Da un paio di settimane, in giro per Ferrara ci sono molti cartelloni pubblicitari che riportano la scritta ‘iall ac Nadal.
Intendono attirare l’attenzione su una “Pista ad giazz” (pista di ghiaccio) allestita nello spazio di un noto ipermercato, chiamato con lo stesso nome di uno dei monumenti più conosciuti della città.
Per i non ferraresi chiarisco che quel ’iall sta per Maiall, esclamazione tipica ferrarese.
Lo slogan pubblicitario quindi si traduce così: “Maiale, che Natale”.
Per completezza di informazione riferisco che, secondo pochi, “Maiall” sarebbe la contrazione dell’esclamazione: “Mai al mondo” ma, per altri, essa si riferisce all’abbreviazione di una bestemmia e, per alcuni, proprio al maiale, nel senso del suino (sus scrofa domesticus).
Indipendentemente dalle credenze religiose, a me sembra che la rima “Maiale – Natale” sia rozza, grezza e volgare se fatta in italiano… figuriamoci se si sceglie il dialetto ferrarese!
Nonostante io sia nato a Ferrara, il mio dialetto non mi è mai sembrato particolarmente bello, delicato, musicale o gentile.
Il bravissimo Olao Marani, padre di Diego, che ho avuto come professore e con il quale ho avuto la fortuna di collaborare, ci faceva un esempio: ci invitava a pensare a come sarebbe stata una dichiarazione d’amore fatta in dialetto ferrarese per evidenziarci che le due cose sarebbero state in grande conflitto.
Ora quella frase che i cosiddetti “creativi” hanno usato legittimamente per la pubblicità di una pista del ghiaccio a me sembra davvero brutta e ai limiti della decenza.
Intendiamoci, io lo so che la mia opinione può non interessare a nessuno ma, confesso, che ho paura che a molti piaccia quell’espressione dialettale.
Preciso che non ho nessuna intenzione di fare il moralista o il censore ma temo molto questa enorme diffusione della “bruttezza” a cui sembra che ci vogliano far abituare, quasi a volerci vedere rassegnati.
Quando ci si abitua al “brutto” non si ha più la capacità di distinguere e di riconoscere il “bello”; ci si rassegna, non si cerca più e, di conseguenza, non si trova più.
Abbiamo tutti bisogno di bellezza, quasi come di un qualcosa di stupefacente del quale non si può fare a meno.
Abbiamo tutti bisogno di bellezza per sorprenderci della potenza creativa degli uomini o della incredibile magia della natura.
Abbiamo tutti bisogno di bellezza per scegliere, per meravigliarci, per elevarci, per sperare ma anche per non disperare.
Augusto Daolio, cantante fondatore dei Nomadi ma anche poeta e pittore, diceva: “Ogni azione della nostra vita, anche la più piccola, è responsabile della bellezza o bruttezza del mondo” ed io credo fortemente che ognuno di noi nel suo piccolo possa davvero fare la differenza con i suoi gesti, le sue parole, le sue creazioni.
Alla brutta esclamazione pubblicitaria ‘iall ac Nadal mi scapperebbe da rispondere al creativo e a chi l’ha commissionata con la frase tipica ferrarese, però tradotta in inglese che suona più fine: Build yourself an ice house in the desert cioè “Fat ‘na ca ad giazz in tal desert” ovvero “Costruisciti una casa di ghiaccio nel deserto”, che è un modo come un altro per dire “Vai a quel paese”.
Ho pensato anche di commentarla con l’inizio ironico della canzone di Giorgio Gaber “La coscienza” quando recita: “La bruttezza… è psicosomatica. Te la fai da te, con la tua meschinità, con la tua cattiva coscienza. E così, finalmente, si può andare da uno brutto e dirgli: Cretino!”
Scelgo invece di concludere questo post con questo brano del poeta libanese Kahlil Gibran con la speranza che, di fronte a tanta bruttezza, si cominci a diventare “ribelli” cioè due volte belli:
La bellezza cammina fra di noi
come una giovane madre
quasi intimidita dalla propria gloria.
La bellezza è una forza che incute paura
come la tempesta scuote
al di sotto e al di sopra di noi
la terra e il cielo.
La bellezza è fatta di delicati sussurri
parla dentro al nostro spirito
la sua voce cede ai nostri silenzi
come una fievole luce che trema
per paura dell’ombra.
La bellezza grida tra le montagne
tra un battito d’ali e un ruggito di leoni.
La bellezza sorge da oriente con l’alba
si sporge sulla terra dalle finestre del tramonto
arriva sulle colline con la primavera
danza con le foglie d’autunno
e con un soffio di neve tra i capelli.
La bellezza non è un bisogno
ma un’estasi,
non è una bocca assetata
né una mano vuota protesa in avanti
ma piuttosto ha un cuore infuocato
e un’anima incantata.
Non è la linfa della corteccia rugosa
né un’ala attaccata a un artiglio.
La bellezza è un giardino sempre in fiore
e una schiera d’angeli sempre in volo.
La bellezza è la vita quando la vita si rivela.
La bellezza è l’eternità che si contempla allo specchio
e noi siamo l’eternità e lo specchio.

P.S. La vignetta di Mauro Biani del 2013 raffigura Peppino Impastato.
Build yourself an ice house in the desert