Il processo di integrazione scolastica degli alunni con handicap in Italia si è strutturato nel tempo come un aspetto fondamentale di tutto il sistema scolastico, costituendo uno dei veri motivi di ricerca e sperimentazione metodologica e di innovazione didattica della scuola italiana.
Il nostro è un paese che può vantare norme legislative di altissimo livello, che ha esperienze diffuse di “buone pratiche” e tutte le nazioni europee (e non solo) guardano con estrema attenzione all’Italia come paese all’avanguardia per quanto riguarda l’integrazione scolastica degli alunni disabili nelle classi comuni della scuola pubblica.
Quale attenzione ha prestato a questo aspetto la riforma Moratti? Nessuna!
Coerentemente con lo spirito competitivo ed efficientista che anima le sue scelte sociali, il governo Berlusconi sta per smantellare e demolire il nostro modello di integrazione.
Come interpretare altrimenti i segnali che derivano dalle azioni e non dalle promesse della compagine governativa?
I pesantissimi tagli al personale di sostegno, la drastica riduzione delle deroghe, l’aumento di fatto del numero di alunni disabili in una singola classe sono fatti inequivocabili che indicano con chiarezza il desiderio di risolvere il problema della diversità, togliendolo progressivamente dalla scuola comune.
Dalla logica dell’integrazione si sta inesorabilmente passando ad una perversa strategia di “disintegrazione”.
L’anticipo dell’iscrizione alla scuola materna ed alla scuola elementare, previsto dalla riforma Moratti, preoccupa poiché per gli alunni con handicap intellettivo molteplici studi hanno dimostrato l’opportunità di rispettare i ritmi individuali e di non accelerare i tempi di scolarizzazione. Ciò creerà delle discriminazioni di fatto nei confronti dei compagni in situazione di handicap, poiché potranno trovarsi con dei compagni di classe di età molto inferiore.
Suscita, invece, grande preoccupazione, la previsione dell’obbligo di scelta fra l’istruzione e formazione professionale da doversi operare al termine della scuola media
Questo rischia di privare gli alunni disabili dell’opportunità dell’esperienza dell’istruzione secondaria del secondo ciclo, con notevole affievolimento del percorso formativo.
È inoltre la lettura incrociata di diverse proposte legislative che indigna seriamente poiché fa capire che, per questi governanti, la “persona handicappata” rappresenta una spesa, uno spreco e quindi è un problema da “ridurre”, da “eliminare”.
Inoltre il quadro frantumato a livello nazionale che si può immaginare dopo l’applicazione della devolution tanto cara a Bossi e soci, non può che rappresentare un gravissimo pericolo in termini di perdita di diritti per le persone disabili.
L’integrazione scolastica è un percorso da cui non si torna indietro. Bisogna muoversi verso una società senza barriere. Bisogna battersi per salvare le esperienze positive supportate dalle leggi sull’handicap, faticosamente conquistate negli ultimi anni.
Bisogna lottare per i diritti di cittadinanza di tutti.
Integrazione Scolastica, Scuola Pubblica
disINTEGRAZIONE