Pubblico molto volentieri una bella intervista a Mimmo Lucano realizzata a Riace nell’agosto 2020 dall’amico Roberto Lovattini, maestro elementare di Piacenza.
Prologo
Ci eravamo lasciati con Mimmo Lucano il 23 luglio 2021 durante un incontro online organizzato dal Gruppo Territoriale Piacentino del Movimento di Cooperazione Educativa. Come al solito Mimmo aveva saputo intrattenere e conquistare le persone presenti con la sua umanità e la sua lucidità. Prima ancora ci eravamo incontrati l’estate precedente a Riace con la speranza di poter realizzare un incontro a Piacenza dal vivo per presentare il suo libro “Il fuorilegge”. Purtroppo la pandemia e, recentemente, gli impegni di Mimmo Lucano lo hanno impedito. Lucano infatti ha deciso di accettare, per la prima volta, una candidatura alle regionali in Calabria con la lista di Luigi De Magistris. Ma su di lui pendeva sempre l’accusa “di aver agito per interessi politici”, nonostante i giudici del Riesame di Reggio Calabria avessero riabilitato Lucano, definendo il quadro giudiziario inconsistente. Lucano però sapeva bene che i detrattori del suo operato erano ancora agguerriti. Qualche giorno fa purtroppo è giunta la sentenza: una sentenza incredibile ed è forse la prima volta che la richiesta del Pubblico Ministero, 7 anni, viene raddoppiata dal Giudice che gli ha inflitto 13 anni e 2 mesi.
Proprio per questo è importante far conoscere chi è e cosa pensa Mimmo Lucano. Le sue parole e, per me che l’ho intervistato, la sua mimica e il suo sguardo non tradiscono e lasciano trasparire la sua personalità di uomo appassionato e moralmente sano. Ecco il testo dell’intervista che gli ho fatto nell’agosto 2020.

Mimmo Lucano è l’ex sindaco di Riace, un piccolo paese della Locride, assurto agli onori delle cronache per l’attività, direi quasi unica e originale, che ha saputo svolgere a favore degli immigrati e di una comunità locale che andava impoverendosi non solo di finanze, ma anche di abitanti. Un’attività che ha avuto il merito di sovvertire il paradigma degli immigrati visti come un problema, un intralcio alla vita di chi abita in Italia. Gli immigrati sono stati visti come fratelli da accogliere e come un’opportunità per far rivivere un paese che andava spopolandosi. Comunque la si pensi l’esperienza di Riace ha dimostrato che l’immigrazione si può gestire in modo diverso da chi vorrebbe chiudere i porti e impedire che gli immigrati lascino le situazioni di estrema sofferenza da dove provengono. Mimmo Lucano, il sindaco artefice di questo processo, è stato incriminato, messo agli arresti domiciliari e addirittura per diversi mesi gli è stato inibito l’accesso e la permanenza nel suo paese come un pericoloso “fuorilegge”: tutto ciò a causa della relazione del Prefetto di Reggio Calabria (attualmente a sua volta oggi incriminato per altri fatti) che è però stato smentito dalla successiva visita degli Ispettori Ministeriali che hanno lodato il modello Riace e l’hanno proposto come esempio positivo per tutti i Comuni.

Successivamente i giudici del Riesame di Reggio Calabria hanno riabilitato Lucano, definendo il quadro giudiziario inconsistente. Oggi si è tornati ad accusare Lucano di aver agito “per interessi politici”, ma Lucano in passato ha sempre rifiutato le candidature che gli furono proposte. Le ultime elezioni a Riace hanno dato la maggioranza al centro destra che ha eletto un suo sindaco.
Il comune di Riace è diviso tra una parte posizionata al mare e un’altra che si trova a 300 metri di altezza sul livello del mare, dove ha sede il centro storico con tante case disabitate. Lucano, insieme ad altri, nel 1999 fonda l’associazione “Città futura” e successivamente crea la cooperativa “Il Borgo e il cielo” con il fine di dare vita a nuovi laboratori di tessitura, ceramica, vetro e confetture e per dare lavoro a immigrati e non. La cooperativa è formata da immigrati e riacesi.


