Se si cerca sul vocabolario la parola “rompiscàtole” si trova la seguente definizione: “Seccatore, persona che giunge inopportuna o che dà molestia o noia con le sue insistenze, con i suoi discorsi sciocchi e fuor di proposito”.
Indubbiamente, certi adulti sono dei rompiscatole ma i bambini e le bambine possono esserlo?
Se hai dei bambini o se vivi partecipando alla vita di una classe, le “insistenze, i discorsi sciocchi e fuor di proposito” sono molto diffusi quindi, probabilmente, la maggioranza degli adulti è orientata ad affermare che anche i bambini possono essere dei “rompiscatole”.
C’è una differenza importante fra i bambini e gli adulti: i primi stanno conoscendo il mondo e stanno definendo il loro modo di rapportarvisi mentre i secondi si sono già strutturati.
I bambini, a seconda dell’ambiente in cui si trovano durante la loro crescita, imparano come fare per avere l’attenzione che gli è dovuta.
In una situazione normale, si impara a parlare e ad essere ascoltati se si sente l’interesse ed il rispetto per quello che si dice e per come lo si dice.
Invece in una situazione che dà poca attenzione ai bambini, qualcuno di loro impara che, per essere ascoltato, deve insistere, deve strillare, deve diventare buffo, deve adulare, deve star male, deve mentire, deve fare “discorsi sciocchi e fuor di proposito” oppure deve decidere di tacere.
Quello che voglio dire è che non concordo con chi definisce i bambini dei “rompiscatole” perché per loro “insistere, fare discorsi sciocchi e fuor di proposito” è un passaggio della loro maturazione: azzardo addirittura che, in un mondo troppo adulto, per loro è un diritto esserlo.
Ecco allora che, a scuola, uno dei miei (e dei loro) giochi preferiti è proprio quello dei “rompiscatole”. 
Cosa bisogna fare per essere un buon “rompiscatole”?
Bisogna conoscere le scatole, sapere come e di che cosa sono fatte quindi, prima di romperle, bisogna imparare a superarle in maniera originale.
In pratica, prendo tre o quattro scatoloni di cartone vuoti (a scuola da noi sono quelli lasciati dalla cucina vicino ai contenitori della carta da riciclare), li dispongo per terra nel cortile a distanza regolare, in posizioni sempre diverse con altezze variabili e progressive.
Poi chiedo ai bambini e alle bambine di trovare un loro modo di oltrepassarli: chiarisco che non è obbligatorio farlo ma specifico che le scatole si possono superare in vari modi e che tutti ma proprio tutti possono riuscire, se trovano il loro modo.
Dapprima, quando l’altezza è bassa, la maggior parte li supera di corsa con un salto poi, quando ci sono due scatoloni uno sopra l’altro, solo pochi ci riescono saltando ma tutti ci riescono in altri modi, anche facendosi aiutare.
L’ultimo giro prevede la rottura vera e propria delle scatole: di solito i bambini e le bambine ci saltano sopra a piè pari con una grande soddisfazione.
Alla fine, le scatole vanno a finire nei contenitori della carte e del cartone dove prima non c’entravano.
So che, a questo punto, molti si chiederanno: a cosa serve saltare e rompere le scatole?
Cosa possono imparare i bambini da un gioco apparentemente banale e stupido?
Secondo la mia esperienza, i bambini imparano divertendosi che ognuno può avere un suo modo per affrontare gli ostacoli (le scatole), che tutti possono superarli da soli o con un aiuto, che saltare le scatole insieme dà coraggio e che romperle alla fine esorcizza una paura.
Imparano che fare le cose insieme è più difficile che farle da soli ma questa cosa dà sicuramente più soddisfazione.
Imparano a conoscersi e a conoscere, ad avere più sicurezza ed autostima.
Imparano a star bene a scuola… e, a me, queste sembrano le cose più importanti.
Comunque la pensiate, buona rottura di scatole.
Quei bambini rompiscatole

Si, ma… l’attività rientra nel PNSD?
Non è per niente un gioco banale o stupido, ma istruttivo e assi divertente!