“Finché c’è musica c’è speranza” quindi…
This is Radio Nowhere, is there anybody alive out there?
Traduzione più o meno letterale: “Questa è Radio DaNessunaParte, c’è qualcuno vivo là fuori?”
Traduzione più o meno politica: “Questa è Radio NonMiScordo, c’è qualcuno che si decide ad occuparsi seriamente di Scuola in Parlamento?”
Vorrei vedere segnali concreti e non solo segni di dematerializzazione (vedi l’abolizione dell’uso del fax nelle comunicazioni fra scuole mentre molti istituti non sono ancora dotati di linea ADSL ed in alcuni casi anche di computer).
Vorrei vedere impegni solidi e non solo sentir DIRE che il decreto del FARE è cosa buona e giusta, altrimenti mi scappa da pensare che il fatto di BACIARE il “rospo” delle larghe intese equivalga a scrivere la LETTERA del proprio TESTAMENTO.
Nel documento “Conoscenza, innovazione, cultura“ è riassunto l’impegno del Governo sui temi dell’istruzione nei primi 100 giorni. (Clicca sul titolo fra virgolette per leggere il testo)
Una frase mi ha colpito:
“La cittadinanza di domani si costruisce sui banchi di scuola: per dare concretezza a quest’auspicio, contribuendo alla sicurezza degli edifici e alla riduzione della dispersione scolastica, il governo con il “decreto Fare” stanzia fino a 100 milioni l’anno per l’edilizia scolastica per i prossimi tre anni da fondi INAIL, integrati da altri 150 milioni nell’iter parlamentare.“
Se lasciamo da parte solo per un attimo i pesantissimi tagli all’istruzione degli ultimi anni (sia ai fondi che al personale) vale la pena ricordare che fino a 4/5 anni fa, ad esempio, il fondo per l’autonomia (Legge 440) ammontava a circa 150 milioni, adesso invece quel fondo è stato praticamente azzerato.
Un altro fondo ridotto all’osso è quello per l’aggiornamento e per le attività finalizzate alla sicurezza (era di circa 40/50 milioni di euro all’anno).
In pratica e a conti fatti, il fondo stanziato nei primi 100 giorni del governo Letta corrisponde a risparmi su fondi che già erano destinati alla scuola.
“Si può dare di più senza essere eroi” come cantavano Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi.
Di seguito una serie di dati e di grafici, dal recente rapporto OCSE (giugno 2013), per evitare di sentirsi confusi dal linguaggio politichese e per avere più chiara la gravissima situazione della Scuola e dell’Università italiana.
SPESA NELLE ISTITUZIONI EDUCATIVE PER SERVIZI DI BASE, RICERCA E SVILUPPO, SERVIZI AUSILIARI COME PERCENTUALE DEL PIL, A LIVELLO UNIVERSITARIO
L’Italia è fra le ultime posizioni per ciò che riguarda la spesa per l’Università.

IMPATTO DELLA CRISI ECONOMICA SULLA SPESA PUBBLICA PER L’ISTRUZIONE
Siamo penultimi per aver tagliato senza pietà sull’istruzione.

SPESA PUBBLICA TOTALE PER L’ISTRUZIONE IN PERCENTUALE ALLA SPESA PUBBLICA TOTALE
L’Italia è l’ultima fra i paesi OCSE per investimento in istruzione.

RAPPORTO TRA STUDENTI E PERSONALE DOCENTE PER LIVELLO DI ISTRUZIONE (UNIVERSITÀ)
Solo cinque nazioni hanno, all’Università, un rapporto docenti/studenti peggiore rispetto a quello italiano.

SPESA CUMULATIVA PER STUDENTE PER LA DURATA MEDIA DEGLI STUDI UNIVERSITARI
La spesa italiana per singolo studente non è, come propagandato, fra le più alte dell’area OCSE ma è la 14esima su 24.

POPOLAZIONE IN POSSESSO DI UNA LAUREA
L’Italia è all’ultimo posto in Europa e agli ultimi posti tra i paesi OCSE per numero di laureati.

COSTI PUBBLICI E BENEFICI PER UN ISCRITTO ALL’UNIVERSITÀ
I benefici di avere un laureato in Italia sono 3,7 volte superiori ai costi pubblici sostenuti per fargli frequentare l’Università.

Is there anybody alive out there?
I want a thousand guitars.
I want pounding drums.
I want a million different voices speaking in tongues
(Bruce Springsteen, Radio Nowhere, Magic – 2007)
Beni Comuni, Musica, Scuola Pubblica, Università
This is Radio Nowhere, is there anybody alive out there?
L’ha ribloggato su The law of news 2.