Non accontentiamoci di pensare solo alla vecchia didattica in presenza, c’è una fase di ricerca didattica e pedagogica straordinaria. <Gli insegnanti> sono figli del secolo precedente. Bisogna lavorare sulla formazione tecnologica dei docenti…” (prof. Patrizio Bianchi, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico – la cosiddetta “task force” presso il Ministero dell’Istruzione).
A me pare che, più o meno direttamente, qualcuno stia provando ad elevare questa cosiddetta Didattica a Distanza (DAD) ad una specie di “nuova scuola che avanza” e stia usando l’emergenza come un cavallo di Troia per invadere la scuola ed impossessarsene.
Io quello che penso sulla DAD l’ho già scritto sia su questo stesso blog che altrove.
Io penso che la DAD, pur essendo una modalità utile in certi contesti molto specifici e limitati, non possa definirsi scuola, in senso ampio, per il fatto che ha creato differenze, disuguaglianze, discriminazioni le quali, come se non bastassero già i danni provocati, portano sempre con sé il rischio forte di una pericolosa dispersione scolastica.
Io penso, addirittura, che se non ci fosse stato ‘sto virus, molti avrebbero dovuto inventarsi un’altra occasione così propizia pur di arrivare a scardinare la scuola della Costituzione e far affari con la didattica a distanza: questo qualcuno è il mio cosiddetto “avversario politico” nel senso che io credo in una scuola molto diversa dalla loro (alludo a Confindustria, Fondazione Agnelli, Associazione Nazionale Presidi, Gruppi Editoriali vari e certi altri “galli, non del pollaio ma della loggia”).
Io penso che qualcuno stia già traducendo le indicazioni uscite dal Comitato Tecnico Scientifico, coordinato dal prof. Bianchi come un maggiore investimento sulle tecnologie (sarebbe giusto) e molto meno sulla stabilizzazione del personale precario, sulla ricerca e sull’adattamento di nuovi ambienti, sulla sicurezza dei vecchi e nuovi edifici, sui trasporti, sul mantenimento del tempo pieno, sulla certezza delle ore di 60 minuti e sulla ricerca di soluzioni che portino alla scuola in presenza già a settembre (tutto ciò, a mio modo di vedere, sarebbe urgente, necessario ed indispensabile).
Infine io penso che il mio pessimismo della ragione stia prevalendo sul mio ottimismo della volontà e, forse sarò condizionato dal fatto che sto ascoltando Miles Davis nella colonna sonora del primo film di Louis Malle, a me sembra si voglia passare dalla scuola come “Ascensore sociale” alla didattica a distanza come “Ascensore per il patibolo” per la scuola della repubblica.
Lo so che bisogna resistere e tener botta, ma credo vada fatto seriamente ed in maniera convinta cercando di adottare la strategia delle 3 P: Partecipando, Proponendo e, se necessario, Provocando… tutti insieme: insegnanti, genitori, studenti e cittadini.

P.S. “Ascensore per il patibolo” è il primo film di Louis Malle, con la colonna sonora di Miles Davis… fra l’altro, uscito nell’anno in cui sono nato io.