L’attuale scenario politico non lascia incertezze nell’interpretazione di ciò che il governo Berlusconi intende fare per quanto riguarda la scuola italiana; la politica aziendalista, competitiva e selettiva del suo governo di destra non concede dubbi: la scuola pubblica deve essere indebolita e svalutata, devono essere minati alla base tutti quegli aspetti di democrazia, di pluralismo, di solidarietà che contribuiscono alla crescita critica della persona.
Uno fra gli aspetti più preoccupanti delle varie proposte ministeriali è l’eliminazione del modello di scuola elementare a tempo pieno che viene abrogato dal nuovo schema di decreto legislativo del 23 gennaio 2004.
Dal punto di vista organizzativo, la scuola elementare a tempo pieno si caratterizza per un orario di 40 ore settimanali distribuite in cinque giorni e per l’assegnazione di due docenti alla classe.
Dal punto di vista pedagogico invece è un modello di scuola che si propone di ampliare le opportunità educative delle bambine e dei bambini attraverso il rispetto dei loro tempi di apprendimento; fondamentale diventa quindi il lavoro collegiale del gruppo docente. La funzione democratizzante del tempo pieno, infatti, fa sì che a tutti possano essere offerte eguali opportunità educative; vivendo insieme per molte ore della giornata i bambini possono inoltre arricchirsi reciprocamente mettendo a disposizione della comunità le loro “culture” di provenienza. Esso, infine, costituisce un importante servizio sociale.
La cancellazione di questo modello non sarà in alcun modo compensata dal modello alternativo composto da 27 ore settimanali obbligatorie + 3 ore facoltative + 10 ore di mensa perché il modello a tempo pieno è un “sistema intero e coerente” mentre invece il modello del governo di destra è una somma di parti disomogenee.
La scuola del governo Berlusconi e del ministro Moratti è la “scuola della fretta”, è una scuola che separa, è una scuola dell’emarginazione, è la “scuola della solitudine”.
C’è bisogno di continuare, con impegno, a contrastare questa idea di scuola e di società; c’è bisogno di sostenere e continuare a progettare la scuola pubblica; progettare una scuola per tutti, che unisca, che rispetti i tempi di apprendimento, una scuola dell’integrazione, una “scuola comunità” che aiuti a crescere criticamente. È indispensabile progettare insieme la scuola per costruire e realizzare una società migliore.
La scuola della fretta e della solitudine