Secondo i bambini e le bambine della classe seconda che sto frequentando, la poesia “è una cosa che viene dal cuore e dal cervello. È come mettere insieme un po’ di fantasia e un po’ di verità per raccontare agli altri le nostre emozioni.
È una specie di penna con cui puoi scrivere con un inchiostro di luce nel cuore delle persone.”
Secondo gli adulti, la poesia “è una forma d’arte che crea, con la scelta e l’accostamento di parole secondo particolari leggi metriche, un componimento fatto di frasi, in cui il significato semantico si lega al suono musicale dei fonemi.”
Secondo me, per comporre una poesia non è importante che i bambini e le bambine di 7 anni imparino le leggi metriche o la musicalità dei fonemi perché avranno tempo per impararle quando saranno più grandi.
Secondo me, quello che è importante è che i bambini e le bambine imparino ad esprimersi usando diversi linguaggi, che sappiano distinguerne uno reale da uno fantastico e, soprattutto, che imparino ad apprezzare e a creare la bellezza anche mettendo insieme le loro immaginazioni.
Quella che segue è una poesia collettiva sull’erba composta in classe pochi giorni fa.
Comunque abbiate una vostra idea di poesia, buona lettura.
L’erba è come un mare: quando c’è il vento i fili d’erba si inclinano e diventano onde.
L’erba è una tappetone pieno di fiori colorati: è un cuscino molto morbido che, se cadi, ti protegge.
Quando ci sei sopra, l’erba sembra che ti trasporti: sembra un pavimento di gomma morbida.
I fili d’erba sembrano i capelli del mondo ma sono i sentieri che gli insetti fanno per andare a lavorare.
L’erba è un pensiero anzi un miracolo.
L’erba si sogna.
È un gelato alla menta sciolto nel campo.
È il paese degli insetti: quando le coccinelle si arrampicano, i fili d’erba sentono il solletico.
Il salice piangente è l’ombrello dell’erba.
Se tu mettessi l’orecchio sull’erba, sentiresti che è gentile: è un’amica buona e soffice.
L’erba profuma di acqua e serve a far sembrare il nostro mondo più bello.
Le gocce di rugiada sono le lacrime dell’erba: lei non si vergogna di piangere.
Se ascolti l’erba, ti racconta un pensiero che ti commuove.
Quando gli uomini disturbano l’erba, si sente l’odore della sua tristezza.

P.S. Questa poesia collettiva, insieme ad altri testi inventati, disegni e conversazioni con i bambini e le bambine, si possono leggere sul numero 74 de La Gazzetta del Cocomero, in uscita a giorni. Ricordo che questo giornale dei bambini si può trovare presso la scuola “Bruno Ciari” di Cocomaro di Cona (FE), nelle librerie Feltrinelli e Il Libraccio di Ferrara e si può ricevere a casa abbonandosi.
Sono arrivato al post sui “Poeti in erba” attraverso un invito di lettura girato dalla rete di Cooperazione Educativa “C’è speranza se accade@”. Io sono un poeta, e ho lavorato sulla poesia diverse volte con i bambini – anche di sette anni – e sulla base di questi due fattori vorrei affermare che non sono per niente d’accordo su questa visione spontaneistica della poesia: cominciare a coltivare l’idea che la poesia sia una questione di cuore e di emozioni (naturalmente è anche questo, ma non solo, e non per prima cosa) vuol dire coltivare dei potenziali dilettanti della poesia che, crescendo, non avranno alcuna voglia di imparare nessuna regola di metrica e di musicalità (che sono la vera base della poesia); infatti l’Italia è un paese pieno di poeti adulti che pensano che la poesia sia innanzitutto una forma di libera espressione di sentimenti ed emozioni, e che la fomra sia una qualità sostanzialmente accessoria. Forse è colpa di qualcuno che, da bambini, li ha invogliati a scrivere poesie a getto – come lo è quella collettiva allegata al post, che di fatto non è una poesia (la poesia è un genere letterario, una tecnica: non si tratta soltanto di abbozzare dei versi e andare ogni tanto a capo). Invece, i bambini ai quali si parla della poesia quale essa è veramente, perdono subito qualunque pregiudizio, diventano curiosi. vogliono imparare quelli che loro chiamano i “trucchetti” dei poeti, e sono grati a chi cerca di introdurli a un’arte non facile e tutt’altro che spontanea regalando la propria competenza e il proprio amore: e, della poesia, si innamorano.
Cesare Iacono Isidoro
Cesenatico
Grazie per il commento