Ci sono bambini che scrivono su una pagina del loro quaderno e quando raggiungono la fine della riga chiedono preoccupati: “E adesso dove vado?“
Forse perché sono convinti che tutto il loro racconto debba stare dentro una riga o forse perché hanno bisogno di rassicurazioni per poter andare “fuori dalle righe”.
Ci sono bambini che scrivono sul loro quaderno e quando arrivano alla fine della pagina chiedono impensieriti: “E adesso dove vado?“
Probabilmente perché credono che tutte le loro parole debbano stare dentro una pagina o perché hanno bisogno di indicazioni per poter “voltare pagina”.
Ci sono bambini che scrivono e quando si avvicinano alla fine del quaderno chiedono angustiati: “E adesso dove vado?“
Presumibilmente perché sono persuasi che tutti i loro pensieri debbano stare dentro un quaderno oppure perché hanno bisogno di consigli per poter effettuare un “cambiamento”.
Ci sono altri bambini che scrivono su una riga e quando l’hanno finita ne cercano un’altra per continuare anche se non è quella giusta; altri che quando finiscono una pagina la voltano e proseguono, magari saltandone due o tre; altri ancora che terminano un quaderno e poi scrivono sul retro della copertina o sulla copertina stessa.
Forse perché sono poco interessati al come, indifferenti al dove, noncuranti del quanto e più concentrati sul cosa scrivere.
Ci sono bambini che chiedono per non sbagliare e altri che osano pur di continuare.
Io penso sia importante che gli insegnanti rispondano rassicurando i primi, incoraggino senza reprimere i secondi ed invitino, sia gli uni che gli altri, ad immaginare e a riscrivere il mondo al di fuori delle righe.
P.S. Le vignette sono di Osvaldo Cavandoli
L’importanza di accedere a spazi nuovi? Anche nella nostra vita spesso ci troviamo a dover dire “e adesso dove vado? Ecco c’è sempre un rigo nuovo, una pagina nuova, un quaderno nuovo.
Teresa di Roma, insegnante alla primaria, in pensione
chapeau maestro Mauro