Ho la sensazione che, sempre più spesso, le persone che iniziano un discorso preoccupandosi di specificare: “Non sono razzista ma…” usino questa premessa come fosse una maschera con la quale tentare di camuffare inutilmente, a se stessi e agli altri, la propria ormai evidente condizione di persona che ritiene di appartenere ad una presunta razza superiore.
ALTAN 2Spesso infatti, dopo quella premessa, il discorso si limita ad una o più accuse contro le persone straniere che rientrano nella categoria “Racism for dummies” cioè quella delle frasi fatte che non è importante controllare se siano vere o meno, basta che siano semplici ed efficaci (es.: rubano il lavoro e la casa ai nostri giovani, non pagano i mezzi pubblici, sono tutti delinquenti, portano malattie, ci stanno invadendo, ricevono 35 euro al giorno, ecc.. A tal proposito guarda il video: Roberto Saviano smonta le 10 bufale sui migranti).
La mia ipotesi sarà anche psicologia da strapazzo ma, che sia colpa dell’ignoranza dilagante o dell’inumano che avanza, la percentuale di discorsi del genere sta aumentando in misura direttamente proporzionale al modo in cui certi personaggi, aiutati da certi giornali e da certe televisioni, cavalcano i problemi legati all’immigrazione e alla convivenza per crearsi attraverso l’invenzione della figura del “nemico” una propria identità personale ed un proprio consenso politico a fini elettorali.
Questa estate italiana è stata caratterizzata, sia a livello locale che nazionale, da moltissimi (troppi) fenomeni che possono essere classificati come manifestazioni di odio xenofobo e razzista.
altan-emergenza-razzismoCe ne sono stati di vari tipi e qui ne ricordo solo alcuni fra i più rappresentativi: una persona di origini brasiliane a cui è stato negato il lavoro in un albergo di Cervia; una ragazza che non è stata assunta a Torino perché fidanzata con un ragazzo nigeriano; una quindicenne di Verona esclusa dal concorso “Canta Verona Festival” perché, nonostante fosse nata in Italia, ha origine ghanesi; una coppia di coniugi italo cubani a cui è stata rifiutata una casa vacanze in Sardegna per la quale avevano già versato la caparra.
In questi casi, le brave persone italiane coinvolte si sono premurate di difendersi pronunciando la frase “Non sono razzista ma…”  prima di lasciarsi andare ad una serie di motivazioni talmente deboli da far vergognare qualsiasi persona di buon senso.
In questi altri casi invece le persone coinvolte non hanno avuto bisogno di pronunciare la “frase-maschera” perché il loro razzismo è in fase conclamata: una ragazza africana incinta picchiata ed insultata a Rimini; la scritta “Vietato l’ingresso ai negri” firmata da una svastica in un parco giochi di Milano; un ragazzo bengalese di cittadinanza italiana picchiato perché destinatario di un alloggio popolare; le intimidazioni ad un parroco che aveva accompagnato in piscina alcuni ragazzi profughi gambiani, nigeriani e senegalesi.
111111111Sotto quale voce classificare poi certe dichiarazioni di politici importanti? Anche in questo caso ne ricordo solo qualcuna: “Lo stupro è più odioso se è commesso da un profugo” (Debora Serracchiani, presidente della regione Friuli Venezia Giulia), “Aiutiamoli a casa loro” (Matteo Renzi, segretario PD), “Sostegno alle mamme per continuare la razza italiana!” (Patrizia Prestipino, Direzione PD), “Alcune ONG ideologicamente pensano solo a salvare vite umane: noi non possiamo permettercelo!” (Stefano Esposito, senatore PD).
E ancora come catalogare la scelta antiumanitaria fatta dal nostro governo con il codice Minniti?
E quella di chi voleva alzare le tasse a chi ospita migranti  nel proprio Comune (Alice Zanardi, Sindaca di Codigoro)?
vignetta-altan-razzismoIn questa sede non elenco i numerosi episodi in cui si sono distinti esponenti di Forza Nuova o della Lega Nord sia perché sarebbero davvero troppi ma anche perché questi personaggi non hanno bisogno di nascondersi: infatti questi sono dichiaratamente fascisti e razzisti ed in questo momento, pur riconoscendo questo come un pericolo sociale grave, credo con Simone Veil che il vero male non sia il male, ma la mescolanza del bene e del male.
Per tutti questi episodi ma non solo, in questo momento, sono fortemente preoccupato della piega disumana che si sta allargando nel nostro Paese.
Considero tutto questo una regressione e, da maestro elementare, nel mio piccolo mi chiedo: gli odierni razzisti come si immaginano la scuola dei propri figli?
Sostengo da sempre che la scuola sia lo specchio della società pertanto deduco che, se il razzismo dilagante si basa su una società di esclusioni e di espulsioni, la scuola razzista sarà fatta di muri e di barriere; se la società razzista è quella delle differenze da separare, la scuola razzista sarà composta di classi diverse a seconda del sesso, della razza, della lingua, della religione, delle condizioni personali e sociali; se la società razzista è quella della superiorità di una razza verso le altre, la scuola razzista sarà quella dei buoni e dei cattivi, del “noi” e del “loro”, degli italiani e dei nemici; se la società razzista è quella dove ci sono esseri umani più importanti di altri, la scuola razzista non considererà la vita degli altri come un valore.

