Mandela e ad una nazione.
Nel suo nome fra Nelson e Mandela c’è Rolihlahla, che significa “piantagrane”.
Madiba invece è il suo nome all’interno del clan di appartenenza dell’etnia Xhosa.
Anche adesso come allora, fra i suoi nomi, rimane un grande spazio per la sua immensa anima invincibile.