Le canzoni di Fabrizio de André mi piacciono molto ma non possono piacere a tutti; in particolare non credo che possano piacere davvero a Matteo Salvini.
Domenica scorsa, il segretario della Lega Nord ha scelto di esibire sui social una foto mentre, stretto dalla maglietta dell’esercito, stringe contemporaneamente la figlia Mirta e una canna da pesca. Ha accompagnato la foto con una strofa della canzone “Il pescatore” di Fabrizio De André: “All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore”.
È la stessa frase che aveva usato due anni fa per ricordare i 20 anni della morte dell’artista.
Non c’è niente di strano in tutto questo per uno come lui.
Non c’è niente di normale in tutto questo per uno come me.
Faber si è occupato (e preoccupato) molto delle persone fragili, dei disperati, delle minoranze, degli ultimi, dei ladri, degli assassini, delle prostitute, delle persone omo e transessuali, dei nativi americani, degli zingari, di chi si è suicidato, di chi ha sofferto di dipendenze, …
In particolare, “Il pescatore” racconta una storia di accoglienza, di solidarietà, di tolleranza e di carità. Tratta infatti di un vecchio pescatore a cui si presenta davanti un uomo impaurito che, dopo avergli confessato di essere un assassino, gli chiede del pane e del vino perché ha fame e sete.
Il pescatore, non giudica, ma gli offre il pane e il vino. Quando arrivano i gendarmi a chiedergli se avesse visto passare un assassino, lui non risponde ma finge di dormire, lasciandosi scappare un sorriso.
Qualcuno vede nel pescatore la figura di Gesù Cristo.
A me piace pensare che il pescatore, con quel suo silenzio, abbia capito che quell’uomo fosse ferito quanto basta dalla vita per essere anche raggiunto dai gendarmi e messo in prigione.
Vien da chiedersi cosa possa aver capito, uno come Matteo Salvini, delle canzoni di De André visto che pratica l’opposto di quel che De André cantava?
Una canzone simile che si occupa di un vecchio e di un assassino (che, guarda caso, fa rima con “clandestino”) non può piacere a chi non sa cosa sia l’accoglienza, a chi non prova compassione, a chi istiga all’odio razziale, a chi non mostra pietà, a chi mette in mostra il proprio giustizialismo e a chi si mette in mostra per il proprio narcisismo.
Io immagino che, per gli appassionati delle canzoni di Faber, la citazione di Salvini sia come una volgarissima bestemmia e, visto che dal 1999 (l’anno della morte di De André) questa non è più un reato ma un illecito, io credo che occorra stabilire una punizione creativa per chi strumentalizza i messaggi delle sue canzoni.
Propongo pertanto che Salvini sia accusato di: abuso di Fabrizio, possesso di (odi)armi, detenzione illegale di sostanza nullafacente e vilipendio alla canzone d’autore.
La condanna dovrebbe prendere spunto da ciò che scrisse Fabrizio De André in uno dei suoi appunti: “Con i razzisti e con i nazisti non si convive, non si tratta, li si chiude, loro sì, dentro quattro mura, e che dimostrino lì la loro autosufficienza, le loro capacità di uomini superiori, la loro grande forza esercitata, chissà perché, sempre e soltanto con i deboli”.
Quindi la punizione potrebbe consistere proprio nel costringerlo ad eliminare dall’armadio tutte le divise dei vari corpi di polizia a cui ha strizzato l’occhio in questi anni e ad indossare i panni del muratore affinché possa finalmente rendersi conto di cosa vuol dire lavorare. Poi dovrebbe costruire un MURO (anzi quattro) alto 49 milioni di metri e chiudersi dentro. Lì dovrebbe ascoltare, 24 ore su 24, le canzoni di Roberto MUROlo. Nel frattempo dovrebbe studiare il modo per diventare finalmente preMUROso. In caso di stanchezza o nervosismo potrebbe assumere broMURO.
Tutto ciò, mantenendo naturalmente “un solco lungo il viso come una specie di sorriso”.
P.S. Si fa per scherzare anche se da scherzare c’è davvero ben poco.

per il capitano è solo un miserabile razzista con poca voglia di lavorare