Un paio di giorni fa, martedì 17 ottobre 2017, il deputato della Lega Nord Massimiliano Fedriga, facendo riferimento alle iniziative messe in atto nelle scuole il 3 ottobre, “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”, ha presentato un’interrogazione a risposta orale immediata al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli (pardon… Ministra) per sapere “se e quali iniziative di competenza, anche di natura disciplinare, il Ministro interrogato intenda adottare nei confronti degli insegnanti che utilizzano il proprio ruolo – che ad avviso degli interroganti dovrebbe essere super partes – per propagandare una legge oggettivamente controversa ed influenzare piccole menti in crescita.”
La legge a cui allude il deputato Fedriga, che si occupa di agricoltura, è ovviamente quella conosciuta con il nome di ius soli.
Se per il deputato è grave che “tali argomenti vengono trattati nelle scuole elementari, dove i ragazzi sono particolarmente recettivi ai messaggi dei maestri”, per il sottoscritto è:
1) offensivo che un deputato tratti i maestri come condizionatori che modificano il clima della classe in funzione dell’aria che tira;
2) provocatorio che un parlamentare, fingendo di preoccuparsi di quelle che definisce “piccole menti in crescita”, intenda accusare gli educatori spacciandoli per propagandisti;
3) grave che lo stesso deputato non conosca le leggi del suo Paese (alludo alle Indicazioni Nazionali per il Curricolo – scarica qui quelle della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo – e alla Costituzione – scaricala qui).
Le Indicazioni Nazionale affermano infatti che “Accanto ai valori e alle competenze inerenti la cittadinanza, la scuola del primo ciclo include nel proprio curricolo la prima conoscenza della Costituzione della Repubblica italiana. Gli allievi imparano così a riconoscere e a rispettare i valori sanciti e tutelati nella Costituzione, in particolare i diritti inviolabili di ogni essere umano (articolo 2), il riconoscimento della pari dignità sociale (articolo 3), il dovere di contribuire in modo concreto alla qualità della vita della società (articolo 4), la libertà di religione (articolo 8), le varie forme di libertà (articoli 13-21). Imparano altresì l’importanza delle procedure nell’esercizio della cittadinanza e la distinzione tra diversi compiti, ruoli e poteri. Questo favorisce una prima conoscenza di come sono organizzate la nostra società (articoli 35-54) e le nostre istituzioni politiche (articoli 55-96). Al tempo stesso contribuisce a dare un valore più largo e consapevole alla partecipazione alla vita della scuola intesa come comunità che funziona sulla base di regole condivise. Parte integrante dei diritti costituzionali e di cittadinanza è il diritto alla parola (articolo 21) il cui esercizio dovrà essere prioritariamente tutelato ed incoraggiato in ogni contesto scolastico e in ciascun alunno, avendo particolare attenzione a sviluppare le regole di una conversazione corretta.”
Gli insegnanti ed il personale della scuola insegnano a tutti gli alunni a diventare cittadini nel rispetto della legge ma qualcuno non vuol fare la legge che serve per far diventare cittadini tutti gli alunni.
A me sembra sufficiente per una sana indignazione… perché ad altri non sembra sufficiente per una sana vergogna?
Fra i tanti paradossi che studenti, genitori, docenti, dirigenti e personale vivono nella cosiddetta “buona scuola”, questa contraddizione è fra gli elementi più macroscopici!
Noi insegnanti, tutti i giorni, educhiamo i nostri alunni alla “Cittadinanza e Costituzione” nel rispetto delle disposizioni di legge; mi chiedo di nuovo: perché ancora la legge non rispetta tutti i nostri alunni disponendo quella cittadinanza che la Costituzione insegna?
Comunque la pensiate. di seguito potete leggere la risposta del Ministro Fedeli (pardon… Ministra).