A questo punto non sono poi così sicuro che i razzisti desiderino davvero una scuola razzista per i propri figli perché prima o poi capiranno, forse anche a proprie spese, che ciascuno di noi sarà sempre lo straniero di qualcun altro.
DHzIqvTXYAAils6Per combattere questa ignoranza, questo odio e questi pregiudizi straripanti, fra le altre cose, ci sarebbe bisogno di una scuola che oltre ad istruire bene nelle singole discipline, insegni ad ascoltare le ragioni dell’altro, a parlare insieme, a discutere con criterio, a studiare con cura, a spiegare correttamente, a capire i punti di vista diversi dal proprio, ad affrontare i problemi, a conoscere la condizione umana, ad imparare l’identità terrestre.
Una scuola che riesca a far capire che una società diversa, migliore è possibile.
Sono consapevole che qualcuno potrebbe scambiare i miei pensieri per discorsi demagogici ma io sono un educatore ed in quanto tale sono idealista, ottimista, utopista e, nel mio caso, addirittura inter(nazional)ista; per questo credo occorra investire e scommettere sull’educazione cioè spiegare, far capire e mostrare le qualità e le potenzialità che ci sono nelle persone.
immigrazioneCredo che serva camminare verso l’orizzonte di un’utopia concreta o, come scriveva il grande pedagogista recentemente scomparso Alain Goussot, penso ci sia bisogno difare della scuola il luogo dell’utopia pedagogica dove è possibile vivere e sperimentare quello che la società sembra non offrire e non permettere: fare vivere ad ogni alunno, a prescindere delle proprie particolarità, la possibilità di accedere alla propria umanità e al suo aspetto più nobile, la capacità di pensare e di sentire che l’altro diverso da sé è anche simile. 
Pensata in questi termini la pedagogia fa dell’educazione e dell’istruzione un processo di emancipazione e liberazione umana che si oppone ad ogni forma di reificazione e di disumanizzazione; la pedagogia aperta alle esperienze vive degli alunni crea gli spazi dell’utopia concreta che forma dei cittadini consapevoli e soggetti attivi della comunità e del suo funzionamento democratico.[1]
In questo modo, attraverso la conoscenza e l’esperienza, la scuola sarà vissuta come un laboratorio di cittadinanza attiva aperto a tutti, in cui ciascuno potrà sperimentare direttamente la ricchezza che può nascere dall’incontro con l’altro.

anti-racism

[1] Alain Goussot I rischi di medicalizzazione nella scuola su Comune Info

P.S. Il presente post è stato pubblicato su FerraraItalia
P.P.S. I fumetti usati sono di Altan