Con l’Amministrazione Lucano così, diverse case disabitate nel centro storico sono tornate ad essere abitate dagli immigrati e nuove attività per il recupero di vecchi mestieri sono state avviate.
Per arrivare a Riace abbiamo percorso la strada Statale 106 lungo il litorale ionico e abbiamo toccato con mano come le comunicazioni in Calabria necessiterebbero di interventi urgenti.
Al nostro arrivo, sulla piazza vicino al municipio, notiamo subito il cartello posto dalla nuova amministrazione, “Riace paese dei Santi Cosimo e Damiano” in sostituzione del precedente, installato dall’amministrazione Lucano, che diceva “Riace paese dell’accoglienza”. Iniziamo a percorrere le strade del paese e ci dirigiamo verso il Centro Storico dove vediamo tanti bellissimi murales e cartelli che parlano di solidarietà, giustizia, pace. Ci troviamo a passare sotto un simbolico arco con la scritta “Villaggio globale”. Molti disegni sono accompagnati da scritte di personaggi simbolo della lotta al razzismo e per la Pace, alcuni sono di laici e altri sono di preti cattolici o di persone di altre religioni. Notiamo angoli caratteristici e locali sociali per riunirsi e divertirsi insieme.
In questo vagabondare incontriamo diversi giovani riuniti al Centro accoglienza che suonano, ballano e stanno per mettersi a mangiare.
Anche noi ci rechiamo a mangiare qualcosa in un locale del paese e poi chiediamo notizie di Lucano e dove abita. Avute le informazioni ci presentiamo direttamente a casa sua dove ci accoglie il figlio e dopo pochi minuti ecco presentarsi Mimmo Lucano.


All’inizio sta un po’ sulle sue, cerca di capire chi siamo e sembra che non sia intenzionato a concederci un’intervista. “Sono stanco, ho appena avuto delle brutte notizie. Non me la sento …”
Noi gli diciamo che lo capiamo e rispettiamo il suo diritto ad essere lasciato tranquillo. Dopo qualche frase però si scioglie e ci dice:”Bravi! Siete venuti direttamente senza cercare di avere intermediari. Mi piace questa cosa”. Nel giro di mezz’ora siamo seduti intorno al tavolo dove si riuniscono i soci della cooperativa nel “Villaggio Globale” e Mimmo è disponibilissimo all’intervista.

Roberto: Mimmo che cosa vorresti dire, raccontare che già non hai detto?
Mimmo: La mia vita non ha segreti, niente è solo nostro. Ogni mattina, appena ci alziamo iniziamo a sentire i media che parlano del possesso personale di qualcosa ”La mia casa, la mia auto, mio, mio, mio” e il pronome personale usato è sempre io.
A me piace un altro pronome, “Noi”. Poiché con l’io si arriva anche a teorizzare il “prima gli italiani”.
Dovremmo invece porci una serie di domande: “Perché dobbiamo infierire sui deboli e sulle persone che hanno già avuto tante sfortune? Cosa vogliamo fare della nostra vita? Quali spazi vogliamo occupare?”
Quando qualcuno vuol far passare norme e leggi contro la dignità umana ecco che allora prevale la società della tristezza e dell’egoismo.
Il populismo che assume a norma il razzismo come negli Stati Uniti. Quel poliziotto che soffoca il ragazzo nero è una scena bruttissima che mi ha fatto piangere.
Io dico che queste storie non mi riguardano, ma ci riguardano.
Ribadisco la fierezza e l’orgoglio di incontrare persone anche tanto diverse da me, ma che hanno la mia stessa speranza di vivere in modo dignitoso e in pace con gli altri.
Roberto: Esiste secondo te un modello di accoglienza?
Mimmo: Non esiste un modello unico di accoglienza, ma esistono tanti modelli che nascono dalla realtà concreta nella quale ci si trova ad operare. Sicuramente esiste un sentire comune tra i diversi modelli, idee che possono anche avere radici diverse ma che convergono nell’ascolto e nell’accoglienza dell’altro da me. Non è un caso che in questi anni sulla strada della solidarietà ho incontrato tanti laici di sinistra come Peppino Lavorato, Peppino Valarioti, Rocco Gatto ma anche diverse associazioni cattoliche e uomini di fede come il vescovo Bregantini e più recentemente Padre Alex Zanotelli.


