The-energy-never-dies-l
Preferisco il blues, l’ho già scritto, ma mi piace ascoltare musica di vari generi ed in questa estate mi sto davvero rifacendo le orecchie: timpani, martelli, incudini e staffe compresi (naturalmente in senso musicale e non otorinolaringoiatrico, anche se, giocando, potrei dire che vorrei timpani sensibili per ascoltare meglio, martelli potenti per picchiare forte, incudini toste per resistere e staffe dotate di segnalatore acustico per ritrovarle più agevolmente dopo averle perse).
Ad esempio, tornando alla musica, mi sono simpatici i Black Eyed Peas, un gruppo hip hop statunitense, che recentemente ha sfornato un CD, all’altezza dei precedenti, davvero divertente e piacevole, dal titolo The E.n.d. .
The end… traduzione: la fine.
Per associazione mi vengono in mente nell’ordine:
1)      Jim Morrison e i Doors che hanno scritto, suonato, cantato, interpretato con  angoscia contagiosa una stupenda canzone con questo titolo.
2)      Francis Ford Coppola per aver utilizzato nel film Apocalypse now il pezzo di cui sopra mostrando una commovente coerenza fra immagini e suono;
3)      qualcosa di personale di cui non mi sento di scrivere qui.
A me vengono in mente queste cose, ma ad altri… chissà?
Socchiudendo appena la metafora, avverto, ma forse sbaglio in questa mia sensazione, che qualcuno potrebbe considerare l’aver accettato da parte mia l’incarico di consigliere dell’Istituzione dei servizi educativi scolastici e per le famiglie offertomi dal sindaco, una specie di traguardo per me. Un arrivo. Una meta. The end, appunto.
Mi rendo conto che per chi non mi conosce anche questa ipotesi è plausibile.
(!?! Ma porc… Ma che cavolo è questo rumore fortissimo? Ah scordavo, il segnalatore acustico che svela dove si sono andate a cacciare le staffe).
E’ plausibile ed era da mettere nel conto ma permettetemi di lasciar suonare per qualche minuto invano quel maledetto aggeggio acustico.
Mi sembra perfino superfluo dover scrivere che le uniche mete che ho raggiunto sono state quelle poche degli anni in cui ho giocato a rugby.
Mi sembra perfino privo di senso dover aggiungere che continuerò a fare il maestro elementare nella scuola a tempo pieno di Cocomaro di Cona, che continuerò ad impegnarmi nel Coordinamento Istruzione Pubblica, che continuerò a rappresentare i ragazzi con disabilità e le famiglie nel Comitato Ferrarese Area Disabili, che continuerò a far parte di FLC-CGIL Scuola.
Mi sembra perfino eccessivo dover puntualizzare che mi sono seduto, mi siedo e continuerò a sedermi a diversi tavoli ma sempre ben consapevole che io sono uno dei nodi di una rete e il nodo da solo non esiste perché può esserci solo se ci sono i fili.
Mi sembra perfino insignificante dover precisare che, come persona di sinistra, credo nella gente, negli incontri, nei dibattiti, nei confronti, nelle manifestazioni, nelle piazze, nei banchetti, nei concerti sotto la pioggia, insomma credo nella partecipazione e nell’impegno.
Mi sembra perfino banale dover aggiungere che considero la nascita a Ferrara del Coordinamento Istruzione Pubblica uno straordinario segnale di vitalità per una città nebbiosa come la nostra, un indispensabile motore che ha funzionato grazie al prezioso carburante di intelligenze, capacità, indignazioni, contributi, presenze, critiche, proposte, passioni e disponibilità delle persone che ne hanno fatto parte finora e di chi lo ha sostenuto.
Mi sembra perfino inutile dover pigiare altri tasti per chiarire che credo nel Coordinamento, nella sua forza ed in quella che potrà avere ricevendo l’apporto di altre idee di altri docenti di ruolo e precari, di personale Ata, di educatori, di ricercatori, di studenti, di universitari e di genitori.
Mi sembra perfino fin troppo ridondante dover sottolineare che anche questa nuova strada può soltanto e deve soltanto essere percorsa insieme ai compagni ed alle compagne di viaggio del Coordinamento.
Mi sembra perfino stomachevole dover spiegare che la principale meta che il Coordinamento ed i suoi componenti hanno avuto ed avranno sarà la difesa della scuola pubblica e dell’Università di fronte a chiunque, qualsiasi carica esso/a rivesta, in qualsiasi stagione dell’anno, in qualsiasi periodo sia esso pre elettorale o meno.
A proposito di mete, quando giocavo a rugby ero in prima linea… ho continuato a rimanerci nella vita e non smetterò di certo adesso che come direbbe John Belushi in Animal House, il gioco si fa duro. In prima linea si prendono certe testate da far traballare, le spalle ti fanno male, il collo si piega da paura e, dopo ogni mischia, ti chiedi come ha fatto la tua schiena a non spezzarsi. Ma è in prima linea che si sente la forza indicibile che ti deriva dall’aver qualcuno vicino, è lì che si respira l’odore potente che nasce da una trasformazione: quella in cui non distingui più la TUA forza ma ti riconosci nella NOSTRA forza. È lì che avverti che IO diventa NOI. Insieme agli altri. In prima linea.
A spingere, a sostenere, a rinforzare, a dar continuità all’azione, sia essa d’attacco o di difesa. È lì che nasce l’energia.
Il CD di cui scrivevo all’inizio si intitola The E.N.D. che vuol dire La fine ma lo stesso titolo è anche acronimo di The Energy Never Dies: l’energia non muore mai. Non mi intendo di fisica e quindi non so se questo sia vero dal punto di vista scientifico ma penso che potrebbe essere una bella legge della termo-partecipazione-dinamico-collettiva, quella che mi piace definire in cinque assiomi:
1) più partecipi più si produce collettivo,
2) più produci collettivo più dai origine al movimento,
3) più dai origine al movimento più generi calore,
4) più generi calore più crei energia,
5) più crei energia più credi nella lotta.
Non so se sia una legge fisica ma di sicuro, secondo me, facendo le cose insieme partecipando insieme… the Energy Never Dies.
Comunque la vediate, buona partecipazione. Mauro