L’abolizione del voto numerico nella scuola primaria è un risultato positivo. [1]
La nuova modalità della valutazione formativa finalmente rimette al centro dell’azione educativa i bambini e le bambine nelle loro diversità e potenzialità perché può raccontare più dettagliatamente il loro percorso di apprendimento.
Mentre il voto, nella sua presunta oggettività, faceva apparire semplice il mestiere dell’insegnante, la valutazione formativa restituisce la giusta complessità, aiutando gli insegnanti a migliorare la qualità del loro insegnamento, stimolando gli alunni all’autovalutazione e restituendo ai genitori un quadro più nitido del percorso scolastico del proprio figlio.
È un cambiamento importante che aspettavamo da tanto ma che richiede tempo per essere adattato e adottato.
Ai primi di dicembre è stato firmata l’ordinanza che prevede i giudizi descrittivi al posto dei voti numerici e, sempre in quel periodo, sono state emanate le Linee Guida per la formulazione dei giudizi descrittivi nella valutazione periodica e finale della scuola primaria.
Quindi, solo a ridosso della fine del primo quadrimestre, gli insegnanti sono stati invitati a frequentare un paio di webinar e a riunirsi per definire un modello di nuovo documento di valutazione… come se ciò bastasse per definire una modalità completamente nuova di valutazione.
La portata degli elementi innovativi proposti necessita infatti di una riflessione collegiale partecipata, di una sperimentazione del nuovo approccio e di una comunicazione efficace alle famiglie: tutti aspetti che richiedono tempi e modi adeguati.
Avrei preferito che questa modifica fondamentale venisse costruita con più tempo, maggiore calma e condivisione ampia per non declassarla a mero adempimento burocratico.
In questo periodo, la scuola sta vivendo un momento difficile a causa della pandemia ma non sempre viene sottolineato che la scuola primaria e quella secondaria di primo grado stanno funzionando regolarmente in presenza dal settembre scorso garantendo una “normalità eccezionale”.
Far scuola “in presenza” durante la pandemia non è come far scuola prima della pandemia: le priorità si vivono in maniera diversa, l’impegno è maggiore, le relazioni devono essere curate in modo diverso.
Pertanto, in questa fase delicata, per non svilire questo cambiamento positivo, sarebbe importante provare a considerare provvisori e sperimentali i documenti proposti, cercando di deliberare modelli in cui si cerchi di:
– scegliere obiettivi significativi;
– dare importanza al percorso di apprendimento senza trasportare i voti nei nuovi livelli;
– tendere verso un giudizio narrativo che possa descrivere l’alunno nelle sue specificità;
– curare con attenzione la valutazione degli alunni con disabilità e con disturbi dell’apprendimento;
– raccordare i criteri di valutazione anche con la scuola secondaria di primo grado;
– adattare i registri elettronici ai nuovi documenti di valutazione formativa e non viceversa;
– coinvolgere ed accompagnare le famiglie, i bambini e le bambine in questo momento delicato.
Se, nonostante i tempi stretti, riusciremo a raccontare i bambini e le bambine senza usare i numeri o banali giudizi prestampati, se saremo capaci di far capire che i confronti vanno fatti con se stessi e non con gli altri, se arriveremo a migliorare la motivazione e l’autostima, se parleremo la stessa lingua dei genitori e dei bambini, allora saremo riusciti a dare un senso al binomio “valutazione formativa”.
P.S. Le vignette usate sono di Altan. Il disegno di copertina è un mosaico fatto dai bambini della scuola che frequento.
[1] Risulta comunque strano che tale provvedimento sia stato proposto e accolto qualche giorno dopo che è stata negata la possibilità di non dar voti alla fine del secondo quadrimestre dello scorso anno ( svolto tutto in didattica a distanza a causa del lock down) nonostante il parere favorevole all’abolizione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.

Mah!
[dal Vocabolario on line Treccani: … Come parte di una considerazione, più spesso nella grafia mah! (dove l’h può rendere una effettiva aspirazione finale), esprime in genere scontento, amarezza, rassegnazione …]