Roberto: Da dove hanno origine i tuoi ideali e le tue iniziative decisamente innovative?
Mimmo: La spinta per l’uguaglianza e la voglia per indignarmi davanti ad avvenimenti ingiusti mi sono venute da lontano, sono iniziate con le lotte del movimento studentesco della Locride. Ho frequentato l’Itis a Roccella Ionica negli anni 70. Per noi calabresi il “77” è stato il nostro “68”. Ricordo le lotte ad Africo dove c’era la mafia, ma c’erano anche gli anarchici e c’era un laboratorio di socialità collettiva.
Ho avuto un professore di religione che era dei Cristiani per il socialismo, che credeva nella teologia della liberazione e collegava gli avvenimenti italiani con quello che avveniva in Sudamerica. Io mi portavo a casa l’esempio di un uomo come Salvador Allende, ma anche di Che Guevara.
Il “Che” ammoniva a sentire sulla pelle l’ingiustizia subita da ogni uomo e ogni donna.
Poi c’è stato Peppino Lavorato, sindaco a Siderno, grande esempio per i giovani. Un giovane, Peppe Valarioti, laureato e insegnante, voleva seguire il suo esempio e si batteva contro la mafia, anche se il padre lo ammoniva a non immischiarsi nella politica e farsi i fatti propri. Valarioti fu assassinato una sera di giugno mentre stavano festeggiando una vittoria elettorale. Ci fu anche l’esempio di Rocco Gatto, mugnaio, che fu ucciso perché non aveva voluto abbassare le saracinesche del suo negozio in occasione della morte di un mafioso.
Io, come tanti calabresi, sono emigrato a Torino, ero assistente di laboratorio chimico in una scuola. Ma la voglia di tornare a casa e contribuire alla rinascita del Sud non mi dava pace e così sono tornato con tutta la famiglia.
Nel 1995 abbiamo partecipato alle elezioni comunali mettendo insieme le persone che negli anni erano state impegnate nei vari movimenti ma non abbiamo avuto successo. In quell’occasione ho avuto un conflitto generazionale con mio padre che era maestro elementare ed io l’accusavo di non fare abbastanza per i poveri: “Ma che maestro sei? Tu contribuisci a rafforzare il sistema esistente, invece bisogna prendere parte per il popolo.” Lui mi rispondeva che dovevo farmi i fatti miei e che gli avrei fatto sprecare un voto.
Il 1/07/1998 sono iniziati gli sbarchi di curdi irakeni e iraniani sulle coste di Riace e ho avuto la fortuna di conoscere l’arcivescovo Bregantini, attuale arcivescovo di Campobasso.
Bregantini promosse l’accoglienza dei curdi e attirò con questa iniziativa tanti giovani e tante persone come me. Promise che non avrebbe mai lasciato soli questi nostri fratelli curdi e li accolse nella casa vescovile. Questa fu un’azione fondamentale. Erano gli anni di una chiesa molto chiusa e preoccupata di conservare lo status quo.
Ecco io da sindaco ho portato con me tutti gli ideali che avevo maturato in quegli anni.


