Oggi, 18 febbraio, si celebra la Giornata Mondiale della Sindrome di Asperger.
Questa sindrome è caratterizzata dai seguenti sintomi: difficoltà qualitative nel rapporto sociale, modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi e difficoltà notevoli nelle aree sociali, professionali o altre aree di importanza notevole per la vita di tutti i giorni.
La sindrome prende il nome dal pediatra austriaco Hans Asperger, che agli inizi degli anni ‘40 diagnosticò questo quadro, per molti aspetti simili all’autismo.
Hans Asperger non era esattamente né una brava persona, né un bravo medico.
Infatti è stata documentata la sua partecipazione al progetto eugenetico del Partito Nazista conosciuto col nome di ” Aktion T4″, ovvero il programma di eutanasia che prevedeva la soppressione di persone con disabilità mentali, cioè quelle che i nazisti definivano “Vite indegne di essere vissute“.
Hans Asperger sostenne l’obiettivo nazista di eliminare i bambini che non potevano adattarsi al Volk: l’ideale fascista di un popolo ariano omogeneo.
Fu quindi complice della orrenda macchina di sterminio nazista, collaborando attivamente all’invio di bambini autistici all’ospedale Am Spiegelgrund a Vienna, dove ne vennero uccisi quasi 800.
A questo proposito consiglio un bel libro del 2018 scritto da  Edith Sheffer che, mettendo in prospettiva gli eventi storici, pone interrogativi importanti: come è stato possibile che quella formulata da Asperger nel solco degli ideali nazisti di conformità e spirito comunitario abbia incontrato il favore della società individualista di fine Novecento?
Ma soprattutto: in che misura una diagnosi è il prodotto di una determinata società?
Comunque approfondiate e coltiviate dubbi, buona lettura.

Per approfondire: un articolo del 2018 tratto da Le Scienze:
https://www.lescienze.it/news/2018/05/12/news/hans_asperger_collusione_nazismo-3977276/