Io penso che se, alle elezioni regionali di domenica scorsa, hanno votato 1.304.841 persone mentre gli elettori che ne avevano diritto erano 3.460.402 vuol dire che c’è bisogno di inserire nel vocabolario una parola nuova che stia fra “disastro democratico” e “terremoto politico”.
Io affermo che se 2.155.561 persone hanno deciso di non andare ai seggi siano da considerare una maggioranza che ha scritto con l’inchiostro del disgusto sulla propria ipotetica scheda di astensione: “Io non ho fiducia”, “Voi non mi rappresentate”, “Io non mi sento ascoltat@”.
Io credo che non si possa essere contenti di aver vinto le elezioni regionali se nel frattempo si sono perse diverse centinaia di migliaia di voti ed una quantità enorme di tessere del proprio partito.
Io critico chi riesce a dichiarare che “l’astensione è un problema secondario” (Matteo Renzi, Presidente del Consiglio) oppure che “l’affluenza non può essere il parametro se le cose vanno bene o vanno male perché in molti paesi si fa peggio” (Marcella Zappaterra, prima fra gli eletti del PD a Ferrara) perché queste frasi offendono chi crede nella democrazia rappresentativa.
Io ho letto le dichiarazioni del neo presidente Stefano Bonaccini che dice “Apriremo una stagione di buon governo e di cambiamento” e penso che questa non sia una dichiarazione credibile; ho dei pregiudizi verso chi usa il termine “buono” per significare: finanziamenti pubblici alle scuole private, esternalizzazioni dei servizi pubblici, precarietà dei lavoratori, attacco al sindacato, stravolgimento della Costituzione, aziendalismo sfrenato.
Io ho imparato, lavorando a fianco di persone che non votano (i bambini, le persone con disabilità mentale e quelle in carcere), che la politica credibile dovrebbe essere lungimirante ma soprattutto che da credibile può diventare “buona” quando è consapevole dei bisogni reali delle persone, quando immagina una società davvero democratica ed inclusiva, quando rivolge il proprio interesse alle persone che non votano, quando progetta il futuro e quando presta attenzione al miglioramento della qualità della vita di tutt@.
Io ho scritto, il giorno prima delle elezioni regionali:
“Credo che la vera novità di queste elezioni sia rappresentata da L’Altra Emilia Romagna.
Nonostante il tempo per preparare il terreno e per seminare sia stato davvero molto poco, penso che qualcosa siamo riusciti a far nascere.
Non dovremo essere contenti del raccolto qualunque esso sarà, ma prima di tutto dovremo riconoscerci il merito di averci lavorato e di averlo fatto con un’energia pulita e rinnovabile.
L’impresa che ci si presentava davanti era molto impegnativa eppure, nonostante le mille difficoltà, gli evidenti boicottaggi, le scarsissime risorse, le nostre diversità, ciascuno a suo modo è riuscito a portare il proprio importantissimo contributo alla realizzazione del primo obiettivo: ESSERCI.
Ci siamo stati, ci siamo e dovremo continuare ad esserci, comunque vada con i numeri e con le percentuali.“
Io sostengo che, nonostante le critiche e lo screditamento, siamo riusciti ad ottenere una buona percentuale di voti e ad eleggere un consigliere di grande competenza.
Io ringrazio sinceramente tutt@ coloro che, domenica scorsa, hanno votato L’Altra Emilia Romagna, chi ha scritto il mio cognome fra le preferenze, chi spera in un’altra regione e chi crede nel nostro stesso cammino.
Sentieri diversi ci hanno portati fino a questa tappa; adesso sappiamo ancor meglio quale sarà la strada da percorrere.
Siamo nati da meno di tre mesi e abbiamo dimostrato di saper camminare.
Io dico che, se riusciremo a muoverci insieme, la nostra crescita sarà sana, la nostra andatura sicura, il nostro ascolto attivo, la nostra visione condivisa.
Io ripeto, in questo paese, c’è un grande bisogno di una sinistra sana, seria e di sostanza per questo io auguro a tutti di partecipare cercando di cambiar musica.
Comunque partecipiate, buon ascolto.
Gente preparatevi, c’è un treno in arrivo
Non c’è bisogno di bagagli, basta salire a bordo.
(dal brano musicale: People get ready, The Impressions)
Propongo: FALLIMENTO! Lidia
Emancipate yourselves from mental slavery
We’ve got to fulfil the book!
Il non voto, in Emilia Romagna, quest’anno, è stato un voto. Non è possibile classificarlo, semplificarlo, o svilirne i significati. Io ho votato, mai rinuncerò ad un mio diritto fondamentale, ma non ritengo di annoverare solo e semplicemente i Non elettori, come pecoroni che si accodano al volere degli altri. No, hanno scritto nella scheda elettorale “nessun partito mi rappresenta”. L’Emilia, la rossa Emilia è sempre stata la culla della democrazia partecipata post seconda guerra mondiale. In Emilia, a Ferrara non votavano solo gli invalidi non autosufficienti e non in grado di essere accompagnati ai seggi. Non si può dare colpa solo alla politica intesa in senso lato. Lo sperpero della rappresentanza è dato soprattutto dalla capacità di rappresentare dei partiti, troppo simili, comuni, uniformi, politicamente corretti al punto da governare insieme in Italia, essere all’opposizione in regione o viceversa. Non si può cantare vittoria, non si possono fare analisi politiche che prescindano dal fatto che a votare c’è andato un Emiliano su tre. Ok, chi demanda il voto, chi non vota, chi non partecipa, chi non parteggia ha già perso; Vero. Ma il 60% degli aventi diritto, di una regione simbolo di democrazia partecipata, la regione delle miriadi di Feste dell’Unità, delle sagre, fiere, associazioni di volontariato, associazioni politiche (vere), associazioni sindacali, gruppi di acquisto, studio, non è andato a votare. Solidarietà diventata metodo, accoglienza come indole; virtù evaporate, grazie ad una classe politica mestierante che ha sperperato i valori di una regione. La mia regione. No, non nascondiamoci dietro a falsi moralismi, un singolo che non vota sbaglia sempre, una moltitudine che non vota, non lo so se sbaglia. Le fasi storiche dove il popolo rinuncia alla rappresentanza, sono assai pericolose, il menefreghismo, l’accondiscendenza, lo scoglionamento, portano all’abulia. Non c’è vittoria senza le persone, i voti sono attaccati ad una matita indelebile, aggrappata ad una mano che a sua volta fa parte di un braccio attaccato ad un corpo. Non passiamo sopra all’astensionismo di queste elezioni, il non voto, in Emilia è diventato voto.