Roberto: Come è iniziata la tua esperienza amministrativa?
Mimmo: L’anno dopo lo sbarco dei curdi a Riace abbiamo allestito una lista. Volevamo fare un’esperienza locale che si coniugasse con un pensiero globale.
Abbiamo partecipato alle elezioni ed io sono stato eletto consigliere di minoranza.
Nel 2001 ho proposto, come consigliere di minoranza, il progetto Sprar per l’accoglienza e il Sindaco con tutto il consiglio comunale l’ha accettato.
Nel 2004 con la lista “Un’altra Riace è possibile” sono diventato Sindaco e poi sono stato riconfermato altre due volte.
Il nostro piccolo governo locale è riuscito a ribaltare il paradigma degli stranieri visti come “problema” e sono diventati invece una risorsa. C’è stato un rinverdimento del sacro dovere dell’ospitalità, tanto cara alle genti del Sud, e una rigenerazione sociale. Le case del centro storico sono tornate ad essere abitate, si sono aperte botteghe artigiane, scuole, asili nido. Una visione delle cose propria della sinistra in cui prevale il pubblico, il rispetto della dignità e della vita umana, l’ascolto della nostra Costituzione.
Dall’altra parte abbiamo l’egoismo, il rispetto formale delle norme, la dimensione individuale e personalistica.
Roberto: Tuo papà era critico con il tuo impegno, lo è stato sempre?
Mimmo: Come ho detto all’inizio era scettico, poi però mi ha sostenuto e mi ha detto che era contento delle mie scelte. Mi chiedeva sempre come stavano i curdi, tanti dei quali telefonavano a casa. Poi negli ultimi tempi, prima di morire mi ha detto: “Mimmo io ho messo da parte un po’ di soldi per il mio funerale, prendili e usali per il tuo processo”. Io gli ho risposto di stare tranquillo e che non ne avevo bisogno perché i miei due avvocati avevano deciso di difendermi gratuitamente e lo facevano come sostegno alle idee di accoglienza e solidarietà con le quali concordavano pienamente.
Roberto: Con i tuoi figli hai avuto un conflitto generazionale come quello tra te e tuo padre?
Mimmo: Sì, si è ripetuto. In particolare con Roberto che ha vissuto male la disgregazione della nostra famiglia. Questa cosa l’ha intristito. Durante le amministrative del 2014 lui è intervenuto nei dibattiti dicendo che non avrebbe votato. Faceva parte di un movimento che sosteneva il non voto per protesta contro il fatto che i giovani avrebbero dovuto costruirsi il futuro lontani da Riace. Poi mi chiedeva pubblicamente di sapere quali erano i criteri con cui venivano scelti gli operatori del progetto Accoglienza. In realtà era molto amareggiato perché la nostra famiglia si stava dividendo. Io sono stato spesso assente dai problemi della famiglia preso come ero dalla mia attività.
Roberto: Sei pentito della tua scelta di esserti dedicato completamente al tuo impegno politico amministrativo?
Mimmo: No, non sono affatto pentito. Potrei essere pentito se involontariamente avessi fatto delle scelte che hanno causato male ad altri. Per me quello che è importante è non causare male ad altre persone. Ora sono in aspettativa e sono indeciso se riprendere il lavoro, poiché ho scritto un libro e mi chiamano da tante parti per andare a presentarlo. Avrò la possibilità di spiegare ciò che è stato fatto a Riace. Ultimamente stiamo assistendo al tentativo di criminalizzare l’accoglienza e la solidarietà. Basti pensare all’attacco alle Ong che con le navi salvavano vite umane. C’è uno scontro di civiltà tra chi come noi vuole preservare la dignità umana e accetta i problemi e li trasforma in risorse e chi pensa solo a se stesso e a proseguire un sistema che mette al primo posto il profitto.
A livello elettorale siamo una minoranza, dobbiamo ammetterlo. Abbiamo sempre perso. Ma gli ideali che abbiamo nel cuore sono giusti e grandi: solidarietà, fraternità, rispetto per tutti, nessuna discriminazione. Mentre Salvini propaganda l’odio, prima contro i meridionali ora contro gli immigrati. Può mostrare mille crocefissi, ma la realtà è che conduce una politica discriminatoria e disumana ben diversa dalle scelte di Monsignor Bregantini. Per una volta si è potuto capire benissimo la differenza tra i due modelli di società.


