Renato Fiocchi, parsimonioso sindaco di Zerbolò,
alla scuola comunale, non tutti i bambini accettò…
Come un pirata con il coltello fra i denti
difese la sua nave dai non autosufficienti.
<Mi fermo volontariamente perché> una filastrocca non è l’ideale per raccontare l’incredibile e detestabile scelta di un’amministrazione che dei beni comuni ha un’idea davvero aberrante.
Zerbolò esiste davvero, è una località in provincia di Pavia.
Esiste anche Renato Fiocchi, che con la sua lista civica ha vinto le elezioni nel 2009 ed oggi è sindaco.
La sua amministrazione ha aperto una sezione di scuola materna comunale (una statale c’era già); nel regolamento c’è scritto: «Sono ammessi a frequentare esclusivamente bambini autosufficienti in tutte le loro funzioni fisiologiche».
Tradotto significa che nella sezione di scuola materna del Comune possono frequentare solo i bambini che mangiano da soli e che usano i servizi igienici da soli; in particolare quindi, per risparmiare sul personale, il Comune ha scelto di discriminare i bambini non autosufficienti, ossia i bimbi con disabilità (ma non solo).
A scanso di fraintendimenti il sindaco Renato Fiocchi chiarisce: “Dobbiamo difendere la sezione comunale, anche dai portatori di handicap”.
Qualche giorno prima del sessantacinquesimo compleanno del primo cittadino di Zerbolò, il TG Regionale della Lombardia gli ha dedicato un servizio che è tutto da vedere (clicca su link e vai al minuto 14’43”).
Per chi si diverte a cogliere presagi nei nomi (In Nomen Omen) o nei loro paraggi, Renato Fiocchi è nato a Morimondo… chissà se lo sapeva il bravo giornalista Franco Bomprezzi quando ha intitolato un suo articolo sull’argomento: A che ora è la fine del mondo (qui: http://www.superando.it/2013/05/13/a-che-ora-e-la-fine-del-mondo/)
In nome del virtuosismo dei Comuni, dell’apprezzamento nelle classifiche dei sindaci, del risparmio, della crisi, dello spread, del bene del nostro Paese, certi amministratori locali e nazionali ci stanno facendo credere che occorra risparmiare… addirittura sui diritti.
Non c’è miglior alibi del risparmio, o come si dice in politichese della razionalizzazione, per svendere i diritti delle persone; quelli dei più deboli in particolare, quelli dei bambini nello specifico e quelli dei bambini in difficoltà per primi.
Chissà perché di razionalizzazione non si parla mai quando si propongono le parate militari del 2 giugno, l’acquisto dei caccia bombardieri, la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e della TAV, il pagamento con pubblici denari del software di Bill Gates destinato alle pubbliche amministrazioni, la creazione degli scudi fiscali, i compensi di certi Presidenti di Consigli di Amministrazione, le liquidazioni di certi manager e potrei continuare per un’altra dozzina di righe.
Forse proprio perché lo stravolgimento dello stato sociale passa attraverso la costrizione a credere come indispensabile, per far rinascere il Bel Paese, una manovra di sangue, sudore e lacrime (Blood, Sweat & Tears), anche se tale operazione va a colpire proprio i beni comuni e i servizi essenziali, anche se questa frantuma le conquiste dei decenni precedenti, anche se ciò mina alla base lo stato di diritto, anche se il periodo non sarà transitorio ma funzionale al sistema di speculazione e al disegno di trasformazione della società in senso regressivo.
Non potrà mai esserci “ripresa” se i beni comuni saranno svenduti.
Non potrà mai esserci “rinascita” se i diritti fondamentali saranno stravolti.
Comunque non vi riteniate autosufficienti, buona indignazione di fronte ai fenomeni sempre più frequenti di discriminazione. Mauro
P.S. A che ora è la fine del mondo è la versione italiana di It’s the end of the world as we know it (and I feel fine) dei REM.