Io penso che, nel nostro Paese, sia in atto una chiara strategia di normalizzazione della guerra.
Viviamo in un periodo di una disumanità sconvolgente eppure c‘è chi crede di risolvere i problemi uccidendo persone o vendendo armi a chi poi le ucciderà.
Nonostante noi tutti viviamo nel ventunesimo secolo, c’è ancora chi crede che se vuoi la pace devi preparare la guerra quando invece avremmo dovuto imparare qualcosina dalla storia.
La normalizzazione della guerra passa attraverso una narrazione fredda, sprezzante e falsata. Per raccontare le guerre ed il genocidio in atto, penso sia significativa la scelta, fatta dalla gran parte dei mass media, di usare un linguaggio confezionato in maniera asettica che usa parole comode e bugiarde piuttosto di uno che racconti i fatti e faccia capire la realtà cinica e brutale.
La normalizzazione della guerra si vede quando i progetti di riarmo e gli investimenti di spropositate risorse per l‘acquisto di strumenti di guerra, vengono spacciati come garanzia di sicurezza a vantaggio della popolazione.
La normalizzazione della guerra diventa un fenomeno macroscopico con il tentativo di condizionare gli insegnanti affinché partecipino a celebrazioni che esaltano i valori della patria e del sacrificio, con particolare riferimento al primo conflitto mondiale.
La normalizzazione della guerra è chiara quando si nota la forza con cui certi politici cercano di far approvare il ritorno al servizio di leva obbligatoria.
Maria Montessori, nel suo testo “Educazione e pace” del 1949, ci spiegava benissimo come “i Paesi che vogliono la guerra preparano i propri giovani alla guerra; ma coloro che vogliono la pace non hanno saputo organizzarli per la pace”.
Non è fuori luogo quindi se si afferma che questo governo ed il suo ministero all’istruzione considerino inutile l’educazione alla nonviolenza e alla pace.
L’ultima prova è recente.
Succede che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università organizzi un convegno di formazione dal titolo “La scuola non si arruola” al quale si sono iscritti un migliaio di docenti.
Succede che lo organizzi proprio il 4 novembre, Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, istituita negli anni venti ma che lo scorso anno ha subito un cambio di denominazione da parte dell’attuale governo di destra con la legge del primo marzo 2024, n° 27.
Succede che, nell’articolo 2 di quella legge, ci sia scritto che “Gli istituti scolastici di ogni ordine e grado possono promuovere e organizzare cerimonie, eventi, incontri, <…> sul ruolo delle Forze armate <…> Al fine di sensibilizzare gli studenti sul ruolo quotidiano che le Forze armate svolgono per la collettività, le iniziative degli istituti scolastici sono volte a far conoscere le attività alle quali concorrono le Forze armate”.
Succede invece che a quella giornata di formazione intitolata “La scuola non si arruola” si siano iscritti un migliaio di docenti.
Succede che, ieri, il Ministero dell’Istruzione e del Merito abbia annullato il convegno, o meglio abbia tolto l’accreditamento cioè abbia tolto ai docenti la possibilità di usufruire delle ore di permesso a cui avrebbero diritto per la loro formazione.
Il motivo è il seguente: “L’iniziativa non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e nell’Allegato 1 della Direttiva 170/2016”.
In pratica, il Ministro all’istruzione e al merito: Giuseppe Valditara sta ammettendo che un convegno che ha come tema quello dell’educazione alla pace e alla soluzione pacifica dei conflitti, non è in linea con gli obiettivi del suo ministero.
Il tutto nonostante l’articolo 11 della Costituzione reciti che “l’Italia ripudia la guerra”.
Quanti altri oltraggi alla Costituzione dovremo ancora vedere da parte di questi malDestri politici incompetenti?
Io sono sicuro che, nel nostro Paese, sia in atto una chiara strategia di normalizzazione della guerra.
Di questa nera strategia e dell’indifferenza dilagante ho paura ma conservo stretta la certezza che per raggiungere la pace sia necessario un essere umano nuovo, il quale non può che nascere dalla trasformazione del sistema educativo.
Maria Montessori diceva e scriveva che “costruire la pace è l’opera dell’educazione, la politica può solo evitare la guerra”.
Sulla sua tomba, a Noordwijk in Olanda, c’è scritto: “Io prego i cari bambini che possono tutto di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo”.
È un’indicazione, una via, un sogno che chi ha scelto di fare il mestiere dell’insegnante dovrebbe perseguire con impegno e determinazione.

 

Di seguito il comunicato del Movimento di Cooperazione Educativa