Roberto: Salvini di te ha detto che sei uno zero. Cosa gli rispondi?
Mimmo: Non mi importa di quello che pensa. Sono orgoglioso di essere uno zero e vorrei condividere questo orgoglio con tutti gli zero. Però è evidente che noi facciamo parte di un’idea e di una storia che vuole costruire città, paesi e nazioni a misura di essere umano e che spendiamo le nostre energie per questo.
Tutto il contrario di quello che vuole lui.
Roberto: Che cosa state facendo ora per le persone che vivono nelle case del “Villaggio Globale”?
Mimmo: attualmente stiamo aiutando le circa 80 persone che vivono nel Villaggio Globale, poiché l’Amministrazione Comunale qui non viene e non dà nessun tipo di aiuto. Ci sono 25 bambini, ma lo Stato ha azzerato tutti i progetti ed i finanziamenti. Si chiama Villaggio globale perché racconta la storia di tutte le migrazioni. Abitano nelle vecchie case del centro storico che erano disabitate da decenni poiché di proprietà di riacesi che sono emigrati all’estero e qui non tornano più. Le case ristrutturate servono come abitazioni e le cantine sono state trasformate in botteghe artigiane e offrono opportunità lavorative anche per i giovani riacesi. Abbiamo riattivato un frantoio oleario e inaugurato una fattoria sociale e altre iniziative che possono dare opportunità di sviluppo al turismo.
Roberto: C’è un turismo sociale-politico a Riace?
Mimmo: Qui vengono tante persone e a volte faccio degli incontri particolari. Un giorno si presenta un signore con un cappello in testa che lasciava intravvedere solo gli occhi e mi dice che doveva dedicarmi una canzone. Allora io gli chiedo: ”Chi sei tu ?” E lui mi risponde : “Io mi chiamo Vinicio”. Poi ho saputo che era Vinicio Capossela e mi ha dedicato la canzone “Un povero cristo”.
Inoltre ho conosciuto Gianni Minà e Fiorella Mannoia. Ma a Riace vengono tante persone: artisti più o meno famosi, persone comuni che vengono per cercare di comprendere il modello Riace, attivisti per cercare di capire e portare solidarietà.
E’ stato girato anche un film dalla Rai sulla nostra storia di “Paese dell’accoglienza”.
Roberto: Qualche partito ti ha proposto di candidarti alle elezioni politiche?
Mimmo: Mi hanno chiesto di candidarmi al Parlamento Europeo, ma io non ho voluto. Che cosa ci vado a fare io al Parlamento Europeo? A me non interessa la carriera politica. Non mi piace proprio. Io penso di essere utile qui. A me piace stare vicino alle persone che hanno bisogno e occuparmi dei loro problemi.
In ogni caso non mi candiderei con il Pd. Io sono per una politica di sinistra e la politica è di sinistra quando parla al popolo, agli umili, a chi ha più bisogno e cerca di tutelare i loro diritti. Per dirne una il Governo che è formato anche dal Pd non ha ancora abrogato la legge sulla sicurezza.
Roberto: E’ uscito alla fine di agosto 2020 un libro che hai scritto “Il fuorilegge” edito da Feltrinelli. Verrai anche a Piacenza a presentarlo se ti invitiamo?
Mimmo: Certamente, ma per accordarvi dovete telefonare alla responsabile della casa editrice che organizza le presentazioni.
L’ intervista è terminata, Mimmo Lucano ci saluta e si avvia a parlare con una famiglia di immigrati arrivati da due giorni. A presto Mimmo! Spero ci rivedremo a Piacenza alla presentazione del libro.

Intervista a cura di Roberto Lovattini
Foto di Maristella Borlenghi



Riconoscimenti ottenuti da Mimmo Lucano
2006 – Premio in “ricordo di Tom Benetollo”
2006 – Premio sostenibilità ambientale dalla Provincia di Roma
2010 – 3° al PremioWorld Mayor (migliori sindaci al mondo)
2015 –Premio per la Pace ed i Diritti Umani a Berna
2016 – 40° nella lista Fortune dei leader più influenti al mondo
2017 –Premio per la Pace Dresda
2018 -Cittadinanza onoraria dal comune di Milano
 
Musica – Cinema – Arte per Riace
Nel 2010 il regista Wim Wenders realizza il cortometraggio Il volo, in cui il sindaco  viene interpretato da Ben Gazzara.
Nel 2016 il documentario Un paese di Calabria descrive Riace e il suo progetto di accoglienza dalla viva voce del sindaco Lucano e di alcuni suoi concittadini.
Nel 2017 Picomedia, Ibla Film e Rai Fiction realizzano la miniserie Tutto il mondo è paese ispirata alla storia di Riace e di Mimmo Lucano (interpretato da Beppe Fiorello). Tuttavia, in attesa delle decisioni della magistratura la Rai aveva deciso di sospendere la messa in onda della fiction che non è più stata messa in onda.
 Nel 2019 un gruppo di cantanti e musicisti italiani ha pubblicato il manifesto di solidarietà È Stato il Vento – Artisti per Riace, per appoggiare il modello di integrazione e accoglienza di Riace.