IL COORDINAMENTO GENITORI INSEGNANTI DI COMACCHIO
ha organizzato un incontro pubblico:
VENERDÌ 05 APRILE 2013
alle ore 18.00 presso la SALA POLIVALENTE (Palazzo Bellini ) di COMACCHIO
Parlerò di scuola, si parlerà di scuola, parlerete di scuola e dei problemi causati dalle politiche scolastiche degli ultimi anni…
Penso si potrebbe parlare anche di quello che ha scritto Andrea Satta alla vigilia di Pasqua.
Andrea Satta è un cantante.
È il cantante dei Têtes de Bois (un gruppo musicale italiano nato una ventina di anni fa e che nel 2012 ha curato la colonna sonora del film “Non mi avete convinto. Pietro Ingrao, un eretico” del bravo giornalista e regista ferrarese Filippo Vendemmiati).
Andrea è un appassionato di bicicletta.
I Têtes de Bois hanno messo a punto il primo eco spettacolo al mondo alimentato a pedali. Per la prima volta in assoluto l’energia elettrica che ha illuminato il palco e che ha fatto suonare il gruppo, è stata generata da 128 spettatori volontari, che con le loro biciclette agganciate a uno speciale cavalletto collegato a una dinamo, hanno pedalato per tutta la durata dello spettacolo.
Il penultimo disco dei Têtes de Bois si intitola Goodbike (guarda il video Alfonsina e la bici con la partecipazione di una straordinaria Margherita Hack, in fondo all’articolo).
Andrea è un pediatra.
Lavora a Roma Est e ricevendo, nel suo ambulatorio pediatrico, mamme di tanti paesi diversi, spaesate e prive di amicizie, ha chiesto loro di raccontare a turno ad altre mamme le fiabe per far addormentare i bambini.
Andrea è uno scrittore.
“Ci sarà una volta” è il titolo di un suo libro che raccoglie le fiabe, di diversi paesi del mondo, raccontate proprio da quelle mamme. I proventi andranno ad un progetto di Emergency in Sudan.
Andrea Satta ha pubblicato una lettera.
La vigilia di Pasqua ha scritto una bella lettera sull’Unità intitolata: Se non avessi conosciuto Patrizia Aldrovandi (la incollo in fondo alla mail perché ci riguarda).
Buona lettura e buoni commenti che potranno essere fatti anche all’incontro pubblico del 5 aprile a Comacchio.
Comunque ci arriviate, buona partecipazione. Mauro.
SE NON AVESSI CONOSCIUTO PATRIZIA ALDROVANDI di Andrea Satta
Se non avessi conosciuto personalmente Patrizia Aldrovandi e il suo dolore incancellabile, se non fossi stato a Genova nei giorni del G8 e visto cosa succedeva, se non fossi scappato dalla classe per andare ai funerali di Berlinguer, se non mi ricordassi della speranza di tre milioni di persone in piazza a Roma per l’articolo 18, se non avessi negli occhi la felicità della sera dei referendum sull’acqua pubblica, se non avessi abbracciato gli operai della Breda di Sesto San Giovanni, già malati di mesotelioma pleurico e ascoltato le loro storie di fine vita, se non fossi stato al cancello della Fiat di Melfi dentro una gabbia insieme ai tre operai licenziati, qualche anno dopo quell’aprile di rivolta, se non fossi andato a Gioiosa Jonica con Don Ciotti a inaugurare il murales restaurato in omaggio al mugnaio Rocco Gatto ucciso dalla n’drangheta, se non fossi stato a Cinisi un nove di maggio a trovare Peppino Impastato con migliaia di ragazzi da tutta Italia e gli sguardi della città nascosti dietro le persiane, se non avessi lavorato in un reparto di oncologia pediatrica, se non avessi visto mamme straniere non sapere come comprare la tachipirina e il latte, potrei anche appassionarmi ai dibattiti in tv.
Ma l’altro giorno, andando in ambulatorio, mi è entrata in macchina una radio.
Un certo Mario, trasportatore di mozzarelle, era al telefono infuriato per l’insufficiente rendimento del centrocampista della Roma De Rossi, nonostante lo stipendio di vari milioni di euro l’anno.
Il conduttore lo ha zittito dandogli del qualunquista, replicando come il giocatore soffrisse per il disagio psicologico derivante dall’essere stato messo in discussione nel suo ruolo. Può essere, mi sono detto. Ma io conosco Filomena.
Filomena ha 36 anni, 6 più di De Rossi e farebbe l’insegnante. Ha tre figli piccoli e vive nella periferia romana. Ogni mattina, si organizza con una vicina che le porta i figli a scuola, prende il treno dei pendolari e va.
A lavorare? No, ad aspettare.
Lei aspetta alla Stazione Termini, ogni mattina fino alle 9, che una scuola la chiami per la supplenza perché, se non disponibile, lei scivola in fondo alla lista. Possono chiamarla tutti i giorni fino alle 9 per la supplenza. Filomena non farebbe mai in tempo a rispondere «presente» se aspettasse la chiamata a casa, perché vive a 40 chilometri dal centro e allora prende il treno a va. Se Filomena lavorasse, mille dei suoi stipendi farebbero un mese di De Rossi. Ma forse il problema non è questo.
Il problema è che Filomena va ad aspettare per lavorare.
E se mai la chiamassero come potrebbe essere serena ad insegnare? Qualcuno se lo chiede? Eppure lei vive nella speranza che la chiamino, serena o no. Sarà populismo?