Ci sono parole di altre lingue che sono intraducibili con un solo vocabolo in italiano ma che sono davvero molto belle.
Ad esempio, in Islanda il gesto di saltare nelle pozzanghere viene detto Hoppipolla.
Tarab è una parola araba che indica la sensazione di benessere che si prova quando si viene rapiti da una musica che ci piace molto.
I russi definiscono Pochemuchka le persone che fanno troppe domande.
In Turchia chiamano Yakamoz il riflesso della luna sull’acqua.
Per i giapponesi Wabi Sabi è una parola che esprime l’accettazione dell’imperfezione delle cose e ne esalta la bellezza.
Ce ne sono molte altre ma questi sono esempi che ho scelto per stimolare i bambini e le bambine della classe ad inventare, in piccolo gruppo, nuove parole che descrivano alcuni giochi particolari che loro fanno in giardino o diverse attività che abbiamo fatto a scuola.
Ecco quindi i neologismi che hanno coniato:
LumacCasare: giocare a costruire case per le lumache.
FoglieHotelare: giocare a costruire case con le foglie secche.
FingiGenitorare: giocare a far finta di essere genitori.
Scuolacciare: giocare a far finta di essere insegnanti.
BastoGiocare: giocare con i pezzetti di legno.
CostruPire: costruire qualcosa di così bello che si rimane stupiti a guardarlo.
Quello che hanno inventato non è niente di così eccezionale ma a me piace molto perché credo sia un modo come un altro per insegnar loro a condiviVere cioè a vivere la vita insieme a quella degli altri imparando che la realtà non è sempre e solo da subire ma si può cambiare insieme, in meglio, fotograffiando il presente per poi “sviluppare un futuro a colori“.
Fotograffiare con le parole
