Estate 1974, avevo 16 anni ed ero a Porretta Terme con i miei genitori che dovevano fare le cure termali.
Dopo qualche giorno di noia decisi di tornare a casa.
Il treno era l’unico mezzo possibile per me: avrei preso un locale (oggi lo chiamano “regionale”) fino a Bologna e poi un altro da Bologna a Ferrara.
Il mezzo su cui salii quel pomeriggio era di quelli con gli scompartimenti di seconda classe chiusi e con le sedute di legno.
Aprii quello che mi sembrava meno affollato ed entrai: c’era solo un ragazzo con la barba seduto vicino al finestrino.
Lo salutai con un “Buongiorno” molto formale e mi sedetti quasi di fronte a lui.
Il suo viso e la sua altezza mi ricordavano qualcuno ma non ne ero sicuro.
In silenzio, più per imbarazzo che per voglia, presi il mio libro e mi misi a leggere; lui stava già leggendo.
Mi accorsi che stava curiosando per capire il titolo del mio libro: io stavo rileggendo “Alice nel paese delle meraviglie”.
Dopo un po’ curiosai anche io; lui stava leggendo “Peter Pan”.
La sua mi sembrava una lettura insolita per un adulto ma, ripensandoci, anche la mia non era da meno.
Nel silenzio dello scompartimento, ogni tanto cercavo di sbirciare di nascosto il suo viso perché aveva un’aria conosciuta ed io ero sicuro di averlo già visto da qualche parte.
Non sono mai stato molto fisionomista ma, lentamente, la mia confusione cominciò ad incontrare una certezza e questa a trasformarsi in stupore.
Cominciai ad emozionarmi perché avevo intuito che quello di fronte a me poteva essere davvero Francesco Guccini.
Pensai che la somiglianza era forte e poi la sua residenza di Pavana è proprio pochi chilometri sopra Porretta Terme.
In effetti, era proprio lui.
Da quel momento, evidentemente, il mio viso non riusciva più a nascondere l’imbarazzo.
Durante tutto il viaggio, il nostro è stato un gioco silenzioso di sguardi reciproci di sottecchi: i suoi probabilmente per l’incredulità che chi gli stava di fronte (dopo averlo riconosciuto) non gli rompesse le scatole tempestandolo di domande, i miei per verificare che il mio arrossire da ragazzino non venisse individuato, il mio e il suo per la sorpresa e la curiosità verso il libro che l’altro stava leggendo, così insolito ma simile al proprio.
Il viaggio da Porretta Terme a Bologna, comprese le soste nelle diciotto stazioni, lo facemmo in silenzio.
Quando arrivammo alla stazione di Bologna, io ragazzino decisi di tentare un gesto coraggioso: lo salutai con un “Ciao Francesco” pronunciato con un tono confidenziale che strideva con il mio arrossire e che nascondeva la mia finta disinvoltura.
In ogni caso, lui non ci badò e mi saluto con un “Ciao”.
Nonostante i nostri silenzi su quella carrozza del treno, non mi ero mai sentito così ascoltato.
“Ciao Francesco”, poeta fra i poeti, maestro dei maestri, cantante e autore sopra tutti i cantautori, ricercatore di parole e di senso, raccontatore di storie e di utopie, creatore di speranze e di futuri possibili, ascoltatore dei silenzi e degli imbarazzi.
P.S. In copertina Francesco Guccini accende una sigaretta a James Carr al Festival Sweet Soul Music di Porretta Terme.
Ciao Mauro!
Io non ce l’avrei fatta a stare zitto per tutto il tempo!
Dopo un po’ rispettosamente avrei rotto il ghiaccio ed eventualmente lo avrei lasciato in pace!
Ciao Giorgio, che bella sorpresa. Spero stiate tutti bene. a quell’epoca ero giovanissimo, timido, imbranato e molto imbarazzato. Ma poi c’era un’atmosfera bellissima in quello scompartimento ed io non volevo romperla con parole che sarebbero state comunque banali.
Fosse stato nei camerini dopo un concerto sarebbe stato diverso.
Un caro saluto a tutti voi, agli australiani e anche agli austriaci 🙂