Quando l’abbiamo abbattuto,
non sapevamo quanto era alto
dentro di noi
C’eravamo abituati
a quell’orizzonte
E all’assenza di vento
Alla sua ombra nessuno
faceva ombra
Ormai siamo qui
senza più scuse.
Reiner Kunze
La poesia parla del muro di Berlino, caduto il 9 novembre del 1989… ma, se volete, parla anche dei muri che ci costruiamo e di quelli in cui ci costringono a stare, di quelli che ci intimidiscono e di quelli che ci danno sicurezza, di quelli che ci nascondono l’orizzonte e di quelli su cui salire per vederlo, di quelli che dobbiamo buttar giù da soli e di quelli che possiamo buttar giù insieme.
La poesia parla del muro… ma, se volete, parla anche di paura della libertà.
La poesia parla… ma, se volete, potete non ascoltarla.
La poesia…, anche se non volete, si fa ascoltare.
grazie per il testo poetico, per il commento poetico e per averci ricordato questa “caduta”… una delle poche in piedi!
Hai ragione Mauro noi … non saremo mai un’altra pietra nel muro …
Quel giorno cadde il muro,
ed il mondo fu meno scuro,
gioia, grida luci, sfavillanti,
in tanti gridavamo, benvenuta libertà.
Da quel giorno mille muri,
sono stati realizzati,
ad ogni ghetto emancipato,
un altro è stato creato.
Ogni muro ha due lati,
da che parte sta la tolleranza
e la libertà ?
Quando l’umanità diventerà
Intollerante all’intolleranza,
e dichiarerà guerra alla guerra ?
L’unica razza esistente sulla terra
è la razza umana,
chi non la riconosce,
nuoterà per sempre nella disumanità.